LIVORNO

Comunità ebraica al Comune: i bambini sono tutti uguali

Comunità ebraica al Comune: i bambini sono tutti uguali

«Non vi sono e non vi devono essere differenze tra bambini e bambini: ogni vita innocente spezzata merita lo stesso rispetto, la stessa pietà e la stessa memoria, indipendentemente dalla nazionalità o dalla parte coinvolta nel conflitto». Si apre così la nota con cui il Consiglio della Comunità ebraica di Livorno contesta la mozione approvata l’8 giugno dal Consiglio comunale cittadino per l’installazione di una targa in memoria delle bambine e dei bambini palestinesi di Gaza.
Il testo, presentato dalla consigliera Camilla Barontini (Livorno Popolare), è stato approvato a larga maggioranza, con la sola astensione della Lega. A poche ore dal voto è arrivata la replica della Comunità ebraica locale. «Dinanzi al tragico coinvolgimento dell’infanzia nei teatri di guerra è particolarmente necessario evitare narrazioni unilaterali che trasformano una tragedia complessa in un racconto a senso unico», si legge nella nota. Il punto centrale per la Comunità è l’esclusione implicita di tutte le altre vittime. «La criticità della mozione sta proprio nel pensare di aver risolto la questione menzionando esplicitamente i soli bambini palestinesi e relegando invece tutti gli altri bambini vittime delle guerre in un indistinto calderone, di rango inferiore». In questo modo, prosegue la nota, «la morte di innocenti rischia di essere strumentalizzata per sostenere una narrativa politica di parte, nella quale viene implicitamente individuato un unico responsabile della tragedia che ogni guerra rappresenta».
La Comunità richiama il caso Dreyfus – ufficiale ebreo francese ingiustamente condannato a fine Ottocento per un tradimento mai commesso, vittima di prove false e pregiudizio antisemita – per ricordare quanto l’opinione pubblica possa essere «guidata da rappresentazioni parziali e simboliche», con danno all’intera società e alla convivenza civile. Per questo, conclude la nota, «la scelta di dedicare una targa pubblica esclusivamente ai bambini palestinesi vittime del conflitto, accennando solo indistintamente agli altri, in un luogo che dovrebbe unire e non dividere, rafforza una lettura selettiva del conflitto invece di promuovere una memoria condivisa e non contribuisce, pur nelle limitate possibilità di un ente locale, ad avvicinare le posizioni e a favorire il dialogo».

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