Se non leggi correttamente questo messaggio, clicca qui                3 Dicembre 2020 - 17 Kislev 5781
LA TESTIMONIANZA A PAGINE EBRAICHE DI ANER OTTOLENGHI

"Sperimentazione sul vaccino israeliano,
perché mi sono proposto volontario"

“Perché lo hai fatto? Sei impazzito?”. Sono le domande che Aner Ottolenghi si è sentito porre con una certa frequenza da amici, parenti, conoscenti quando hanno scoperto la sua scelta di fare da volontario per la sperimentazione umana del vaccino israeliano per il Covid-19. “Molti mi hanno sostenuto, ma a tante persone ho dovuto spiegare che no, non sono impazzito. Per me partecipare a questa sperimentazione è entusiasmante: questo è il mio campo, sto facendo un dottorando in immunologia all’Università Ben Gurion e ho avuto la possibilità di passare dalla scienza teorica che facciamo nei laboratori alla pratica”, racconta Ottolenghi a Pagine Ebraiche. “In più, qualcuno doveva pur farlo. In una società umana è sempre richiesto un certo grado di sacrificio di una parte per il tutto. È come l’esercito: ci arruoliamo per metterci al servizio della sicurezza di tutti”.
Assieme ad Aner altri 79 volontari stanno partecipando a questa prima sperimentazione sull’uomo del vaccino BriLife (nome composto da Briut, salute, Il per Israele, e Life, vita), sviluppato dall’Israel Institute for Biological Research. Ogni volontario, dai 18 ai 55 anni, ha ricevuto un’iniezione. Ad alcuni è stato somministrato il vaccino, ad altri il placebo. I volontari non sanno quale dei due hanno ricevuto.
“Prima di farmi partecipare, mi hanno fatto un check-up completo per verificare che non avessi malattie, e di non aver contratto in precedenza il coronavirus. Ho avuto il via libera e ho preso parte alla sperimentazione, che in questa fase serve soprattutto per vedere che il vaccino non abbia effetti collaterali. L’efficacia verrà testata nella prossima fase”.

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L'INIZIATIVA ONLINE A CURA DI UCEI, AME E COMUNITÀ DI MILANO

Vaccini contro il virus, gli esperti rispondono

Perché è importante vaccinarsi al Covid-19? Sono sicuri i vaccini di cui si parla molto in queste settimane? Come mai non sarà immediatamente vaccinata tutta la popolazione italiana? Sono alcune delle domande formulate nel corso dell'incontro online "Vaccini e terapie contro il Covid-19", organizzato dall'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, in collaborazione con l'Associazione Medica Ebraica e la Comunità ebraica di Milano. Un appuntamento online che ha riscosso molto interesse e che ha visto protagonisti il pediatra Benny Assael e l'epidemiologo Donato Greco, già direttore del laboratorio malattie infettive Istituto Superiore di Sanità. Nel corso di oltre un'ora di conversazione Assael e Greco (per rivedere l'evento clicca qui) hanno risposto alle domande della giornalista scientifica Daniela Ovadia e del pubblico, chiarendo alcuni degli elementi principali legati alla vaccinazione contro il Covid-19. In apertura, la presidente dell'Ame Rosanna Supino, il vicepresidente UCEI e medico Giorgio Mortara, e il viceassessore alla Cultura e medico Luciano Bassani hanno inoltre ricordato il lavoro fatto per tracciare il virus all'interno delle realtà ebraiche italiane, l'impegno per fornire gli strumenti di protezione e un aiuto a chi ne aveva bisogno e l'implementazione di nuovi progetti sul fronte sanitario.

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LE ACCUSE A USA E ISRAELE DEL MINISTRO DEGLI ESTERI DI TEHERAN

L'Iran, solo con le proprie minacce

Accuse, minacce e la promessa di non retrocedere di un millimetro sull'accordo nucleare negoziato nel 2015. Il ministro degli Affari esteri dell’Iran Mohammad Javad Zarif non ha lasciato spazio a molte aperture, oltre ad attaccare come da copione Israele. Lo ha fatto nel corso del suo intervento alla sesta edizione della Conferenza Rome Med - Mediterranean Dialogues, promossa dal ministero degli Esteri italiano e dall'Ispi. L’Iran, ha dichiarato Zarif, è pronto a ritirare la legislazione che prevede l’arricchimento dell’uranio e ritornare a “rispettare pienamente” il Piano di azione globale congiunto (Jcpoa, l’accordo sul programma nucleare di Teheran), a patto che l'Europa e la nuova amministrazione Usa di Joe Biden seguano pedissequamente l'intesa originale. Nessuna novità o modifica, ha aggiunto il ministro iraniano, sarà accolta. Un primo e chiaro stop alle intenzioni del Presidente eletto Biden che, parlando con il New York Times, aveva auspicato un ritorno al negoziato, ma con alcuni ritocchi. “Consultandoci con i nostri alleati e partner ci impegneremo in negoziati e accordi successivi per prorogare e rendere più stringenti le limitazioni sul nucleare iraniano, e anche affrontare il problema del programma missilistico”, le parole di Biden. Per Zarif sono però gli Stati Uniti a dover “mostrare buona volontà” e “attuare senza precondizioni i loro obblighi nel Jcopa come richiesto dalla risoluzione 2231 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”.
Poi è arrivato il prevedibile attacco contro Israele, accusato di “commettere atti di terrorismo contro l'Iran”, con esplicito riferimento all'uccisione dello scienziato nucleare iraniano Mohsen Fakhrizade. 

