Se non leggi correttamente questo messaggio, clicca qui    7 Novembre 2022 - 13 Cheshvan 5783

IL 15 NOVEMBRE IL GIURAMENTO DELLA NUOVA KNESSET

Governo Netanyahu, al via i colloqui
per dare un nuovo esecutivo a Israele

Si sta concludendo in queste ore in Israele lo spoglio delle schede, ma ormai i risultati erano già delineati. E infatti il leader del Likud Benjamin Netanyahu - il cui blocco è uscito vincitore con una chiara maggioranza di 65 seggi su 120 - ha già dato incarico a Yariv Levin, suo stretto confidente e in passato speaker della Knesset, di coordinare i colloqui per la formazione del prossimo governo. Tutti i partiti della coalizione – oltre al Likud, i religiosi di Shas e Agudat HaTorah e l'estrema destra del Sionismo religioso – confidano di concludere i negoziati rapidamente, spiegano i quotidiani locali. Forse anche prima del giuramento della 25esima Knesset previsto per il 15 novembre. Si lavora per delineare come distribuire tra le diverse forze i ministeri. Un passaggio molto delicato che avrà risvolti anche a livello internazionale.

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LA CERIMONIA PER LA CONCLUSIONE DEI LAVORI DI RESTAURO

Sinagoga di Alessandria, patrimonio che torna alla città

Inaugurata nel 1871, la sinagoga di Alessandria è il risultato della trasformazione di un edificio preesistente nel cuore dell’ex-ghetto (fra le attuali vie Migliara, dei Martiri, Vochieri e Milano). Un tempio monumentale simbolo di emancipazione e integrazione. E un luogo tra i più significativi dell’intero Piemonte ebraico. 
A “restituirlo” alla città un lavoro decennale di restauro la cui conclusione sarà festeggiata domenica prossima, a partire dalle 16, attraverso una cerimonia organizzata dalla Comunità ebraica di Torino e dall’amministrazione comunale. Ricorda la Comunità, nel dare appuntamento all’evento, che si tratta di un’architettura eclettica con influenze neogotiche, “specialmente nell’imponente facciata scandita da finestre ad arco e coronata da pinnacoli”. L’interno dell’aula, ubicata al primo piano, è invece ispirato “al modello delle chiese cristiane, con Tevah e Aron Hakodesh associati nel medesimo spazio e sedute per il pubblico rivolte ad essi”. Sui lati brevi, “due ordini di loggiati definiti da esili colonne: lungo la parete di ingresso il matroneo e, intorno alla grande nicchia dell’Aron Hakodesh, il coro e l’armonium”.

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IL SEMINARIO E IL FORUM A MILANO

Dalle lotte del passato alle sfide di domani,
il contributo delle donne alla società

Donne del mondo ebraico che hanno combattuto per l'emancipazione sociale, per ottenere pari opportunità, che hanno rivendicato e conquistato un ruolo all'interno della società italiana con grande coraggio e intelligenza, dando importanti contributi alla crescita del Paese in diversi ambiti, dalla pedagogia all'agraria. A raccontare queste figure, il seminario in corso a Milano intitolato “Emancipazione e istruzione Donne ebree a cavallo tra XIX e XX secolo”, curato dall'associazione italiana Amici dell’Università di Gerusalemme assieme al circolo Il Nuovo Convegno e con la collaborazione della Commissione pari opportunità e diritti civili del Comune. Una giornata di studio intensa in cui diversi relatori ed esperti hanno riportato sotto i riflettori il ruolo di donne come Aurelia Josz, fondatrice della prima scuola agraria femminile in Italia, Clara Archivolti Cavalieri, a cui si devono le bibliotechine scolastiche nel nostro paese, Paola Carrara Lombroso, che ideò il Corriere dei Piccoli da cui però fu poi estromessa. Nomi da ricordare che richiamano il segno lasciato dalle donne sull'evoluzione della realtà italiana. Un tema che sarà affrontato sempre a Milano in un'altra significativa occasione, dal respiro nazionale e non solo: il Primo forum delle donne ebree d'Italia. Un appuntamento che si terrà il prossimo 9 novembre a Palazzo Marino in cui, sotto l'egida dell'Adei Wizo, si discuterà del ruolo della donna nelle grandi sfide e cambiamenti del futuro..

