Fariba Karimi è una pittrice iraniana nata a Tabriz nel 1981 e arrivata in Italia nel 2009 per motivi di studio. Di recente ha firmato un appello di 50 laureati in materie artistiche dell’Università di Teheran a sostegno del principe Reza Pahlavi, il figlio dello Scià, e ha poi coordinato la partecipazione dei suoi connazionali in diaspora alla manifestazione “Con gli iraniani per un Iran libero” organizzata a Roma dall’associazione Setteottobre con il sostegno tra gli altri dell’Ucei. «Ho un dialogo intenso con i miei amici in Iran. A questo regime non importa niente del suo popolo, il suo unico obiettivo è portare il caos in Medio Oriente e sostenere gruppi terroristici suoi alleati. Registro una grande rabbia tra i miei connazionali, non si capisce davvero perché l’Iran debba occuparsi di questioni relative a un Paese sovrano come il Libano», racconta Karimi. L’artista chiarisce di non aver mai nascosto il sostegno a una guerra contro il regime e quindi «ho appoggiato l’iniziativa militare Usa-Israele, poi però gli Usa hanno intrapreso la strada del negoziato e questo, da molti iraniani, è stato percepito alla stregua di un tradimento: tanti di noi si aspettavano un indebolimento ulteriore del regime, per poi provare a dare noi l’ultimo colpo per liberarcene». Per Karimi, l’assetto di potere iraniano «si è comunque sensibilmente sgretolato, tanto che oggi non sappiamo nemmeno chi governa; nel contempo però il Paese va in miseria, la moneta ha sempre meno valore e c’è difficoltà ad accaparrarsi anche i beni alimentari di prima necessità: mancano i prodotti di base e le prossime manifestazioni è facile immaginare che partiranno da qua». Alla vigilia dell’iniziativa romana di Setteottobre, Karimi denunciò l’abbandono del popolo iraniano da parte dell’opinione pubblica italiana «un po’ per disinformazione, un po’ per scelta ideologica», sottolineando in particolare l’assenza di «coloro che dicono di essere per la difesa dei diritti umani». Nuove iniziative sono in programma? «Qualcosa faremo, anche se non è ancora chiaro che strada prenderanno gli eventi».
a.s.