La giornata della cultura ebraica è andata bene: in termini di programmi, di affluenza di pubblico, di interesse. Investire in cultura rende. Forse, però, bisogna anche intendersi su ciò che si associa all’espressione “investire in cultura”.
Ci sono almeno due modi per parlarne (o almeno a me vengono in mente solo due modi, chissà sforzandosi qualcuno potrebbe suggerirne altri, diversi, alternativi, …). Il primo dice: investiamo su noi stessi: la cultura ci farà più forti, contribuirà a mantenere l’identità. Il secondo dice: la cultura è una risorsa ed è un motore di sviluppo. Nessuno, infatti, investe in territori e in ambiti desolati o che abbiamo come fine l’autoconservazione di sé.
Dunque proporre cultura e proporla in forma aperta non nasce necessariamente dal dare mostra di sé. Fa parte della strategia di esseci in un territorio, di mantenere relazioni con chi quel territorio abita e, allo stesso tempo, lavorare, con altri, per favorire l’investimento su quel territorio (economico, sociale, umano,…) di cui si è parte e di cui si vuol continuare ad essere parte, e, soprattutto, di cui si auspica che abbia un domani. Anche con noi.
David Bidussa, storico sociale delle idee