Se tutto crolla

In un interessante articolo sulla politica interna israeliana, pubblicato sull’ultimo numero di Pagine Ebraiche, Sergio Della Pergola scrive, fra l’altro, che “Israele non ha ancora espresso, e sperabilmente non esprimerà, i Beppe Grillo, ossia il ritorno al qualunquismo, e alla violenza verbale, che sempre precede la violenza fisica”. Si tratta di un’affermazione importante, in quanto evidenzia un aspetto del fenomeno Grillo che finora pare essere alquanto trascurato, ossia la sua intrinseca pericolosità sul piano della convivenza civile. La figura del comico-politico, infatti, è presa in considerazione, da estimatori, detrattori e invidiosi, soprattutto per l’effetto terremotante esercitato sul quadro politico, la capacità dissacratoria e corrosiva nei confronti dei partiti tradizionali, l’inedito intreccio tra linguaggio teatrale e politico, l’indubbia forza attrattiva esercitata su sempre più larghe fasce di scontenti, la capacità tribunizia di muovere nuove masse verso nuovi obiettivi.
L’ebraismo italiano divide, in politica, le sue simpatie tra tutti i movimenti democratici, e suoi autorevoli esponenti occupano posizioni di responsabilità in entrambi i grandi schieramenti tradizionali. È bene che sia così ed è bene che il mondo ebraico, in quanto tale, non prenda posizione ufficiale nei confronti di nessun partito e nessun movimento. L’etica ebraica esige unicamente che siano rispettati alcuni valori di fondo, quali la libertà, i diritti umani, l’istruzione, la tolleranza, il libero pensiero, la difesa dei deboli, la tutela della memoria, la lotta alla discriminazione, al razzismo, al pregiudizio, all’antisemitismo. Tali valori, a seconda delle circostanze e delle personali sensibilità, possono, di volta in volta, apparire difesi o minacciati tanto “da destra” quanto “da sinistra”, e ciascuno farà, in coscienza, le proprie scelte. Una sola cosa mi pare certa e pregiudiziale: alla base di tutti questi valori c’è un prerequisito essenziale, che, in fondo, tutti li comprende e riassume, che è il rispetto della persona umana. Laddove questo rispetto viene meno, tutto il resto crolla. E, quando il resto crolla, gli ebrei sono sempre i primi a rimetterci. La storia lo insegna in modo chiarissimo. Se qualcuno preferisce ignorarla, affari suoi.
Grillo continuerà a vincere, almeno per un po’, tutto lo lascia prevedere. Ha azzeccato tutte le mosse vincenti. Lo stare alla larga dalla televisione, nell’era della dittatura televisiva. L’uso massiccio e capillare del web. L’estremizzazione esplosiva dell’invettiva personale, “sparata” democraticamente a 360° gradi. Il circondarsi di frotte di bravi ragazzi acqua e sapone, casa e chiesa, candido e innocuo esercito di chierichetti al seguito di un sulfureo e mefistofelico incantatore. Non ci appassiona il dibattito se la sua sia ‘politica’ o ‘antipolitica’. Non sappiamo se colpisca la politica (alla quale, a nostro avviso, appartiene a pieno titolo, riprendendone i peggiori vizi), ma certamente colpisce le persone. E non è certo un caso se, come bersaglio dei suoi insulti, l’attore preferisca alcune tra le figure più nobili del nostro Paese, quali Napolitano, Veronesi (“Cancronesi”), la Levi Montalcini. Tra i colpi preferiti, ironizzare, con grande finezza, sull’età avanzata della vittima. La “dentiera” di Napolitano, la Levi Montalcini (“vecchia puttana”, in quanto avrebbe vinto il Nobel grazie alla corruzione di una ditta farmaceutica) che gli avrebbe fatto causa ignorando che i processi, in Italia, durano in media 20 anni, e quindi non ne avrebbe mai visto la fine. Complimenti.
La violenza verbale, ricorda Della Pergola, precede sempre quella fisica. A me, quella di Grillo pare già violenza fisica, in quanto cerca di colpire le persone proprio nella loro fisica debolezza e vulnerabilità. E, in ogni caso, dimostra essere una negazione assoluta di quel rispetto per la persona umana senza il quale, come abbiamo detto, tutto crolla. Giusto, perciò, tenerne conto, ma come di un inquietante fenomeno regressivo, ulteriore segno di un degrado civile e morale in atto già da tempo. E beato chi, come Israele, non ce l’ha.

P.S. Mi sorge il dubbio che, nel ricordare la lunga durata dei processi, Grillo non volesse fare riferimento all’età della Levi Montalcini, ma alla sua. In fin dei conti, è del 1948, non è più un giovanotto. Gli anni passano per tutti, non solo per la scienziata (la quale, fra l’altro, gode ancora di una salute eccellente, sorretta dagli auguri e dalla simpatia di tutto il Paese, e non solo). In tal caso, gli chiedo scusa.

Francesco Lucrezi, storico

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