Il fattore J

Il concetto di Libano come “ostaggio” prima della Siria e ora dell’Iran descrive l’evoluzione storica dell’occupazione e dell’influenza geopolitica straniera che ha compromesso la sovranità del paese negli ultimi decenni. Questa espressione geopolitica riflette il passaggio del controllo sul territorio libanese da un attore regionale all’altro.
Per quasi trent’anni, il Libano è rimasto sotto la pesante influenza e l’occupazione militare diretta del regime siriano: Presenza militare:
Le truppe siriane sono entrate formalmente in Libano durante la guerra civile (1975–1990) e vi sono rimaste stabilmente. I dati sono questi:

  • Controllo politico: Damasco dettava la linea politica interna di Beirut, controllando i servizi di sicurezza, le nomine governative e le decisioni strategiche.
  • La fine dell’era siriana: Questo controllo diretto è terminato bruscamente nel 2005 con la Rivoluzione dei Cedri, l’ondata di proteste popolari scaturita dall’assassinio dell’ex Primo Ministro Rafik al-Hariri. Le forti pressioni internazionali e interne hanno costretto la Siria a ritirare completamente le sue truppe dal suolo libanese. Il presente: il Libano “ostaggio” dell’Iran attraverso Hezbollah.
  • Ricordo come un altissimo esponente dell’Italia, recatosi in Siria tanti anni addietro, incolpò Israele della situazione precaria in cui versava, rimuovendo il dominio siriano dal discorso, alla stregua di un bruttissimo sogno.

Dopo il disimpegno siriano, l’influenza della Repubblica Islamica dell’Iran è cresciuta esponenzialmente, portando analisti e leader politici a definire il Libano un “paese prigioniero” delle agende di Teheran: Hezbollah come Stato nello Stato. L’Iran esercita il suo potere principalmente attraverso Hezbollah, la milizia sciita e partito politico libanese da esso interamente finanziata, armata e addestrata.
Il monopolio delle armi: Nonostante gli accordi internazionali e i recenti tentativi di cessate il fuoco volti a disarmare le milizie, Hezbollah mantiene un arsenale militare parallelo e spesso superiore a quello dell’esercito regolare libanese. Guerre per procura: Critici e oppositori interni denunciano il fatto che l’Iran utilizzi il Libano come un proprio avamposto militare contro Israele. Questa dinamica trascina il popolo libanese in conflitti devastanti non decisi dal governo centrale, paralizzando le istituzioni e isolando economicamente il paese.
Sta di fatto che l’opinione pubblica è mal guidata: provate a chiedere a qualcuno cosa:
a) cosa faccia Israele in Libano e potete scommettere fortemente che vi dirà che si tratta di volontà espansionistica e, volendo genocidaria. Basterebbe poco per sapere che l’Iran è una potenza tentacolare, capace di smuovere i terroristi di Hamas ed Hezbollah e di mettere le bombe nella mutua ebraica argentina AMIA.
b) domandate anche cosa sia successo l’8 ottobre 2023; nessuno ricorderà che  l’attacco di Hezbollah dell’8 ottobre 2023 si è svolto come un’azione balistica configurata come il primo atto di apertura del fronte nord israeliano all’indomani dell’incursione di Hamas.
Come già detto in questa sede, l’Unione europea, assieme al Regno Unito, ebbe a rilasciare una Dichiarazione comune sulla situazione in Libano il 31 marzo 2026, che recita «Noi, ministri degli esteri del Belgio, della Croazia, di Cipro, della Francia, della Grecia, dell’Italia, di Malta, dei Paesi Bassi, del Portogallo e del Regno Unito, e l’alto rappresentante dell’Unione europea, esprimiamo il nostro pieno sostegno al governo e al popolo libanese, che ancora una volta stanno subendo le drammatiche conseguenze di una guerra che non è loro. Esprimiamo le nostre condoglianze alla famiglia delle vittime e la nostra solidarietà alla popolazione civile colpita da questa guerra sia in Libano che in Israele. La responsabilità di questa situazione è di Hezbollah. Condanniamo fermamente gli attacchi di Hezbollah a sostegno dell’Iran contro Israele, che devono cessare immediatamente».
Eppure, nei media italiani non se ne fa cenno. Forse opera il fattore J, così come operava in passato il fattore K, frutto della penna di Alberto Ronchey. Rimosso sulla nascita il secondo, così come sarà rimosso il fattore J, un nostro parto. L’opinione pubblica queste cose non le sa, l’opinione pubblica “sa” soltanto che i sionisti sono dei genocidi, come recita una pubblicità della solita casa editrice. Poiché questa è l’istruzione che ricevono oggi giorno gli italiani, è irreale esprimere sconcerto e/o stupore per le conseguenze.

Emanuele Calò

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