MILANO

Tell Me, al Memoriale della Shoah un film sulla trasmissione del trauma

Tell Me, al Memoriale della Shoah un film sulla trasmissione del trauma

C’è un filo diretto tra la mostra Tehom e il documentario Tell Me: è la stessa storia, la stessa famiglia, la stessa voce. Quella di Renée Revah, fotografa greca che da anni lavora sul trauma ereditato della Shoah attraverso fotografie, video e installazioni. L’11 giugno alle 18.00, il Memoriale della Shoah di Milano ospita l’anteprima assoluta del film del regista Nikos Megrelis, di cui Revah è co-sceneggiatrice e protagonista.
Tell Me racconta il tentativo di ricostruire le origini e il tragico percorso della famiglia Revah: ebrei greci di Salonicco, deportati ad Auschwitz e Birkenau nel 1943, dove furono assassinati. L’unico a salvarsi fu il nonno di Renée, Albert, rifugiatosi ad Atene durante la guerra. È lui il destinatario silenzioso del progetto: durante i viaggi nei lager per realizzare Tehom, Revah gli scriveva ogni giorno, nel film quel dialogo diventa struttura narrativa. Un rapporto epistolare fatto di silenzi e dolore, che il documentario trasforma in immagine attraverso il bianco e il nero.
Il tema centrale è la trasmissione intergenerazionale della lacerazione di Auschwitz e delle sue cicatrici. «Non racconta solo la Shoah, ma il “dopo”», afferma il regista Megrelis. «Il silenzio, la perdita, l’identità che si forma attorno a un trauma senza nome e il rischio, se ci adagiamo, di vivere epoche in cui saranno presi di mira i diritti democratici e la libertà di espressione». Per Revah il film nasce dallo stesso bisogno che ha generato Tehom: «In un’epoca in cui i sistemi promuovono rabbia, odio, paura e autoritarismo, Tell Me cerca di aprire uno spazio per immagini di risveglio, guarigione e recupero della memoria».
Dopo la proiezione, ci sarà un dibattito con Megrelis, Revah e il regista documentarista Ruggero Gabbai, autore di diversi documentari dedicati alla memoria della Shoah.
La serata è parte del percorso di Tehom, visitabile al Memoriale fino al 6 settembre 2026: 33 fotografie, video, tessuti sospesi e materiali d’archivio: un percorso che, come il documentario, non mostra mai l’orrore direttamente. Due strade parallele per avvicinarsi alla domanda posta dal Memoriale della Shoah nel presentare il progetto: «Cosa rischiamo di ripetere se dimentichiamo?».

d.r.

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