LA FINANZIARIA DEVE ESSERE APPROVATA ENTRO FINE MAGGIO
La Knesset torna al lavoro,
la priorità è il Bilancio
Dopo la pausa per le festività, la Knesset torna al lavoro, riaprendo per la sessione estiva. Primo obiettivo della coalizione guidata dal Premier Benjamin Netanyahu è l'approvazione della legge di Bilancio. Per farlo non c'è molto tempo: il termine entro cui deve arrivare il via libera è il 29 maggio. Come in passato, si tratta di un passaggio delicato per il futuro del governo. La legge israeliana stabilisce infatti che se il bilancio non viene approvato entro la scadenza, la Knesset viene automaticamente sciolta e si procede a nuove elezioni. Per questo i partiti di maggioranza l'hanno messa in cima all'agenda, accantonando per il momento - scrivono i media locali - la discussa riforma della giustizia. Quest'ultima è pronta per essere votata in via definitiva in parlamento. Se approvata nella formulazione attuale, garantirebbe una chiara preminenza al potere dell'esecutivo sul giudiziario, riducendo le sfere d'intervento della Corte Suprema.
A fine marzo, però, il Premier Netanyahu, dopo settimane di proteste, ha ordinato di mettere in pausa tutta la riforma “per dare una reale opportunità al dialogo”. Si stanno così svolgendo negoziati tra maggioranza e opposizione, sotto l'egida del presidente Isaac Herzog, per cercare di trovare un compromesso. Un'eventualità ritenuta al momento difficile dagli analisti. "C'è un dibattito fondamentale tra di noi riguardo alla riforma legale, ma stiamo facendo uno sforzo per risolverlo attraverso il dialogo. - ha dichiarato Netanyahu in queste ore, aprendo la riunione di gabinetto - Con la buona volontà di entrambe le parti, sono convinto che si possano raggiungere accordi e lo sostengo pienamente".
Le Comunità e la sfida del futuro:
Limmud Italia, voci a confronto
Dall’impegno per un’educazione ebraica che garantisca un futuro a una lezione su Leonard Cohen tra musica e identità. Dal conflitto tra poteri partendo dall’antica divisione tra Sadducei e Farisei alle memorie degli ebrei libici sradicati dal Paese nel ’67. E ancora, tra i molti temi a comporre un programma ricco ed eterogeneo: il valore della testimonianza nella Bibbia e nella Tradizione, la serie televisiva Shtisel tra mito e realtà, l’antigiudaismo nell’arte.
È l’offerta del Limmud Italia, tradizionale momento d’incontro rivolto al mondo ebraico che torna a svolgersi in presenza dopo alcuni anni di sospensione causa Covid. L’ottava edizione, al via stamane a Firenze, si caratterizza per la formula già rodata del multiseminario e per l’affermazione di un principio cardine: “Tutti hanno qualcosa da imparare, tutti hanno qualcosa da insegnare e ogni partecipante può essere un relatore”.
In apertura una sessione plenaria che è stata anche l’occasione per un ringraziamento pubblico nei confronti di Emanuele Viterbo, da poco andato in pensione, per 35 anni segretario della Comunità ebraica fiorentina. Sul tavolo temi complessi come presente e futuro delle Comunità, contrasto all’assimilazione, mezzi e strategie per includere. I lavori, introdotti dal presidente della Comunità Enrico Fink, hanno visto un intervento della presidente UCEI Noemi Di Segni e delle ex presidentesse della Comunità locale Daniela Heimler e Dora Liscia Bemporad. Moderati da Renzo Bandinelli, rav Scialom Bahbout e Mauro Di Castro hanno dato poi vita a un “dialogo tra un rabbino e un ebreo poco osservante”, sviluppando alcuni spunti già offerti da Viterbo e dagli altri intervenuti e proponendone di nuovi.
IL GOVERNO DI VARSAVIA CONTRO LA STUDIOSA BARBARA ENGELKING
La Polonia e le responsabilità durante la Shoah,
il nuovo attacco alla ricerca storica
In occasione dell'ottantesimo anniversario della Rivolta del Ghetto di Varsavia, l'emittente privata polacca TVN ha intervistato la storica Barbara Engelking, direttrice del Centro polacco per la ricerca sulla Shoah. Engelking è autrice di diversi saggi e studi sul genocidio in Polonia . Alle telecamere ha spiegato come gli ebrei “sono rimasti incredibilmente delusi dai polacchi durante la guerra. Sapevano cosa aspettarsi dai tedeschi, il nemico... ma il rapporto con i polacchi era molto più complesso”. Questi ultimi, ha affermato Engelking “avevano il potenziale per diventare alleati degli ebrei. Si sperava che si sarebbero comportati diversamente, che sarebbero stati neutrali, benevoli, che non avrebbero approfittato della situazione fino a questo punto e che non ci sarebbero stati ricatti diffusi”, la riflessione della studiosa, che ha poi aggiunto che i polacchi oggi esagerano il loro aiuto agli ebrei durante la guerra. “Le persone che hanno deciso di aiutare gli ebrei sono state davvero degli eroi, ma sono state molto poche”, le parole della studiosa, autrice di un gigantesco studio su questo tema, assieme al collega Jan Grabowski, intitolato “Notte senza fine. Il destino degli ebrei in alcune contee della Polonia occupata”. Un volume criticato dalla maggioranza di governo guidata dal partito Diritto e Giustizia, con un processo messo in piedi per poterlo censurare. Censura che è arrivata anche a seguito di queste ultime dichiarazioni, diventate un caso nazionale.