MUSICA

Scale di Escher e tastiere di carta nei Gulag

Scale di Escher e tastiere di carta nei Gulag

Completata nel 1878 dall’architetto italiano Leandro Marconi, la Wielka Synagoga in Ulica Tłomackie a Varsavia era tempio ma altresì fulcro artistico-culturale della comunità ebraica riformata di Varsavia; nella Grande Sinagoga si tenevano concerti corali, organistici e cameristici insuperabili.

Figura di riferimento della vita musicale ebraica a Varsavia tra le due Guerre mondiali nonché fondamentalmente autodidatta, David Ajzensztat studiò a Berlino e nel 1909 ricoprì l’incarico di direttore di coro presso la Groyser Moyer-Shul di Hameln (Germania); si trasferì a Riga dove diresse un coro e lavorò in teatro, nel 1921 tornò a Varsavia dove ricoprì l’incarico di direttore di coro presso la Wielka Synagoga subentrando al bielorusso Leo Low nel periodo durante il quale il ruolo di hazan principale del tempio ebraico era ricoperto dal celebre tenore Gershon Sirota (foto 1).

Autore della cantata Chad Gadya e arrangiatore di canti ebraici, Ajzensztadt si dedicò all’insegnamento e pubblicò un’enciclopedia di musica popolare in lingua yiddish; trasferito presso il Ghetto di Varsavia nel 1940, partecipò alla fondazione dell’orchestra sinfonica del Ghetto. 

Ajzensztadt si esibì spesso in recitals presso il teatro Femina accompagnando al pianoforte la figlia Marysia (foto 2), eccellente cantante di musica lirica e popolare conosciuta come Słowik Getta Warszawskiego, l’Usignolo del Ghetto di Varsavia; dotata di voce morbida e di rara bellezza, Marysia conquistò il pubblicò del Ghetto al punto da riempire puntualmente il pur grande teatro Femina accompagnata dall’orchestra sinfonica del Ghetto diretta da Szymon Pullman e Marian Neuteich nonché dal pianista Ignacy Rozenbaum, inoltre si esibiva per la Resistenza ebraica clandestina. 

Nell’agosto 1942, durante l’imbarco sui treni diretti a Treblinka, la guarnigione tedesca separò Marysia dai genitori all’ingresso del convoglio sulla rampa dell’Umschlagplatz; un ufficiale tedesco sparò a David Ajzensztadt e alla moglie uccidendoli dopo aver fatto altrettanto con la figlia Marysia la quale, allocata in un trasporto diverso, cercava disperatamente di raggiungere i propri genitori. 

Nato nel 1874 in un villaggio della Podolia dove il padre ricopriva l’incarico di hazan della locale sinagoga, Gershon Sirota studiò musica presso il conservatorio di Odessa dove nel 1892 fu assunto dalla congregazione ebraica Prikashteshikes; nel 1897 divenne hazan presso la Shtatshulin di Vilnius dove intraprese una proficua collaborazione con il maestro del coro Leo Low. 

Nel 1908 Sirota giunse a Varsavia dove ricoprì l’incarico di hazan principale della Wielka Synagoga, Low lo seguì come maestro del coro; nel 1912 Sirota e Low si esibirono alla Carnegie Hall di New York per l’occasione gremita all’inverosimile con un parterre di senatori, giudici, giornalisti, console generale russo (all’epoca la Polonia apparteneva al Regno del Congresso vassallo dello zar) e artisti di fama internazionale come il soprano ebreo rumeno naturalizzato statunitense Alma Gluck. 

I giornali newyorkesi dell’epoca scrissero del concerto di Sirota alla Carnegie Hall come di qualcosa mai accaduta nella grande metropoli americana, con una folla enorme rimasta fuori dalla sala che cercava di entrare e polizia che faticava a mantenere l’ordine; popolarmente chiamato Königs-Hazòn ossia il Re dei hazanim, Sirota fu acclamato quale artista ebreo di rango internazionale guadagnandosi sulla stampa in lingua inglese e tedesca il raro appellativo di Caruso ebreo. 

