GERMANIA

Yad Vashem avrà una via a Berlino e un centro educativo a Monaco

Yad Vashem avrà una via a Berlino e un centro educativo a Monaco

Un tratto di Dorotheenstrasse, nel cuore di Berlino, diventerà Yad-Vashem-Straße. Il Senato (la giunta cittadina) della capitale ha approvato l’intitolazione del tratto di strada della capitale tedesca al Memoriale della Shoah di Gerusalemme. La strada costeggia Wilhelmstrasse, un tempo centro del potere nazista, dove furono pianificati la persecuzione e lo sterminio degli ebrei. L’area ospitava la Cancelleria del Reich e l’Ufficio Centrale per la Sicurezza del Reich. La cerimonia di intitolazione sarà il 20 gennaio 2027, 85esimo anniversario della Conferenza di Wannsee, quando i vertici del nazismo si riunirono per pianificare la «soluzione finale», lo sterminio sistematico degli ebrei d’Europa. «Il simbolismo della data è enorme», ha commentato Kai Diekmann, presidente degli Amici di Yad Vashem. Per il sindaco della capitale tedesca, il conservatore Kai Wegner (Cdu), con questo gesto Berlino riafferma come «la memoria della Shoah rappresenti un punto fermo e incrollabile della nostra storia». Sulla stessa linea, la presidente del parlamento tedesco Julia Klöckner (Cdu): «I nomi delle strade plasmano la nostra memoria quotidiana. Per questo motivo, l’intitolazione di Yad-Vashem-Straße è molto più di un semplice cambio di nome», ha sottolineato Klöckner. Il Memoriale di Gerusalemme, ha aggiunto, «rappresenta in tutto il mondo il ricordo delle vittime della Shoah e l’obbligo di fare in modo che l’inimmaginabile non venga dimenticato».

Il primo centro fuori da Israele
L’intitolazione berlinese arriva mentre Yad Vashem avvia la sua prima espansione internazionale. Il memoriale ha scelto Monaco come sede del suo primo centro educativo fuori da Israele, con un’estensione a Lipsia. L’apertura è prevista per il 2028 in un edificio a Karolinenplatz, un tempo sede del Tribunale Supremo del Partito nazista, a pochi passi dal centro di documentazione sul nazionalsocialismo già esistente. Un’area considerata uno dei luoghi simbolo delle origini del movimento.
In un’intervista alla Jüdische Allgemeine, il presidente di Yad Vashem, Dani Dayan, ha spiegato la scelta. Monaco è stata selezionata per la posizione geografica, il tessuto educativo esistente e il forte sostegno delle autorità bavaresi. L’edificio a Karolinenplatz, ha aggiunto, «è idealmente adatto alle nostre esigenze e possiede una significativa valenza storica». I centri di Monaco e di Lipsia, ha precisato, sono destinati a «servire l’intero Paese».
L’obiettivo, ha spiegato Dayan, è portare in Germania una prospettiva finora assente: quella delle vittime e dei sopravvissuti, «naturalmente diversa da quella dei discendenti dei carnefici». Sul fronte dell’antisemitismo, il presidente di Yad Vashem ha descritto un fenomeno mutato rispetto al passato: non più la negazione aperta della Shoah, ma «distorsione, relativizzazione e inversione dei ruoli tra carnefici e vittime». La risposta, ha concluso, deve essere l’educazione e «per questo non stiamo costruendo un museo, ma un’istituzione educativa».
Charlotte Knobloch, presidente della comunità ebraica di Monaco, ha definito il centro un «necessario contrappeso» all’estremismo politico. «L’antisemitismo non può essere sconfitto senza la conoscenza della storia», ha dichiarato.

Le critiche e la risposta dei rabbini tedeschi
Lo storico Meron Mendel, direttore del Centro educativo Anne Frank di Francoforte, ha sollevato dubbi sulla dipendenza di Yad Vashem dal governo israeliano, chiedendo cosa significherebbe per la memoria della Shoah se «un governo ancora più radicale andasse al potere». La Conferenza rabbinica ortodossa di Germania ha risposto alle critiche di Mendel con una nota: «Yad Vashem non rappresenta la politica quotidiana, ma la memoria dei sei milioni di ebrei assassinati d’Europa. È preoccupante che proprio questo lavoro venga trasformato in oggetto di regolamenti di conti politici». Criticare il governo israeliano è lecito, ha precisato la Conferenza, ma usare quella critica per delegittimare il lavoro di Yad Vashem «significa fraintendere la missione e il significato di questa istituzione unica».

(Foto di Jaroslav Monchak)

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