Il perito informatico rimpatriato a forza dalla perigliosa flottilla nel suo sfogo verbale ed emozionale rimbalzato su YouTube rivela tanta propaganda antisraeliana con frasi e concetti ben precisi. «Siamo stati rapiti illegalmente; come il 7 ottobre» – ovvero: non c’è differenza tra palestinesi ed israeliani; entrambi rapiscono. «Ci hanno chiamati per numero…. di matricola» ovvero non c’è differenza tra quello che hanno fatto agli ebrei e quello che hanno fatto a noi. «Hanno torturato; stuprato; massacrato; rotto costole»; ovvero, di nuovo, ci hanno fatto quello che i tagliagole palestinesi hanno fatto agli israeliani.
Una flottillera, turbante in testa, aggiunge: «Sulla nave prigione eravamo nei carri bestiame, con il filo spinato intorno» ovvero nientepopodimeno avevano ricostruito, su una nave, un treno per traporto (come per gli ebrei) ed un piccolo campo di concentramento (come per gli ebrei); insomma, un vero e proprio diorama. Mancavano solo i gas della europeissima IG-Farben ed i forni della europeissima Topf & figli !
«Ci hanno ammanettato, fatti inginocchiare faccia a terra». «Ci hanno fatto alzare le mani»; ovvero ci si comporta come la polizia di tutto il resto del mondo. Oddio, oddio! Gli israeliani non sono più buoni degli altri.
I massacrati, stuprati, fratturati, sono stati rilasciati in tre giorni e rispediti a casa; e sono ripartiti tutti; tipico di chi ha costole rotte; ossa fratturate; lacerazioni da stupro…. Gli arrivi sono stati diversificati. Chi è rientrato in Spagna, e nel dolore di fratture e stupro, è andato immediatamente a botte con la polizia; è stato manganellato a sangue; poi arrestato. Chi è arrivato in Turchia, è stato miracolato; in meno di un giorno stupri, fratture, costole rotte, colli incrinati, si sono risanati. “Surge lazarus” immortalati da video e foto; l’eroina flottillera tedesca in meno di 24 ore si sfila il collare dal collo fratturato (?), incrinato (?), lesionato (?), perfettamente a posto (!) e saluta felice all’atterraggio in patria. «Ho preso un pugno in un occhio e pensavo di perderlo»; occhio sano ritrovato a tempo di record; non un segno; non un livido. “Pensava” di averlo perso, pensiero evidentemente sbagliato. «Botte; fratture; stupri, torture»: tutto risolto in tre giorni. Alla faccia della velocità; e tutti pronti a ripartire in tre giorni; perizie mediche? diagnosi? Prove? Fatti? non disturbateci la narrativa. Da stupri, fratture, torture, non si guarisce in 72 ore; non si sbarca da un aereo pieni di forza per fare subito a botte con la polizia; o saltellare allegramente davanti alle telecamere; un occhio pesto non si risolve in 72 ore. La letteratura scientifica riferisce traumi fisici evidenziabili sino a oltre tre mesi da una violenza sessuale; tutte le intervistate – indifferentemente dalla lingua madre – al rientro nei loro Paesi in 72 ore dal “rapimento” declamavano esattamente la stessa narrativa di violenza subita; il loro aspetto fisico diceva ben altro; non una singola prova – ad oggi – a cinque giorni di distanza; una narrativa concordata.
Ma comunque, si sa, per certa stampa le prove non servono; basta l’urlo sguaiato del pro-pal o del flottillero; è tutto vero “by default”. Copioni già visti; il deicidio; Simonino da Trento; il complotto dei medici ebrei; il genocidio; genocidio di cui la corte penale internazionale (concedetemi il minuscolo) tramite il suo bold chairman (concedetemi il gioco di parole) ammettono di “non avere prove”. Breve digressione: ma le ruspe dell’esercito egiziano non stanno setacciando metà Gaza dall’ottobre 2025? Possibile che non riescano a trovare i 180-190 morti per km quadrato del genocidio? Le “nostre” fosse comuni in Europa si ritrovano ancora!
No cari flottiglieri!
Non siete “stati rapiti come il 7 ottobre”; nessuno è entrato a casa vostra alle 5,30 del mattino, sparato a vostra moglie dopo averla violentata; o sparato a vostro marito; tagliato la gola ai vostri figli; o decapitati; e poi vi ha trascinati via. Siete stati arrestati perché violavate un blocco navale in corso di guerra; riconfermato come legittimo dall’Onu (Unispal, Report of the Secretary General’s Panel of Inquiry on the 31 May 2010 Flotilla Incident; Palmer Report); che vi piaccia o meno; con buona pace di politici e alte rappresentanze istituzionali che gridavano alla “illegalità”; a volte basta studiare o informarsi un po’; ovviamente se non si è prevenuti.
Non siete stati rilasciati in pochi e vivi mentre il 75% dei “rapiti” insieme a voi veniva sgozzato; non siete stati liberati dopo tre anni di tunnel, ridotti a 40 kg di peso e consegnati alla Croce Rossa con grottesche cerimonie in cui siete stati costretti a baciare sulla guancia i vostri “rapitori”. Siete stati rispediti da dove siete venuti, in tre giorni; 72 ore. E a differenza dei rapiti del 7 ottobre, voi sapevate in anticipo che gli israeliani non sono tagliagole, stupratori, decapitatori di bambini; ed avreste avuto da mangiare e da bere. “Rapiti” il 19 maggio pomeriggio e rispediti al mittente il 21 maggio mattina. Insomma, zero rischio e tanta gloria. Non come gli sfortunati compagni flottilleros via terra, bloccati in Libia “come clandestini” e di cui non si è saputo nulla per giorni; o come quelli della precedente flottilla terrestre, presi a botte dai civili (non polizia) egiziani; che di voi ne hanno le balle piene – come me e come gli israeliani.
Vi hanno dato un braccialetto da ospedale con il numero 146, o 249 alla flottillera; non ve lo hanno tatuato sul braccio come ultimamente in Europa; né vi hanno preso a bastonate, o negato acqua e cibo se non capivate il numero in ebraico; come capitava “a noi” se non capivamo il tedesco.
Quindi, cari flottilleros, gli israeliani non sono come i tagliagole del 7 ottobre. Il vostro problema non è come Israele “si comporta”; il vostro problema è un altro: voi non accettate l’idea stessa di Israele come Paese nazionale per gli ebrei. Però a voi basta mentire. D’altronde, se relativamente agli ebrei si credeva a Bernardino da Feltre, a Stalin, a Gomulka, ad Azzariti, volete che non si creda ad un diplomato perito informatico o ad una flottillera piagnucolante ma raggiante?
Paolo Pozzi