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LA CERIMONIA A MANTOVA 

Arrigo e Corrado Vivanti, un albero per la Memoria

Esponenti di una famiglia ebraica mantovana perseguitata dal nazifascismo e molto attiva nella ricostruzione di quelle vicende, i fratelli Arrigo e Corrado Vivanti sono stati commemorati dall’amministrazione comunale attraverso la messa a dimora di un cerro sul Lungolago Mincio. Dirigente della Olivetti, Arrigo. Storico di fama internazionale, Corrado. Due figure che hanno dato lustro alla città e si sono anche spese nella trasmissione di contenuti e valori.

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Da Pilpul a Opinioni a confronto, attraverso il Talmud

La rubrica Pilpul è stata oggetto di una breve sospensione: molti lettori ci hanno contattato in questi giorni esprimendo la preoccupazione per la chiusura di questa rubrica, che per la verità nessuno all’interno della giunta dell’UCEI ha mai paventato.
In questa fase di transizione è doveroso ringraziare i nostri attuali collaboratori esterni, che da anni si prodigano settimanalmente per arricchire queste pagine, e coloro che in passato hanno scritto su Pagine Ebraiche, con la speranza che tornino presto a scrivere e ad esprimere qui il proprio pensiero.
Ad un anno dall’insediamento del nuovo Consiglio UCEI e dall’incarico conferito al sottoscritto per la comunicazione, sono lieto quindi di presentare oggi ai lettori la nuova rubrica denominata “Opinioni a confronto” che sostituisce Pilpul: con essa intendiamo ancor di più favorire un ampio ed equilibrato confronto sui diversi temi di maggior interesse per l’ebraismo italiano. 
Nell’ambito di una generale riorganizzazione della comunicazione dell’UCEI, abbiamo voluto partire proprio da una revisione della rubrica delle opinioni, desiderosi di migliorarla e consapevoli che in passato essa è stata talvolta fonte di polemiche ma ben più spesso occasione per interessanti spunti di studio, analisi ed approfondimenti.
Il pensiero volge naturalmente alla preziosa esperienza del Talmud, che per noi non è solo ed anzitutto una primaria fonte giuridico-religiosa, ma è anche un’autentica enciclopedia nella quale convergono idee e pensieri anche opposti, espressi da eminenti Maestri o semplici allievi, e dove talvolta il metodo di studio sembra ancor più importante dell’argomento trattato: anche nel momento in cui viene applicato il principio di maggioranza e fissata una regola, comunque resta traccia e viene studiata l’opinione di minoranza. 
L’antico metodo di studio del Talmud ci ricorda l’importanza del rispetto delle opinioni altrui, l’apprezzamento per la critica, il dubbio sistematico: in attesa quindi di poter riorganizzare  anche altri settori della comunicazione UCEI, invitiamo tutti a collaborare con la nuova rubrica “Opinioni a confronto”, inviando contributi originali e commenti a comunicazione@ucei.it, per farla crescere nel solco della tradizione ebraica italiana, pluralista e rispettosa.

