Oggi il 7 di Adar, ricorre, secondo un’antica tradizione, l’anniversario del giorno della nascita e della morte di Moshè. Moshè è indicato nella letteratura rabbinica con dieci nomi ma sarà conosciuto con il nome datogli da Batia figlia del Faraone, che diventerà la madre adottiva del nostro Maestro. Moshè porta quindi nel suo nome e nella sua identità il valore della riconoscenza per la figlia del suo maggior persecutore che in un momento terribilmente drammatico per il popolo ebraico gli salva la vita. Questo insegnamento fondamentale nella storia dell’Esodo ci indica, fin dagli esordi di questa paradigmatica ivoluzione, una nuova etica che mette in grande risalto il gesto di coraggio e di solidarietà di una donna che pur di salvare un bambino innocente si mette contro suo padre e il suo sistema, divenendo esempio e metafora di tutte quelle minoranze che agiscono e che rifiutano di omologarsi a logiche totalitarie. La forza umana con cui Batia libera Moshè dalle acque del Nilo sarà l’essenza della forza umana di Moshè di cui il testo biblico ci racconta che paradossalmente non verrà meno neanche nel giorno della sua morte.
Roberto Della Rocca, rabbino
Dal Medioriente arrivano tante notizie, e il più delle volte non belle. Israele è di nuovo bersaglio di missili che colpiscono spietatamente alla cieca. L’Iran si scalda i muscoli. In Iraq Tarek Aziz è stato assolto, il che inquieta almeno un poco. Ma da Baghdad arriva anche una buona notizia, merce rara da quelle parti. E’ avvolta nel mistero, per ragioni di opportunità. Prendiamola dunque per quello che è, per quel poco che se ne sa. Un professore iracheno ha di recente mandato una mail al sito web collegato al ministero israeliano che si occupa dei media in arabo, chiedendo materiale per lo studio dell’ebraico e di Israele. Non si sa nulla di più di questo coraggioso docente. Si sa peraltro che in Israele ci si è attivati per rispondere alla richiesta, e che grammatiche ebraiche, materiali didattici e libri su Israele e dintorni saranno presto in viaggio. Non dimentichiamo che Israele e Iraq sono in stato di guerra dal 1948. Chissà che questo non sia un primo passo verso un confronto di cifra diversa.
Elena Loewenthal, scrittrice