L'OSSERVAZIONE

Difendere gli ebrei? Più facile sbeffeggiarli

Cosa accadrebbe se un giornale pubblicasse una striscia intera di vignette che denigrano una ragazza “che se l’è andata cercare” perché è uscita in minigonna e poi è stata violentata?
Giustamente, un finimondo, soprattutto a sinistra.
Ma se quella ragazza è israeliana, ed è prigioniera da un anno esatto di Hamas che l’ha rapita a un festival di musica vicino a Gaza, allora va bene sbeffeggiarla. Descriverla come un Cappuccetto Rosso ingenuo, che non ha dato ascolto alla mamma e al Mossad e “se l’è andata a cercare” quando è stata portata via dai “lupi travestiti da combattenti per la libertà (sic)”. Non solo nessuno a sinistra si scandalizza, nessuna femminista solleva la questione del diritto di una ragazza di andare a ballare dove vuole senza rischiare di essere uccisa, violentata o rapita, ma chi lo fa viene denunciato per diffamazione. È quello che è capitato a Simone Lenzi, scrittore e, all’epoca dei fatti (7 ottobre 2024, nell’anniversario del peggior pogrom antiebraico dalla Seconda guerra mondiale) assessore al Cultura del Comune di Livorno.
Lenzi, disgustato dalle vignette, scrive di getto un post su X in cui non risparmia alcuni improperi a quel giornale aggiungendo di avere pronta una bottiglia di champagne per quando quella testata chiuderà. Denunciato dal direttore, partono le indagini: il pubblico ministero derubrica la questione a legittimo diritto di critica e allora è il giudice dell’udienza preliminare a deciderne (cronaca recentissima) il rinvio a giudizio in quanto, anche se non nominato, il direttore sarebbe stato da tali parole diffamato nella sua reputazione.
Attenti quindi, perché prendersi gioco di Israele – anche degli ostaggi nei tunnel – non costa niente, ma chi critica questo gioco può trovarsi a pagarla molto cara.

Silvia Guastalla

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