DOPO CINQUE GIORNI DI SCONTRI CON I TERRORISTI DELLA JIHAD ISLAMICA

Israele-Gaza, raggiunta la tregua

Dopo cinque giorni di scontri tra Israele e Jihad islamica è arrivato il cessate il fuoco. Una tregua arrivata senza fare concessioni al gruppo terroristico di Gaza, ha dichiarato in queste ore il ministro degli Esteri Eli Cohen. “Non abbiamo promesso nulla”, le parole di Cohen intervistato dalla radio dell'esercito. Nel mentre, durante la riunione di gabinetto d'inizio settimane, il Premier Benjamin Netanyahu si è congratulato con le forze di sicurezza per come hanno agito nel corso dell'operazione “Scudo e Freccia”. “Al capo di Stato maggiore e al capo dello Shin Bet ho detto due parole: 'ben fatto'. L'operazione è stata davvero condotta perfettamente. - il commento di Netanyahu - Abbiamo eliminato l'intero vertice della Jihad islamica a Gaza. Abbiamo distrutto 17 postazioni strategiche del gruppo, eliminato dozzine di terroristi, colpito depositi di razzi e missili”. Alle operazioni militari israeliane il gruppo terroristico ha risposto sparando quasi 1500 razzi e colpi di mortaio contro le comunità israeliane. Attacchi che hanno causato due vittime: Inga Avramyan, ottantenne colpita a Rehovot, e Abdullah Abu Jaba, trentaquattrenne palestinese colpito in un cantiere non distante dal confine con Gaza. 

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PAGINE EBRAICHE - L'INTERVISTA ALL'AMBASCIATORE ALON BAR

"Relazioni Italia-Israele, molto potenziale per crescere”

La simbolica coincidenza quest’anno tra Yom HaAtzmaut, il giorno dell’Indipendenza d’Israele, e il 25 aprile, Festa della Liberazione, è un’occasione per fare il punto sui legami tra i due paesi e per analizzare le prospettive di queste relazioni. Ma anche per capire dove si trova oggi Israele. A farlo con Pagine Ebraiche la voce autorevole dell’ambasciatore israeliano a Roma Alon Bar, che analizza anche lo stato di salute della democrazia dello Stato ebraico.

È stato uno Yom HaAtzmaut diverso per Israele. Il paese vi è arrivato con forti contrasti interni e un dibattito molto acceso. Come valuta questa situazione?
Parlo con molte persone in Italia che seguono il dibattito in Israele. E mi sembra di sentire, sia a destra che a sinistra, molta ammirazione per il modo in cui la democrazia israeliana si sta esprimendo e per il fatto che la gente sia così coinvolta nel rispondere alle iniziative del governo. Siamo di fronte a un confronto duro, ma positivo. Credo rappresenti una buona opportunità di dialogo al nostro interno così come con i Paesi democratici nostri alleati. E sono convinto che alla fine di tutto questo dibattito sulla riforma, Israele verrà fuori più forte.

Il dibattito israeliano tocca anche l’ebraismo della Diaspora. In Italia, ad esempio, si sono levate sia voci di critica che di sostegno. Come si pone davanti a questo coinvolgimento?
Come ambasciatore a Roma sono molto consapevole del forte legame della comunità ebraica italiana con Israele. E questo include anche l’attuale dibattito all’interno del paese. Quando il dibattito è molto teso come lo è oggi, si riflette anche sulla Comunità qui. Ma in fin dei conti parliamo di una discussione importante sulla nostra identità per cui, a 75 anni dalla nostra fondazione, stiamo ancora lottando. A volte i toni non sono piacevoli, ma è anche così che si esprime la vitalità del carattere democratico di Israele. E credo sia importante che gli ebrei di tutto il mondo partecipino a questo dialogo, esprimano le proprie opinioni. Se vogliamo continuare a godere del fortissimo sostegno delle comunità ebraica, dobbiamo anche ascoltarle quando sono preoccupate.

