Venezuela

Soccorritori israeliani sul campo, comunità ebraiche lanciano raccolta fondi

Soccorritori israeliani sul campo, comunità ebraiche lanciano raccolta fondi

Da poche ore è sul campo in Venezuela anche la squadra volontaria di ricerca e soccorso SmartAID-Magen 17, team israeliano specializzato nella ricerca di superstiti sotto le macerie e nell’integrazione della tecnologia negli interventi umanitari. La missione ha ottenuto il permesso del governo venezuelano della presidente a interimDelcy Rodríguezper entrare nel Paese e affiancare le squadre locali impegnate nelle operazioni dopo il devastante doppio terremoto che ha colpito Caracas e lo Stato costiero di La Guaira, l’area più duramente colpita dal disastro. Un via libera non scontato: Israele e Venezuela non hanno relazioni diplomatiche dal 2009, quando l’allora presidente Hugo Chavez decise di interromperle, contestando l’Operazione Piombo Fuso a Gaza. Il successore di Chavez, Nicolás Maduro, arrestato e incarcerato da un blitz delle forze speciali Usa il 3 gennaio 2026, ha mantenuto una linea apertamente ostile a Israele, allineandosi con Teheran.
SmartAID, organizzazione israeliana fondata da Shachar Zahavi, ha già volontari sul terreno con cittadinanza statunitense, venezuelana e doppia cittadinanza israelo-venezuelana, impegnati a distribuire prodotti per l’igiene, beni di prima necessità e altri aiuti alle famiglie rimaste senza casa. «Il nostro mandato principale è aiutare», ha spiegato Zahavi ai media israeliani. Nelle prossime ore l’organizzazione prevede inoltre di far arrivare dagli Stati Uniti sistemi autonomi per garantire elettricità e acqua potabile, oltre a servizi internet Starlink. «Il nostro team volerà in Venezuela con le attrezzature e le installerà in ospedali, cliniche e diversi siti di primo intervento, in coordinamento con il governo locale e con le organizzazioni umanitarie di base». Anche un’altra ong israeliana, IsraAid, ha una squadra in viaggio verso il Venezuela, mentre il suo team con sede in Colombia si trova già nella zona del disastro.

La raccolta fondi delle comunità ebraiche
Accanto agli interventi di soccorso, le Comunità ebraiche del Venezuela hanno lanciato una raccolta fondi d’emergenza per far fronte ai bisogni più urgenti provocati dal sisma. L’obiettivo iniziale è di 2 milioni di dollari: entro domenica sera ne erano già stati raccolti 176 mila. Il ricavato servirà anche ad aiutare circa 80 famiglie della Comunità che hanno perso la casa e altre 200 con abitazioni a rischio.
Il presidente del Comitato delle comunità ebraiche del Paese, Isaac Benjamin, e il vicepresidente, Roberto Mishkin, hanno rivolto un appello al mondo ebraico per sostenere la ricostruzione: «Dobbiamo aiutare le famiglie che hanno subito le perdite più gravi, ricostruire le nostre istituzioni e continuare a fornire il sostegno sociale, medico e psicologico di cui la nostra comunità ha bisogno».
Fin dalle prime ore dopo il disastro, Hebraica, principale centro comunitario ebraico di Caracas, ha aperto le sue porte come rifugio. Medici, psicologi, personale di sicurezza e decine di volontari hanno lavorato giorno e notte per assistere le persone colpite e coordinare gli aiuti. «Il popolo ebraico ha sempre dimostrato che, quando una comunità affronta una difficoltà, non è mai sola», hanno aggiunto Mishkin e Benjamin. «Oggi vi chiediamo di stare al nostro fianco e di aiutarci a ricostruire le vite delle nostre famiglie, le nostre istituzioni e il futuro della comunità ebraica del Venezuela».
Il bilancio ufficiale delle vittime è salito a 1.430, mentre le famiglie segnalano almeno 68.900 dispersi.

d.r.

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