ROMA

«Seppellite il mio cuore a Tel Aviv»

«Seppellite il mio cuore a Tel Aviv», chiede l’architetto e urbanista Luca Zevi in un testo poetico su Israele, Gaza e le sue paure per l’anima dello Stato ebraico già recitato a marzo alla libreria Spaziosette a Roma e ora in replica al Centro Ebraico Il Pitigliani il 4 giugno alle 20. Qui Zevi sarà protagonista di una serata con l’ex presidente Ucei, Noemi Di Segni, il giornalista del Corriere della Sera, Goffredo Buccini, e la vicepresidente del Memoriale della Shoah di Milano, Milena Santerini, moderati dal giurista Massimiliano Boni e con letture di Olek Mincer. «Al tramonto di una vita fortunata in Italyà, Isola della Rugiada divina con corpo pronto a polvere tornarvi. Senza nulla a lamentare rivendicare pretendere (vi prego). Seppellite il mio cuore a Tel Aviv. E seppellitelo fra i Pilotis che case sospendono nell’aria (poesia di Equità e Misura). Sulla Collina della Primavera. In cambio (dal grembo di un cortile malandato) il cuore mio feconderà terreno a tanti (incomparabilmente in Israele tanti) senza tregua assetati di Un Paese Diverso Dagli Altri», scrive Zevi nel suo testo, realizzato mentre anche nella “Città Bianca”, la sua seconda casa, si è trovato a riflettere sul periodo storico. Zevi è sempre stato molto attivo e schierato, anche politicamente. «Espormi non è mai stato un problema. Dal 7 ottobre in poi sono stato però sovrastato dal mutismo, travolto da una situazione che provoca sensazioni contrastanti di amore e al tempo stesso dolore verso Israele. Dietro l’apparente potenza militare io continuo a intravedere un baratro e questo canto è anche il mio modo di esprimere quel che sento, in memoria delle cose grandi che abbiamo costruito e con la paura di vedere dissolti alcuni valori». Un rischio di cui nel testo accusa l’ultradestra israeliana, definendo i suoi leader politici «iene voraci della nostra storia che di speranza nostra fate tragica vergogna». L’architetto romano, 77 anni, è figlio di Tullia e Bruno Zevi. Da sempre attivo in ambito ebraico, in passato anche consigliere Ucei, oggi spiega di essere impegnato «nel tentativo di far ripartire il cantiere del Museo della Shoah, un progetto ancor più importante in un momento storico in cui c’è l’esigenza di riaffermare cosa sia stata la Shoah in presenza di un uso smodato e irresponsabile di termini quali “genocidio” e “nazista”». E poi, quando arriverà il momento, «Morir non voglio in Diaspora Morale senza una Patria Ebraica cui guardare».

a.s.

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