“U mi midbar mattanà u mi mattanà nachaliel… Dal deserto a Mattanà e da Mattanà al dono divino” (Bemidbar, 21). I commentatori spiegano questo versetto della parashà di Balaq che leggeremo questo Shabbat insieme a quella di Chuqqat, paragonandolo alla condizione del popolo ebraico nel corso della sua storia: il deserto (midbar) è il luogo di nessuno (hefker). Così il popolo uscito dall’Egitto, non avendo ancora una sua identità, si considera hefker (senza alcuna appartenenza). Mentre, con il dono della Torà (mattanà), diventa “appartenente al Signore” (nachaliel). Il che lo porta spiritualmente alla condizione più elevata (bamòt) che un popolo possa mai raggiungere. La Torà è chiamata “mattanà – dono divino”: per questo ogni ebreo ha il dovere di porla come punto di riferimento, onorarla, studiarla e osservarne le mitzwot. Ogni ebreo ha il dovere di onorare la Torà e conferirle onore: “Utnù khavod la Torà”.
Ci sono in Italia, in ognuna delle nostre Comunità, centinaia di sifré Torà; numerosi di essi sono tenuti da parte, senza la possibilità di essere letti. E, in molti casi, in condizioni di non uso poiché pesulim – non idonei. Ogni ebreo ha il dovere di riportarli alla condizione di essere kesherim, ossia permessi alla lettura.
Mi ricordo che, appena arrivato a Bologna, un anziano della Comunità mi esortò ad occuparmi dei sefarim pesulim, chiedendomi di correggerli con calma, uno alla volta, per riportarli alla loro condizione ideale. Ero troppo occupato per dedicarmi anche a questa grande mitzwà. Ho sempre cercato però di adoperarmi per migliorarne la condizione.
Mi disse: “Ricordati che tutti i sifré Torà, pur contenendo il medesimo testo, contengono l’anima di chi a suo tempo li scrisse, adoperandosi con tutte le sue forze a compiere la grande mitzwà di scriverne uno. Se esso non viene letto perché è pasùl e non viene riparato è come se quel sofèr fosse dimenticato”.
Arrivato a Venezia, ho notato che nelle meravigliose sinagoghe che si trovano in questa antica e importante qehillà sono riposti decine e decine di sifré Torà appartenenti a Maestri della storia e della tradizione ebraica che vissero nei secoli qui; molti addirittura scritti di proprio pugno.
LA RICHIESTA DELLE COMUNITÀ ARABE E L'IMPEGNO DEL PRESIDENTE HERZOG
“Arabi d’Israele e violenza,
un’emergenza nazionale”
Il problema del terrorismo palestinese è all'ordine del giorno per Israele, ma non è l'unica violenza che preoccupa le autorità. Da tempo infatti quella interna alla minoranza araba viene definita come una vera e propria emergenza sociale. Da inizio anno sono 109 le persone uccise in questo settore che rappresenta il venti per cento della popolazione totale. “Questo fenomeno deve essere sradicato. È pericoloso e terribile. È contrario a ogni diritto umano di vivere in pace. Noi siamo qui per voi. Abbiamo affrontato questa guerra dall'inizio del nostro mandato. Questa è davvero una sfida enorme per Israele”, le parole del presidente del paese Isaac Herzog in un recente incontro con alcune donne arabe che hanno perso, a causa di violenza e criminalità, i propri cari in questi anni. “Non penso che si tratti di ebrei e arabi. È una questione nazionale israeliana su larga scala. - la valutazione di Herzog nel corso dell'incontro organizzato assieme alla moglie Michal - Basta ascoltarvi per capire quanto sia terribile. È necessario che chiunque abbia anche solo sfiorato l'idea di imbracciare un fucile ci pensi due volte, per non parlare di ciò che si deve fare a livello di istruzione, occupazione e welfare”.
L'IMPIANTO IN GALILEA FINANZIATO DALLA BANCA EUROPEA PER GLI INVESTIMENTI
Desalinizzare, l'Ue investe in Israele
Intervenendo di recente in un summit a Bari dedicato all'acqua, l'ambasciatore d'Israele in Italia Alon Bar evidenziava come il paese sia riuscito nel corso del tempo a risolvere i propri problemi cronici con questa preziosa risorsa. Un risultato esemplare - in un paese per ampie aree desertico - ottenuto grazie a una lungimirante scelta di investire nell'innovazione. La tecnologia è stata infatti il mezzo principale per permettere al paese di superare la carenza di fonti d'acqua. In particolare, negli anni duemila – a fianco del riciclo delle acque reflue – si è investito in impianti di desalinizzazione. Così, se a livello globale l'acqua potabile proveniente da queste tecnologia si aggira attorno al 3 per cento, in Israele la percentuale è incredibilmente più alta: l'85 per cento. A rilevarlo, i dati della Banca europea per gli investimenti. La desalinizzazione rappresenta quindi uno strumento fondamentale per il paese, ma anche un know how da poter esportare a livello internazionale. E anche per questo proprio la Banca europea per gli investimenti ha deciso di finanziare con 150 milioni di euro la progettazione, costruzione e gestione di un nuovo impianto israeliano: il Sorek II.
Israele torna al Tour de France, l’obiettivo è stupire
Con due vittorie di tappa nelle tre settimane di corsa, la Israel Premier Tech era stata una delle protagoniste del Tour de France 2022. Ripetersi quest’anno non sarà semplice, andare oltre forse impossibile, ma l’unica squadra israeliana nel circuito professionale del ciclismo non ha nel suo dna la vocazione ad accontentarsi. Lo si è visto anche nell’ultimo Giro d’Italia, dove non è quasi passata frazione dove non ci fosse un suo uomo all’attacco. Specialmente il canadese Derek Gee, promettentissimo ciclista su strada e pistard, premiato dalla giuria del Giro come il “Super combattivo” dell’edizione da poco conclusasi sul traguardo dei Fori Imperiali.
Vissuto a cavallo tra dodicesimo e tredicesimo secolo e noto anche con l’acronimo RaDaK, David Qimhi fu un importante rabbino, commentatore biblico e filosofo. Tra le sue opere più significative il Sefer ha-Shorashim, il libro delle radici, diffusosi non solo tra le comunità ebraiche dell’epoca e di epoche successive ma anche tra gli studiosi cristiani che in epoca rinascimentale iniziarono a guardare in modo diverso e più consapevole all’ebraismo. È una delle prospettive al centro del convegno “From Jewish Lexicographers to Christian Hebraists: David Qimhi’s Sefer ha-Shorashim” in svolgimento presso la Biblioteca Nazionale dell’Ebraismo Italiano a Roma dopo una prima giornata di approfondimento tenutasi nella sede dell’École Française. Italiani e stranieri gli studiosi che stanno partecipando all’iniziativa, inquadrata all’interno del progetto Racines.
L’edizione odierna esce grazie alla disponibilità del direttore responsabile uscente, che in attesa del compimento dell’iter predisposto dall’Ente editore per riassegnare l’incarico e su richiesta dell’Ente stesso, si è reso disponibile a garantire provvisoriamente i requisiti di legge. La redazione esprime la propria gratitudine per questo suo gesto.