Davide Jona Falco, assessore UCEI alla comunicazione

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Pagine Ebraiche 24, l'Unione Informa e Bokertov sono pubblicazioni edite dall'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. L'UCEI sviluppa mezzi di comunicazione che incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili. Le testate giornalistiche non sono il luogo idoneo per la definizione della Legge ebraica, ma costituiscono uno strumento di conoscenza di diverse problematiche e di diverse sensibilità. L’Assemblea dei rabbini italiani e i suoi singoli componenti sono gli unici titolati a esprimere risoluzioni normative ufficialmente riconosciute. Gli utenti che fossero interessati a offrire un proprio contributo possono rivolgersi all'indirizzo comunicazione@ucei.it Avete ricevuto questo messaggio perché avete trasmesso a Ucei l'autorizzazione a comunicare con voi. Se non desiderate ricevere ulteriori comunicazioni o se volete comunicare un nuovo indirizzo e-mail, scrivete a: comunicazione@ucei.it indicando nell'oggetto del messaggio "cancella" o "modifica". © UCEI - Tutti i diritti riservati - I testi possono essere riprodotti solo dopo aver ottenuto l'autorizzazione scritta della Direzione. l'Unione informa - notiziario quotidiano dell'ebraismo italiano - Reg. Tribunale di Roma 199/2009 - direttore responsabile: Guido Vitale.

 
La rubrica “Opinioni a confronto” raccoglie interventi di singoli autori ed è pubblicata a cura della redazione, sulla base delle linee guida indicate dall’editore e nell’ambito delle competenze della direzione giornalistica e della direzione editoriale. 
È compito dell'UCEI incoraggiare la conoscenza delle realtà ebraiche e favorire un ampio ed equilibrato confronto sui diversi temi di interesse per l’ebraismo italiano: i commenti che appaiono in questa rubrica non possono in alcun modo essere intesi come una presa di posizione ufficiale dell’ebraismo italiano o dei suoi organi di rappresentanza, ma solo come la autonoma espressione del pensiero di chi li firma.

La storia e i social  

Guida semiseria per aspiranti storici social (Bollati Boringhieri) è un libro di Francesco Filippi molto utile. I fatti della storia, quelli contemporanei, ma anche quelli dell’antichità, del Medioevo, di casa nostra o di mondi molto lontani, sono uno degli argomenti che più popolano le pagine, le bacheche e le arene dei social (Facebook, Tik Tok, Instagram, Twitter), spesso con scarsa competenza, molta certezza di sé, nessuna pazienza. Un confronto da cui si impara poco perché l’obiettivo è distruggere l’interlocutore.
Si possono dare delle regole perché il territorio dei social divenga un’area dove al posto dell’insulto o della sanzione cresca la possibilità di saperne di più?
Francesco Filippi ne è convinto. Pr questo propone un decalogo di comportamenti. 1. «Noi» in italiano ha un significato ben preciso; 2. Colpa e responsabilità sono bestie diverse; 3. Non commettere atti impuri di anacronismo; 4. Il benaltrismo nelle discussioni sul passato è soprattutto spia di imbarazzo; 5. Non confondere i ricordi con la Storia; 6. Il sapere storico è vasto, approfittiamone; 7. Non si può «salire in cattedra» nel web, perché il web non è un’aula; 8. La storia non è una partita di calcio; 9. Gli esseri umani vivono nel tempo e col tempo; 10 Il passato è un magazzino, non è un bunker.
Non so se funziona. Ma perché non provarci? (16/10/2022)

David Bidussa, storico sociale delle idee

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Ticketless - Un posto al sole   

