L’esercito israeliano prosegue le operazioni in Libano e da qualche ora è entrato in controllo della fortezza di Beaufort, già conquistata in una famosa battaglia nel giugno del 1982. «Si tratta della più profonda incursione israeliana nel Paese in oltre 26 anni», racconta il Corriere della Sera, sottolinenando come il primo ministro Benjamin Netanyahu abbia ordinato l’ampliamento delle manovre. Secondo Channel 12, il capo del governo di Gerusalemme avrebbe parlato ieri al telefono con il segretario di Stato americano Marco Rubio, cercando di convincere lui e altri alti funzionari dell’amministrazione Trump che Israele «non può di fatto concedere l’immunità a Hezbollah nemmeno a Beirut». Tra i leader occidentali contrari all’iniziativa israeliana c’è il presidente francese Emmanuel Macron, secondo il quale «nulla giustifica l’escalation in corso nel Sud del Libano»: su richiesta di Parigi, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite terrà oggi pomeriggio una riunione d’emergenza. Anche la Germania, riporta il Corriere, ha espresso tra gli altri «allarme».
«Basta nominarlo, il Beaufort, e dentro ci sono già i crociati, l’Olp, Israele, Hezbollah: una frontiera perpetua dove ogni nuova battaglia sembra riattivarne una precedente, ogni bandiera issata sulle mura richiama un altro vessillo, un altro assedio, un altro ritiro», scrive il Corriere. «Gli israeliani sono tornati a conquistarla con un’azione temeraria, scalando la parete a picco alta novanta metri che sale dalle sponde del fiume Litani: il versante delle mura ritenuto inaccessibile», riporta Repubblica. «Nel 1982 gli stessi soldati della divisione Golani avevano occupato i bastioni turriti, strappandoli dopo un lungo fuoco d’artiglieria all’Olp di Yasser Arafat. Poi diciotto anni dopo sono stati costretti a ritirarsi dalla forza di Hezbollah, che aveva reso impossibile la resistenza dell’ultimo presidio». Per Libero, il destino della fortezza edificata nel 1139 «non sembra quello di un monumento turistico di valore storico e architettonico, perché il controllo di Beaufort significa anche superiorità nell’intelligence, taglia le rotte di rifornimento di Hezbollah e funge da possibile trampolino di lancio per una manovra territoriale più profonda».
L’esercito israeliano piange nuovi caduti. Michael Tyukin aveva 21 anni ed era il sergente maggiore dell’Unità di Ricognizione della Brigata Givati. Trasferitosi dall’Ucraina ad Ashkelon nel 2020, «è il venticinquesimo soldato dell’Idf ucciso da quando Hezbollah ha iniziato ad attaccare Israele il 2 marzo a sostegno dell’Iran, in seguito ai raid israelo-americani contro Teheran» (Corriere). Lo scrittore libanese Charif Majdalani, intervistato da Repubblica, parla di rischio di guerra civile alto tra i suoi connazionali: «La gente è smarrita. Hezbollah torna a rafforzarsi, trovando nuovo consenso perché scambiato per il difensore del Paese. Pensi che proprio ora a Beirut c’è una manifestazione di loro sostenitori, contro i negoziati. Insomma, più Israele avanza, più li fortifica». Rispondendo a Libero, il politologo Emanuele Ottolenghi valuta «carta straccia» gli impegni dell’Iran sul nucleare. Per Ottolenghi, uno dei problemi del regime è ora quello dei proxies, «come si vede dal modo in cui sta insistendo fortemente sull’inclusione del Libano nel cessate il fuoco e sta alzando i toni ostili nei confronti delle autorità di Beirut». Per Repubblica, «come l’Italia possa contribuire alla stabilità del Paese dei Cedri è questione delicata, però. Palazzo Chigi ha già saputo dai partner americani che non c’è modo di prolungare Unifil, che scade a fine anno».
«Io cerco sempre la luce, attraverso la musica. Questo significa andare in profondità, per trovare umanità condivisa, compassione, dialogo, gioia. Anche dolore, ma senza paura. Sostituire la paura con l’amore», racconta la cantante israeliana Noa alla Stampa in occasione dell’uscita del suo ultimo album “The Giver and the Sea”.
Libero celebra la figura di Vladimir Zeev Žabotinskij, il fondatore del sionismo revisionista, accostandola a quella di Niccolò Machiavelli. «Lo accusarono di essere un fascista, un guerrafondaio, un cinico. Come Machiavelli, il suo realismo veniva scambiato per assenza di morale. Come Machiavelli, la vera complessità era altrove: Jabotinsky era un liberale, voleva diritti uguali per gli arabi nello Stato ebraico, insisteva che senza giustizia non c’era nazione».
«Bisognerebbe rivalutare il tempo che avanza, che sprona a informarsi sul serio, a rivedere il già detto e il già pensato, ad attribuire alle cose il nome proprio e a distaccarsi dal branco». Sul Foglio, Giuliano Ferrara elogia le parole “controcorrente” su Israele, il Medio Oriente e la funzione pubblica degli artisti pronunciate da Erri De Luca e Francesco De Gregori.
Il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, vari sindaci del territorio ed esponenti della politica nazionale hanno partecipato a un evento fiorentino per la liberazione di Marwan Barghuthi, condannato da Israele a cinque ergastoli per il suo ruolo nella seconda Intifada. “Asse Pd-islam: Giani e Boldrini premiano il terrorista”, titola il Giornale.