LA POLEMICA

Caprarola sionista?

Sono stato a Caprarola, resa un polo turistico dalla presenza monumentale dell’immenso Palazzo Farnese. Visitando la Sala del Mappamondo, attraverso antiche mappe, ho constatato quanto sia irreale l’accusa al popolo ebraico di essersi appropriato di terre che gli sarebbero estranee.
Leggendo, dopo la visita, apprendo che nella celebre mappa della Giudea dipinta da Giovanni Antonio da Varese (il Vanosino) nella Sala del Mappamondo di Palazzo Farnese, le indicazioni cartografiche uniscono la tradizione biblica alla cultura umanistica del XVI secolo. Le principali indicazioni e riferimenti legati alla storia e alla geografia ebraica presenti nell’affresco includono:

  • La ripartizione delle Dodici Tribù d’Israele. La caratteristica più evidente è la divisione del territorio secondo i confini biblici delle Tribù d’Israele (come Giuda, Beniamino, Simeone, Dan, ecc.). Ogni area geografica è chiaramente identificata dal nome della rispettiva tribù ebraica, seguendo fedelmente i testi del Libro di Giosuè. Toponimi Biblici e Città Sante.
  •  I nomi delle città non riflettono la geografia politica contemporanea del Cinquecento (sotto il dominio Ottomano), ma sono i toponimi storici ebraici tradotti in latino (es. IerusalemHebronBethel).
  • Gli elementi naturali sacri per l’ebraismo, come il Fiume Giordano e il Mar Morto, sono tracciati e messi in risalto con rifiniture in oro splendente.

Immediatamente sopra la mappa, nella lunetta, è raffigurata la personificazione della città di Gerusalemme. Accanto a questa figura si nota la rappresentazione del Tempio di Salomone.
Apprendo anche che la spiegazione classica rimanda alla dottrina della sostituzione: secondo la teologia cattolica dell’epoca, la Chiesa cristiana non negava il passato ebraico della Palestina, ma si considerava il Vero Israele (Verus Israel). Agli occhi dei committenti della famiglia Farnese, riscoprire e mostrare la topografia ebraica antica serviva a dimostrare come le profezie dell’Antico Testamento si fossero compiute nella Chiesa di Roma, che aveva ereditato e “sostituito” il ruolo di popolo eletto. L’intento iconografico della stanza risponde a una precisa visione cattolica e controriformista guidata dal cardinale Alessandro Farnese. Quali che fossero le intenzioni, le mappe riflettevano la storia.
È curioso che oggi giorno accada spesso il contrario, laddove si rimuovono le radici ebraiche del cristianesimo, per conservare buoni rapporti con miliardi di fedeli di altre religioni. E, talvolta, invitando a Vatican News dei personaggi che non trovano di meglio che criticare le Comunità ebraiche senza contraddittorio. Questo sarebbe comprensibile se non fosse che, rimuovendo l’ebraismo, i Vangeli vengono privati di Gesù. Vale davvero la pena?

Emanuele Calò 

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