Da quando ha assunto il suo ruolo a Roma si sono avvicendati i governi sia in Italia sia in Israele e c’è stato una scambio di visite di alto livello. A che punto sono le relazioni tra i due paesi?
C’è un rapporto solido che va indietro nel tempo e tocca diversi ambiti. Negli ultimi mesi si è sviluppato però il potenziale per aumentare significativamente le relazioni a un livello diverso e più alto. C’è molta simpatia tra le due leadership. Il Primo ministro Netanyahu è stato in Italia, uno dei pochissimi Paesi che ha visitato dopo essere stato eletto. Il ministro degli Esteri Tajani ha visitato Israele. Il presidente della Knesset Amir Ohana e il ministro dell’Innovazione Ofir Akunis sono stati a Roma. Auspichiamo di trovare un’intesa quest’anno per organizzare a Gerusalemme il vertice intergovernativo, una buona piattaforma per firmare accordi e fare progressi.

 

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L'ULTIMO NUMERO DEL GIORNALE EBRAICO DEI BAMBINI

DafDaf, giocare secondo le regole

È di Yuval Robichek l'illustrazione che apre il numero 140 di DafDaf, e apre le porte all'estate con gli immancabili racchettoni, "il gioco di una nazione" argomento della rubrica Populari beIsrael curata da Daniel Reichel. "Se vi capita di andare in una spiaggia israeliana, soprattutto a Tel Aviv, vi accorgerete di un rumore costante. Toc, toc, toc... Non è il rintocco di un orologio, ma il suono di un gioco popolarissimo in tutto il mondo che in Israele è praticamente un rito nazionale: le matkot (racchetta in ebraico), ovvero i racchettoni". Regole semplicissime per partite in cui non c'è un vincente, solo il piacere di un passatempo così diffuso sin dall'inizio del Novecento che è diventato il soggetto di un documentario, ma anche di opere d'arte e l'argomento di un museo.
Anche i giochi all'aria aperta meritano attenzione. Se poi sono al centro di un problema noto che però non è ancora stato risolto allora è necessario un approccio fermo, come racconta Adam Smulevich:
"Chi di voi segue il calcio (e soprattutto quello italiano) sa bene come, molto spesso, più che dei novanta minuti di gioco si finisca per parlare di quel che succede intorno.
Uno spettacolo non sempre dei più belli, come confermano i numerosi episodi di razzismo e cori antisemiti di cui continuano a riferire i giornali". È importantissimo non abbassare mai la guardia, e che ognuno faccia la propria parte, con l'obiettivo di sventolare “un cartellino rosso” in faccia a chi usa le parole per dividere e ferire il prossimo, come spiega Red Card for Hate, la nuova piattaforma di iniziative lanciate dal World Jewish Congress, il Congresso ebraico mondiale, nel corso di una sessione delle Nazioni Unite sui diritti umani che si è svolta di recente a Ginevra. “Combating Antisemitism in Sport”.

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LA DEDICA IN UN PARCO DELLA CITTÀ

Torino, una targa per i Giusti

Nel buio della Shoah ci furono donne e uomini che scelsero di mettere a rischio la propria vita per salvare gli ebrei perseguitati dal nazifascismo. A riconoscere ufficialmente il loro eroismo, il Memoriale della Shoah di Gerusalemme, lo Yad Vashem che sul suo sito indica al momento 28217 Giusti (dati aggiornati al 2022). Al loro esempio la città di Torino ha voluto dedicare di recente una targa all’interno del giardino intitolato a Francesca Laura Morvillo. Un modo per onorare la memoria di chi, come ha ricordato il presidente della Comunità ebraica di Torino Dario Disegni, ha dimostrato “un senso del dovere capace di riportare la luce nel momento più buio per l’umanità”. Partecipando alla cerimonia di svelamento della targa, Disegni ha sottolineato come l’esempio dei Giusti rappresenti “un potente vaccino contro ogni forma di odio e di intolleranza e come tale deve essere proposto e riproposto in tutte le possibili declinazioni della comunicazione e dell’insegnamento”. Assieme al presidente della Comunità ebraica, a intervenire alla cerimonia sono stati la vicesindaca Michela Favaro, il vicepresidente del Consiglio comunale Domenico Garcea, l’assessore regionale Fabrizio Ricca, il vicepresidente della Circoscrizione 2 Giuseppe Genco e il prefetto del distretto Rotaract 2031 Matteo Cammisuli.

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