ROMA

Cultura ebraica, il fondo F.A.C.E. protagonista

Cultura ebraica, il fondo F.A.C.E. protagonista

Attiva tra il 1924 e il 1937, la Federazione delle Associazioni Culturali Ebraiche (F.A.C.E.) promosse la raccolta fotografica del patrimonio cultura ebraico italiano anche come volano di aggregazione identitaria. Si tratta in tutto di circa 450 immagini, oggi raccolte in sette album e conservate presso la Biblioteca Nazionale dell’Ebraismo Italiano “Tullia Zevi” a Roma. Cosa ha rappresentato questo patrimonio, come è stato finora valorizzato e come lo si potrà fare in futuro è uno dei temi della conferenza “Difendere e diffondere la cultura nostra” organizzata nella sede della biblioteca dalla Fondazione per i Beni Culturali Ebraici in Italia (Fbcei) insieme al Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah (Meis) di Ferrara e all’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (Ucei).
«La cultura è uno strumento di identità, dialogo e trasmissione della memoria», ha esordito il presidente della Fbcei, Dario Disegni, introducendo temi e finalità della giornata di studio con al centro, tra i vari elementi, proprio quella raccolta di immagini intesa come «patrimonio iconografico di eccezionale valore» per approfondire la conoscenza di quegli anni immediatamente precedenti la persecuzione antisemita di Stato e favorire l’incontro. «Noi ebrei italiani rivendichiamo di volerci essere, anche attraverso la cultura. Lo scrittore israeliano Eshkol Nevo è soltanto l’ultima vittima di una tempesta antisemita, ma siamo convinti che ci sia una maggioranza di persone che vogliono conoscerci», ha dichiarato Ruben Della Rocca, assessore Ucei alla Memoria, esprimendo apprezzamento per la presenza di Simona Renata Baldassarre, assessore alla Cultura della Regione Lazio, perché, ha detto Della Rocca, «abbiamo bisogno della politica e delle istituzioni». Guido Ottolenghi, il presidente del Meis, ha evocato uno dei frutti del lavoro compiuto finora sull’archivio F.A.C.E. grazie alla collaborazione di più enti. Si tratta della mostra “Viaggio in Italia. Alla scoperta del patrimonio culturale ebraico” curata da Valeria Rainoldi e Sharon Reichel e attualmente esposta a Ferrara, di cui è stata rinviata la chiusura inizialmente prevista per metà giugno in ragione del «successo» riscontrato finora. Anche per Baldassarre «memoria e cultura sono strettamente legati» e «la conoscenza diventa crescita civile». Per l’assessore è fondamentale promuovere cultura «per fare dialogare i popoli» anche a causa della «scandalosa ondata di antisemitismo».

Un modello di costruzione identitaria

A dare il via ai lavori della conferenza è stato poi Giorgio Segrè, componente di Giunta della Fbcei, che ha introdotto e contestualizzato gli interventi dei vari relatori, presentando inoltre un percorso espositivo allestito a fianco della sala con immagini di sinagoghe, ghetti, cimiteri, oggetti rituali, manoscritti e libri dal fondo F.A.C.E.
Germano Maifreda (Università di Milano) ha per primo collocato la F.A.C.E. nella storia dell’ebraismo italiano di inizio Novecento, tra fermenti di emancipazione e nuovi modelli identitari da riformulare alla luce dell’apparente, piena integrazione degli ebrei italiani nella società del tempo. In quel contesto, ha spiegato lo studioso, l’istituzione «rappresentò il più organico tentativo compiuto dall’ebraismo italiano di organizzare una propria appartenenza collettiva fondata sulla cultura e la memoria storica». La F.A.C.E. va quindi vista come «un dispositivo di costruzione identitaria» basato sulle molteplici iniziative intraprese «per promuovere una più intensa conoscenza dell’arte e della lingua ebraica», come tramite per il consolidamento di una «comunità culturale» che faceva leva su una intensa rete di circoli, mostre, campagne e attività educative. La F.A.C.E, ha chiarito Maifreda, «nasceva da una prospettiva rivolta al futuro». La storica dell’arte Andreina Draghi ha quindi analizzato l’archivio nel contesto degli anni Venti e Trenta, soffermandosi sul carteggio (1883-1963) con l’artista Abel Pann famoso anche per la sua “Bibbia in immagini” e sulla vivacità culturale della Livorno dell’epoca. La F.A.C.E. fu infatti costituita nell’ambito del Congresso Culturale Ebraico svoltosi nella città toscana nel 1924, un appuntamento che ebbe una grande importanza nel pensiero di sé dell’ebraismo italiano. Draghi ha rievocato tra le altre le vicende della galleria “Bottega d’Arte” fondata nel 1922 Gino Belforte e diventata in breve tempo una delle più importanti a livello nazionale, oltre al ruolo del livornese Guido Bedarida nella nascita e nello sviluppo della fondazione.

Il recupero e la conservazione del materiale

«Conservare gli archivi significa tutelarli, ma anche tramandare la memoria», ha spiegato l’archivista Keren Perugia, che ha illustrato i lavori di recupero, conservazione e valorizzazione del fondo effettuati sul materiale a disposizione, oggi conservato in un deposito con uno spazio di aerazione ad hoc per evitarne il deterioramento. «Monumenti scomparsi, comunità scomparse: è importante che questa documentazione venga consultata e conosciuta», ha sottolineato Perugia, parlando di «lavoro in fase di completamento». Tra i prossimi passaggi da realizzare è prevista «la redazione di un indice con nomi, luoghi ed enti».
Ha concluso la prima sessione un intervento della ricercatrice Aura Racioppi, che ha studiato in profondità le carte dell’archivio. I protagonisti e gli animatori della F.A.C.E, ha affermano, «intendevano promuovere la cultura ebraica per rafforzare l’identità ebraica stessa e facendo ciò si preoccupavano di quella che oggi potremmo definire una ricerca del feedback, interrogandosi sull’esito dei vari convegni. Perché dovevano essere sì eruditi, ma anche comprensibili».

Adam Smulevich

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