Cessato nel 1927 l’incarico di hazan principale presso la Wielka Synagoga, Sirota rimase a Varsavia dedicandosi pressoché completamente all’attività concertistica e alla registrazione discografica; trasferito nel Ghetto di Varsavia, morì con i suoi familiari durante i giorni dell’insurrezione del Ghetto.

Il 16 maggio 1943, a tragico coronamento della distruzione del Ghetto di Varsavia e della conseguente deportazione degli eroici combattenti del Ghetto verso Campi di concentramento e sterminio, il generale tedesco Jürgen Stroop distrusse la Wielka Synagoga; il simbolo del crollo di Varsavia ebraica e della sua immensa vita culturale è la distruzione di una sinagoga riformata.

A prescindere dagli aspetti halachici che lo differenziano dall’ebraismo ortodosso e tradizionale, è indubbiamente merito dell’ebraismo riformato (favorevole all’uso di strumenti musicali, formazioni corali miste e solisti ambosessi durante Shabbath e festività) se la musica religiosa strumentale e corale mista della prima metà del sec. XX si è sviluppata anche nei Campi di concentramento.

Notoriamente l’uso dell’organo durante Shabbath era consentito in diverse comunità ebraiche ortodosse (generalmente l’organista non era ebreo), prima dell’avvento della conduzione elettrica dalla consolle alle canne l’organo era azionato da mantici con relativo impiego di assistente manticista (sull’harmonium è l’esecutore ad azionare i mantici con l’esterno del ginocchio); la rivoluzione musicale ebraica apportata dal mondo reform fece sì che in sinagoga l’organo accompagnasse cori misti e cantanti ambosessi o entrassero chitarre, violini, quartetti d’archi a reggere la tefillà o addirittura il pianoforte come in numerose congregazioni evangeliche.

In altre parole, grazie all’ebraismo riformato si poteva essere diversamente ebrei ma egualmente musicisti; diversi quaderni musicali recuperati nei Lager di Bergen-Belsen, Theresienstadt, Stutthof, Natzweiler-Struthof e altri contengono tefillòt in lingua volgare nei quali l’ebraico era unicamente utilizzato per le parti cantate estrapolando testi dall’Amidà o dalla Gheullà ha-Sefer o dalla Shirà o dal testo completo del Kaddish traslitterando il testo per chi non avesse dimestichezza con l’ebraico. 

L’8 gennaio 1945 il compositore lettone Eduards Kalniņš fu arrestato da agenti del NKVD, trasferito presso le celle sotterranee della famigerata prigione Stūra māja di Riga e condannato a tre anni e sei mesi di lavori forzati da scontarsi presso il Gulag Severo-Dvinsky ITL di Velsk nell’Oblast di Arkhangel’sk; durante la prigionia Kalniņš fabbricò una tastiera muta di carta per esercitarsi. 

Il mondo non è come noi lo vediamo ma come lo vedevano in quarta dimensione il grafico olandese Maurits Cornelis Escher e Johann Sebastian Bach con scale che non terminano mai in qualsiasi prospettiva, uccelli che diventano pesci a seconda del senso di volo o flusso e contrappunti infiniti che si tuffano a loro volta in altri contrappunti che leggono specularmente le stesse note.

Eduards Kalniņš morì di fame nel gulag il 14 dicembre 1948, il suo corpo fu scaraventato nelle fosse comuni e scomparve ma le sue dita continuano a pigiare la tastiera muta di carta e, laddove a Varsavia sorgeva la Wielka Synagoga, molti giurano di sentire a tarda sera il canto di Gershon Sirota.

Il nostro cervello non regge l’immensa bellezza della logica che si fa strada negli abissi che noi stessi abbiamo creato; per questa ragione la musica, quadridimensionale per natura, ci sopravviverà.

Francesco Lotoro

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