Vorrei soffermare l’attenzione su un episodio futile. Mi vergogno per la mia leggerezza e mi scuso, ma non credo si tratti di una vicenda da sottovalutare. Una delle più popolari serie televisive, in onda da anni su Rai3, ha aperto di recente una finestra sulle leggi razziali. “Un posto al sole” è un prodotto televisivo di tutto rispetto. Ogni tanto lo guardo: è ambientato a Napoli, conserva qualche tratto della sceneggiata partenopea; mi incuriosisce lo strano modo con cui gli autori osservano la contemporaneità. Per esempio, durante il lockdown ha taciuto del tutto l’esistenza del Covid: i personaggi si muovevano come se nulla stesse accadendo. Un mondo altro. Camorra, disagio giovanile, omosessualità, bullismo, trappole della rete contro gli adolescenti sono stati invece al centro della trama. Da qualche giorno è spuntata (poteva mancare?) la memoria delle persecuzioni contro gli ebrei. I ritmi della narrazione come in ogni serie sono lentissimi. Bisognerà vedere che cosa salterà fuori da questa tenebrosa storia di una anziana signora che in un suo diario rievoca la vicenda di un’ebrea che durante la guerra ha abitato a Palazzo Palladino (crocevia di tutte le storie narrate). Prima di fuggire avrebbe lasciato un tesoro di oggetti preziosi, collane, monete d’oro. Un classico topos della letteratura di appendice ritorna. C’è poco da stare allegri. Cacciato dalla finestra della politica, viste le corali prese di posizione dei vincitori delle ultime elezioni, rapidi e solerti nel condannare la razzia romana del 16 ottobre 1943, il veleno del pregiudizio farebbe capolino nella più popolare delle comunicazioni televisive. Era già accaduto nell’Ottocento con il romanzo di appendice. A volte i fantasmi del passato ritornano e mai nel luogo dove i nostri occhi si posano per inerzia. (16/10/2022)

