Sappiamo che nella tradizione ebraica il mondo non è mai davvero silenzioso. Come abbiamo ricordato presentando l’ultimo numero di DafDaf, il 169, la Torah parla di alberi che “battono le mani”, di foreste che cantano, e la creazione è una specie di grande coro. Per il pensiero ebraico l’idea che le piante ci ascoltino, reagiscano e perfino “suonino” non è strana, la natura è una presenza viva e ascoltare davvero significa accorgersi che non siamo i soli a parlare, sulla terra. Le piante, gli alberi, il paesaggio rispondono continuamente. Sulla copertina del numero di giugno di DafDaf, in distribuzione in questi giorni, abbiamo messo un fotogramma da Stille Freundin, L’amico silenzioso, film della regista ungherese Ildikó Enyedi il cui protagonista è un albero. A partire dal film, e dalle storie che racconta, abbiamo scelto di raccontare del laboratorio di musica tradizionale per bambini organizzato da oltre 15 anni dal festival di Cerkno, in Slovenia. I partecipanti quest’anno sono riusciti a tradurre gli impulsi elettromagnetici emessi da piante e oggetti in frequenze udibili e li hanno trasformati in composizioni, riuscendo così a unire arte, tecnologia e scienza, incoraggiando i bambini a esplorare ciò che non siamo abituati a sentire.
Piante che ascoltano, piante che suonano
Qualche giorno fa ho visto un film che mi è molto piaciuto. Il protagonista non era né un attore né un’attrice. Veramente non era neanche una persona. Era un albero. Un albero molto grande e dalla lunga vita, un ginkgo biloba, che si trova in un giardino tutto speciale: l’orto botanico dell’università di un’antica città tedesca chiamata Magdeburgo.
Il film racconta come quest’albero in oltre cento anni ha osservato in silenzio la vita di tanta gente.
Nel 2020, un neuroscienziato di Hong Kong, esplorando la mente dei neonati, inizia un esperimento inaspettato con il vecchio albero. Nel 1972, una giovane studentessa subisce un profondo cambiamento grazie al semplice atto di osservare e connettersi con un geranio.
Nel 1908, la prima donna ammessa all’università scopre, attraverso la lente della fotografia, i gli schemi dell’universo nascosti nella più umile delle piante.
Nel film si vede anche come un geranio nel suo vaso può essere capace di mettere in contatto dei fili elettrici e in questo modo far scattare l’apertura di un cancelletto nel giardino dove si trova, quando all’ingresso c’è un ragazzo che si prende cura di lui.
Uscito dal cinema ho raccontato tutto a un’amica e credevo di stupirla con queste storie straordinarie, ma lei non ha fatto una piega e mi ha tranquillamente detto: “Se ti interessano queste storie dovresti andare a cercare certa gente in Slovenia che non solo è capace di registrare le reazioni delle piante, ma è capace anche di farle suonare in un concerto.
Mi sembrava incredibile, ma ho deciso di tentare e così sono andato a conoscere
Blaž Celarec e Petra Vidmar sono due musicisti specializzati nelle percussioni (tutta la musica che si fa battendo qualcosa, come i tamburi, gli xilofoni e mille altri stranissimi oggetti). Blaž Celarec è uno dei batteristi e dei percussionisti più famosi in Europa. Petra Vidmar insegna Percussioni all’Accademia di Musica ed è solista dell’Orchestra Sinfonica della Radiotelevisione slovena. Lavorano al Conservatorio, all’Università e sulle scene dei teatri. Ma fanno anche delle attività con i bambini. E mi hanno invitato a un concerto che mi ha lasciato a bocca aperta.
All’inizio pensavo fosse uno scherzo. Saliva sul palco una vera e propria orchestra fatta di bambini e ognuno prima di prendere posto passava davanti a una pianta accarezzandone le foglie molto larghe.
La pianta era collegata con dei fili elettrici a un computer e ogni volta che un bambino si avvicinava qualche diavoleria elettronica era capace di tradurre in suoni le sue reazioni.
Ma il concerto doveva ancora cominciare e quando tutti hanno preso finalmente posto e hanno cominciato a suonare dei piccoli strumenti creati da loro (pezzi di coccio, bastoni, chiavi… oggetti di tutti i giorni che in un modo o nell’altro sono capaci di produrre un suono…) e anche le piante che stavano sul palco come gli altri orchestrali si sono messe a suonare.
Per questo ho pensato che lamentarsi come facciamo spesso che nessuno ci dà ascolto. Qualcuno che ci ascolta, a quanto pare, c’è sempre: le piante che stanno vicino a noi. E non solo ascoltano, sono anche capaci di rispondere. E noi possiamo ascoltare le loro risposte se utilizziamo gli strumenti giusti.
Il laboratorio di musica tradizionale per bambini, che fa parte del festival di Cerkno da oltre 15 anni, ogni anno cerca di lavorare sulla base di un’idea originale. I partecipanti si avventurano in un mondo sonoro oltre i limiti dell’udito umano. Utilizzando un dispositivo speciale, sono riusciti a tradurre gli impulsi elettromagnetici emessi da piante e oggetti in frequenze udibili e li hanno trasformati in composizioni sonore.
Durante il laboratorio, i bambini che componevano l’orchestra hanno imparato i principi di base del dispositivo, ma anche i metodi di registrazione, di formazione e di creazione di musica che viene da fonti strane, per noi non abituali, come per esempio.
Il laboratorio di quest’anno è riuscito a unire arte, tecnologia e scienza, incoraggiando i bambini a esplorare il suono oltre ciò che siamo abituati a sentire.
Alla fine del concerto molti applausi per tutti i musicisti. Tutti felici dalla parte del pubblico e sul palco. Chi insegnava la musica, chi l’ha suonata fra i ragazzi dell’orchestra e ovviamente le loro nuove amiche, le piante, molto soddisfatte per aver fatto sentire a tutti come è elegante e armoniosa la loro voce.
Dopo il concerto, per tornare a casa ho dovuto percorrere un lungo sentiero fra campi e boschi. A un certo punto canticchiavo pieno di pensieri, e un tale che mi ha incrociato per la via mi ha guardato strano. “No scusi – ho detto per giustificarmi – non è che sono matto. Cantavo qualcosa per le piante qui intorno”.