Anche se si riuscisse a rimuovere dalla mente quanto accade di violento e di luttuoso nel conflitto arabo israeliano, diventa impossibile rimuovere quanto si registra in Italia e, peraltro, nel resto del mondo. Le accuse contro Israele sono assai dure e non è certo raro che riecheggi l’ormai vieto tormentone per cui gli ebrei farebbero ai palestinesi ciò che i nazisti fecero loro. L’asprezza del confronto trascende e rende pressoché impossibile il ricorso agli aggettivi di cui si dispone.
Negli Anni Cinquanta, la pressione derivava dai residui psicologici del bando fascista agli ebrei, ricoperti di accuse, perseguitati e massacrati. Per via di meccanismi psicologici paradossali ma nondimeno reali, buona parte della borghesia ebraica finì per vergognarsi del proprio ebraismo, giungendo spesso ad allontanarsi anche in modo radicale dall’ebraismo.
La Guerra dei Sei Giorni riaccese l’orgoglio ebraico, rimuovendo in gran parte tali sentimenti di rigetto del proprio ebraismo, anche se in buona parte della sinistra ebraica nasceva la visione di Israele a stregua di una realtà così nazionalista da tacciarla addirittura come fascista.
D’altronde, l’adattamento all’ambiente è necessario per tutti, ed in questo senso il popolo ebraico non può essere un’eccezione. Un tempo ci si schermiva dicendo “sono ebreo, ma non praticante”, e rammento che un giornale ebraico li scherniva replicando che era come se un nero (non vi era il politically correct) dicesse di avere la pelle scura ma di non praticare. Ora la replica più sbrigativa è quella di dire che sì, si è ebrei, ma molto critici di Israele. Questo non significa che non si possa criticare il governo israeliano, anche nel modo più duro e aspro possibile, purché lo si faccia per convinzione e non per mera pavidità. Quale sarebbe il discrimen? A nostro avviso, il senso del ridicolo.
Tuttavia, quali che siano i nostri discorsi, rimane vera l’esistenza di un’alta pressione che grava sugli ebrei della Diaspora la quale, come avrebbe insegnato Darwin, colpisce coloro i quali sono meno adeguati all’ambiente (ostile). Ciò detto, se volete criticare Netanyahu, Abu Maazen oppure qualsivoglia altro leader mondiale, vi posso pure dare una mano.
Emanuele Calò, giurista
(12 dicembre 2017)