Un Consiglio comunale surreale

In un crescendo ossessivo, a pochi giorni dal bizzarro chiarimento che il gemellaggio con Bat Yam non era stato prorogato già nel 2025 – ma non lo si era detto e non lo si sapeva – , l’8 giugno sono approdate due mozioni al Consiglio comunale di Livorno.
Una per attivare il Comune per il boicottaggio dei prodotti israeliani e l’altra per una targa da apporre in un luogo pubblico, «in memoria delle bambine e dei bambini palestinesi di Gaza»
Volendomi male ho seguito il dibattito, denso di momenti surreali e tragicomici.
L’esito è che, forse rendendosi conto dell’impossibilità di realizzare la cosa, il boicottaggio si esprimerà tramite una «campagna informativa» per «la sensibilizzazione nei confronti della cittadinanza circa la necessità di acquisti consapevoli di prodotti che arrivano da paesi coinvolti in aggressioni nei confronti di altri popoli in violazione del diritto internazionale».
Insomma, il nulla cosmico o, per dirla alla Totò, «ma mi faccia il piacere!»: unica alternativa, un ritorno a una dura autarchia stile fascista, visto che la formulazione votata porterebbe ad escludere, di fatto, la maggior parte dei prodotti in circolazione nel mondo.
Quasi tutti contenti (a parte i pochissimi contrari) comunque: ciascuno cercherà di dire che ha portato a casa il risultato perseguito.
Il fondo lo si è toccato quando è stata affrontata la seconda mozione, con il trionfo di ipocrisia e retorica sfociate nella squallida conclusione: la targa menzionerà esplicitamente i bambini palestinesi con una coda, stile gruppo misto o varie ed eventuali, che cita indistintamente tutti gli altri bambini vittime di guerre, ecc, nel mondo.
Insomma, pur nella sua inefficacia pratica, il Consiglio comunale livornese ha sancito che ci sono bambini di serie A e di serie B (forse anche C).
Si dice che la politica sia l’arte del compromesso ma spesso gli artisti non sono all’altezza del concetto.

Gadi Polacco

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