Alberto Cavaglion

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Tecnosovranismo   

A volte la via per Damasco fulmina e acceca. Damasco è la scoperta, per così dire, che esiste un potere, quello politico, che non si fa riformare, e ancora meno rivoluzionare: semmai è da conquistare. Ed è anche l’opportunità, dopo anni – anzi, decenni – di ripetuta minorità, di marginalità calcolata, di ostracismo più o meno dolce, di sussidiarietà ai margini, per potersi invece dichiarare finalmente al centro dell’altrui attenzione. Passando dal ruolo obbligato di comparse a quello di primi attori. Un po’ come quel goloso che, dopo avere fatto, senza troppa convinzione ma grande costrizione, una dieta feroce, entrato nel negozio del pasticciere può finalmente ordinare e divorare quel che più gli aggrada. La destra illiberale e postfascista, in Italia come in Europa, si trova, nei fatti, in una tale condizione. Ancora una volta, a rischio di risultare noiosi, è d’obbligo chiarire il senso delle parole che stiamo usando. Quella destra di cui stiamo parlano – non demonizzandone la sua dimensione e storia – ha costruito il proprio profilo e la sua identità sul rifiuto degli ordinamenti costituzionalisti esistenti. In altre parole, si è data corpo e sostanza con il rigetto dei sistemi di generazione, contrattazione, riconoscimento e garanzia dei diritti che sono invece alla base degli ordinamenti istituzionali continentali. Dai quali, peraltro, ha comunque tratto beneficio, non venendone esclusa, non almeno del tutto, dal momento del loro esordio, con la fine - nel 1945 - di quella guerra mondiale che il totalitarismo nazifascista aveva scatenato sei anni prima. Ebbene, quella destra, che è populista per quel tanto che gli occorre, ovvero per accreditarsi dinanzi all’elettorato, ha dichiarato da subito che il vero motivo per il quale è necessario coalizzarsi è l’inadeguatezza, rispetto alla sfida dei tempi correnti, dei sistemi istituzionali liberaldemocratici. Polonia e Ungheria sono l’esempio di questa dottrina, che si tramuta in fatti. Non occorre che i due paesi (ed altri ancora) siano tra di loro d’accordo su tutto. Non sono infatti la riedizione del passato bensì un'articolazione d’interessi nel presente. Le rispettive classi dirigenti nazionali possono essere in opposizione tra di loro rispetto agli esiti della guerra russo-ucraina, ma trovano comunque un punto di convergenza nella gestione interna dei rispettivi paesi: secca limitazione delle prerogative e delle libertà della magistratura; ricorso al sistema referendario per ottenere, dal «popolo», di volta in volta, un qualche mandato plebiscitario che possa scavalcare l’equilibrio di poteri preesistente; avversione nei confronti del pluralismo culturale e sociale, con una particolare indisponibilità contro le minoranze di genere e la varietà delle identità; conservatorismo illiberale basato essenzialmente sul concetto di «natura» applicato allo sviluppo delle società (ci sono cose “giuste”, ad esempio i legami tra coppie eterosessuali, e cose “ingiuste” poiché innaturali, come il matrimonio tra membri dello stesso sesso; una tale categorizzazione può estendersi, nel corso del tempo ad altri gruppi e materie, rafforzando la separazione tra minoranze e maggioranza); una sfiducia di fondo rispetto al sistema costituzionalistico dei diritti, e alla loro preservazione per via legale e giurisdizionale, ritenendo semmai che è alla politica che debba tornare la palma della decisione, operando in un regime di costante emergenza. Non conta definitivamente ciò che è sancito dalle leggi ma quello che le circostanze dettano di volta in volta. Stabilita una tale cornice comune, rimane poi il caso Italia. Qualcuno ha fatto notare che «il punto, per il governo Meloni, non sono soltanto i ministeri: ciò su cui si misurerà la capacità di tecno-sovranismo, cioè di tenere insieme un’agenda conservatrice sulla politica interna e una certa credibilità con l’establishment internazionale e nazionale garantita da figure inserite in questi mondi, è sui posti di alto livello amministrativo, fondamentali per gestire la macchina ministeriale. È qui che la compenetrazione tra la coalizione più a destra della storia della repubblica e la tecnocrazia sarà più visibile (o si dimostrerà fallita). Tra Palazzo Chigi e i ministeri sono circa trecento le nomine necessarie a coprire i posti apicali […]. Quando si vince e bisogna governare […] il cerchio magico non basta più. Il ruolo di presidente dei Conservatori europei, assunto da Meloni nel 2020, è funzionale a questa strategia, e consente alla leader di Fratelli d’Italia di tessere relazioni molto utili con il Partito repubblicano, il Partito conservatore britannico e il Likud israeliano, senza contare gli alleati in Europa, come il PiS, partito al governo in Polonia, e il Partito democratico civico, che esprime il presidente del Consiglio della Repubblica ceca» (David Allegranti, Francesco Maselli). In altre parole: «il tentativo, almeno a partire dalle prime ore dopo la vittoria, è quello di applicare il tecnosovranismo: un governo con una forte guida politica ma gestito, nella quotidianità, da persone con una consuetudine con la macchina amministrativa italiana, con l’establishment interno ed internazionale. Insomma, se si analizzano i suoi primi passi, Meloni mostra di aver compreso che la sovranità non è più soltanto verticale, il mandato popolare non è sufficiente per governare con profitto, ma serve anche la sovranità orizzontale, cioè il riconoscimento dei pari grado internazionali e delle strutture sovranazionali che prendono decisioni che si riverberano sugli Stati che ne fanno parte». Quanto tutto ciò dovesse per davvero coniugare i due estremi in gioco, ossia la politica come ambito a sé, ovvero autonomo, e l’economia come insieme di apparati più o meno manifesti, capaci comunque di orientare gli indirizzi di fondo dei singoli paesi, lo diranno solo i tempi a venire. Il campo di conflitto nelle nostre società è tra questi due  paradigmi, laddove si formano il consenso o il dissenso che attraversano, e fidelizzano o estraniano, persone e gruppi sociali. Il paradosso populista, se così lo si vuole chiamare, sta in fondo nel fatto che esso ha inteso quale sia il vero terreno di contrapposizione (scelta politica o sudditanza economica), di contro ad un liberalismo centrista o “progressista” che, invece, si sta facendo annientare un po’ ovunque. Da qui, da un tale terreno di confronti e contraddizioni, qualsiasi ipotesi di ricostruzione dell’intervento politico deve quindi ripartire, pena – altrimenti – la sua nullità. Per l’appunto, il paradosso è che parrebbe essere la destra postfascista ad avere colto meglio una tale piegatura delle cose. Almeno per il momento. (16/10/2022)

Claudio Vercelli

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