…diritti

Quando andavo al Liceo, erano gli anni ’90, avevo un professore di Filosofia che ci ammoniva del pericolo di invasione islamica che gli Stati arabi stavano portando avanti tramite gli immigrati, ai quali ben presto sarebbero state inviate le armi per colpire il nemico cristiano dall’interno. Allora non si diceva giudeo-cristiano perché, come noto, l’ebraismo viene collocato dentro o fuori dall’Europa a seconda delle circostanze. Mai avrei pensato che le tesi di un anziano prete parmigiano più volte a rischio scomunica, che ci invitava ad assistere agli esorcismi che compiva settimanalmente non ricordo più dove, avrebbero avuto licenza in ambienti universitari e avrebbero fomentato l’idea di uno scontro di civiltà da combattersi all’interno dei propri confini. L’Europa vive sì un pericolo reale, ma da attribuire a pulsioni interne al proprio animo mai affrontate, che puntualmente si ripresentano nei momenti di crisi, non certo ai barbari alle porte. E certo, questi fantasmi che si concretizzano in soggetti storici, cercano alleati, che facilmente, oggi, possono trovare in ambienti del radicalismo islamico. Non credo sia conveniente alimentare queste alleanze. Inutile fare qui la mappatura dell’immigrazione islamica in Occidente, che certo non è riassumibile in schemi puerili ed è composta da persone, che, nella grandissima maggioranza, non devono ringraziare di nulla i Paesi d’origine. Una cosa, però, deve essere certa: se in Europa non può e non potrà mai esistere uno Stato che legifera su basi religiose perché l’Europa è laica, sempre dovrà avere possibilità di espressione il culto islamico, a segno di diritti uguali per tutti. Noi dobbiamo essere per l’area mediterranea ciò che gli USA sono stati per tutto il mondo: un luogo che accoglie tutti coloro a cui vengono negati i diritti fondamentali: un rifugio e una speranza. Anche questo significa creare gli Stati Uniti d’Europa.

Davide Assael, ricercatore

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