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LA DICHIARAZIONE CONGIUNTA APPROVATA DAL CONSIGLIO UE

“Lotta all’antisemitismo e difesa della vita ebraica,
assolute priorità dell’Unione europea”

“L’antisemitismo è un attacco ai valori europei”. 
È la premessa con cui si apre una dichiarazione congiunta approvata in queste ore dal Consiglio europeo. Un’iniziativa che ha l’obiettivo di portare al centro dell’azione politica, collegiale e dei singoli governi, un tema di cui in più passaggi si segnala l’assoluta urgenza. Dagli attacchi fisici alle violenze verbali, senza dimenticare il sempre più allarmante proliferare di teorie del complotto che sempre a quella fonte si abbeverano: diverse le casistiche che sono richiamate. Con l’invito ad intervenire in modo incisivo su un piano sia di prevenzione che di repressione e senza distinzioni tra antisemitismo offline e online perché ugualmente nocivi. 
“L’Unione Europea – si ricorda nel documento – è fondata sul rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza. Ogni forma di antisemitismo, di intolleranza o di razzismo è pertanto incompatibile con essa. L’Unione e i suoi Stati membri devono intraprendere azioni importanti al riguardo. A livello sia continentale che nazionale”. 
Nel documento si menziona un’altra storica dichiarazione contro l’antisemitismo, votata all’unanimità nel dicembre di due anni fa: un impegno comune segnato dall’adozione della definizione operativa di antisemitismo formulata dall’International Holocaust Remembrance Alliance (adottata in queste ore anche da tutti i club della Premier League, la massima serie del calcio inglese, non pochi dei quali con proprietà araba: una decisione, è stato rimarcato, nel segno della “tolleranza zero”).
Lotta all’odio, ma anche difesa dell’identità viva. “L’ebraismo e la vita ebraica – si legge infatti – hanno contribuito in modo considerevole a plasmare l’identità europea e ad arricchirla da un punto di vista culturale, intellettuale e religioso. A 75 anni dalla Shoah è motivo di soddisfazione sapere che la vita ebraica, in tutte le sue diversità, è profondamente radicata e di nuovo fiorente in Europa. Nostra responsabilità permanente è quella di proteggerla e supportarla”. 

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PREMIO ADELINA DELLA PERGOLA - LA VINCITRICE DELLA SEZIONE RAGAZZI

Annette Hess: “Scrivendo ho rotto i silenzi”

“Qual è la posizione delle giovani generazioni tedesche rispetto alla Shoah? Perché la parola chiave del suo romanzo è indifferenza?”.
Queste e tante altre le domande che i ragazzi di 15 licei italiani hanno rivolto alla scrittrice Annette Hess vincitrice con L’interprete (Neri Pozza) della sezione ragazzi del premio letterario Adei Wizo intitolato alla memoria di Adelina Della Pergola. “Anche quest’anno, nonostante la difficilissima e precaria situazione causata dalla pandemia, il premio è riuscito a mantenere il suo impegno nella diffusione e per la conoscenza della cultura ebraica”, la soddisfazione espressa in apertura dalla presidente nazionale Adei Susanna Sciaky. 

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Il direttore antisemita e i silenzi di Orban
Le cronache di queste ultime settimane ci hanno tenuto col fiato sospeso riguardo al veto esercitato il 16 novembre da due Paesi dell’Unione Europea sulla condizionalità proposta dalla Commissione in merito all’erogazione del Recovery Fund, il fondo strutturale europeo di prestiti e aiuti a fondo perduto per il periodo 2021-2027 da distribuire ai Paesi membri dell’Unione in proporzione ai danni causati dalla crisi pandemica da Covid-19.
I due Paesi in questione sono – come è risaputo – Polonia e Ungheria, retti da governi illiberali e sovranisti che ritengono inammissibile che l’Unione Europea vincoli l’erogazione dei contributi all’adempimento di alcune norme inerenti al rispetto dello stato di diritto, norme ripetutamente violate dalle azioni dei suddetti governi.
Krisztina Ruth Di Cave
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Necessità e urgenza della memoria 
La Lettura, supplemento settimanale del Corriere della Sera, ospita nel suo numero di domenica 29 novembre un dialogo tra Claudio Magris e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Il titolista del Corriereha dato al dialogo quello che sembrerebbero un titolo e un sottotitolo (“L’urgenza della memoria. Dialogo su letteratura e politica”). In realtà si tratta di due titoli, ed è sul primo aspetto – sull’urgenza della memoria - che Magris insiste maggiormente, coerentemente con tutta la sua vita e la sua attività di studioso e di scrittore. 
Valentino Baldacci
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Spuntino - Scudi e apparenze
Il brano di VaYishlach comincia così: "E Giacobbe mandò dei messaggeri che lo precedessero incontro a suo fratello Esaù" (Gen.32:4). Perché Giacobbe era preoccupato di affrontare Esaù? Forse si sentiva vulnerabile perché era stato lontano da suo padre Isacco per vent'anni. Rashì commenta che i messaggeri ("malakhim") erano proprio ("mamash") angeli. Secondo il midrash "ma.ma.sh." sta per "malakhim mi-mitzvot she-'assà" (= angeli "generati" dai precetti osservati). Infatti sono le mitzvòt che ci proteggono visto che "chi fa una mitzvà acquisisce un procuratore in sua difesa" (Mishnà, Avòt 4:11).
Raphael Barki
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La sfida di Tsad Kadima 
L’emergenza sanitaria ha cambiato radicalmente il comportamento di tutti noi. Anche a Tsad Kadima, realtà israeliana che ormai da molti anni si occupa di educare e riabilitare ragazzi e adulti cerebrolesi. Da un lato le autorità statali sanitarie hanno riconosciuto come servizio di vitale importanza il lavoro educativo e riabilitativo che Tsad Kadima svolge obbligandoci a tenere aperto e dall’altro le donazioni che riceveva annualmente l’associazione sono state quasi completamente interrotte.
Alessandro Viterbo
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