È di quaranta morti e almeno cento feriti il bilancio della tragedia avvenuta nella notte di Capodanno nella località svizzera di Crans-Montana, in un locale molto frequentato della Rue Centrale. Le autorità elvetiche hanno chiarito che l’incendio non è stato doloso, accantonando l’ipotesi di un movente terroristico circolata per alcune ore. Il ministero degli Esteri italiano non esclude che tra le vittime ci possano essere dei connazionali. Per l’identificazione servirà però del tempo, perché numerosi corpi sono carbonizzati. Il Consiglio di Stato del Vallese ha dichiarato lo stato di emergenza.
Crans-Montana è sotto shock. E lo è anche la comunità ebraica Beit Yossef, guidata dal movimento Chabad. La sede è distante pochi metri da Le Constellation, il locale andato a fuoco. «Loro sono al civico 35, noi siamo al 33. Non siamo stati testimoni dell’incendio, ma siamo testimoni del trauma», racconta a Pagine Ebraiche il rabbino responsabile della missione Levi Yitzhak Pevzner. «Anche noi, come tutti qui, ci stiamo attrezzando per dare un sostegno concreto, sia spirituale sia materiale. Alcuni frequentatori del nostro centro e delle nostre attività risultano tra i feriti e siamo in ansia per la loro sorte, ma il nostro è un supporto rivolto a tutti coloro che si trovano a Crans Montana indistintamente. Ci sentiamo parte di una comunità più ampia, una comunità che soffre per questa immane tragedia». Fondata nel 2024, Beit Yossef fa parte della Fédération Suisse des Communautés Israélites ed è un punto di riferimento per circa 200 famiglie in tutto il Vallese.
a.s.