Storia

Nel cuore di Londra, torna lo storico ufficio “sionista”

Nel cuore di Londra, torna lo storico ufficio “sionista”

In 77 Great Russell Street, nel cuore di Londra, nei primi anni del Novecento si alternarono figure chiave del sionismo: Chaim Weizmann, David Ben-Gurion, Nahum Sokolow, Ze’ev Jabotinsky. Fu Weizmann, tornato nella capitale britannica nell’ottobre 1918 e convinto a torto, — perché le trattative sul futuro della Palestina mandataria si sarebbero trascinate per anni — di poter ripartire per Gerusalemme «entro poche settimane», a incaricare il collega Julius Simon di affittare quella casa di Bloomsbury e trasformarla nel quartier generale del movimento. Nella primavera del 1919 l’ufficio aveva il suo nome ufficiale, il Central Zionist Office: da lì Weizmann e Sokolow dirigevano il dipartimento politico, mentre altri collaboratori curavano l’amministrazione e i rapporti con il governo britannico.
Più di un secolo dopo, quello stesso indirizzo è tornato sotto i riflettori. Il caso era arrivato in tribunale nel 2024, riporta Ynet, dopo lo sfratto dell’Organizzazione Sionista deciso «per motivi di sicurezza» dalla società immobiliare proprietaria dell’edificio; l’ente ha contestato la legittimità del provvedimento, ottenendo dai giudici dell’Alta Corte di Londra, un anno e mezzo più tardi, il diritto di tornare al numero 77. Martedì il rabbino capo della Gran Bretagna, rav Ephraim Mirvis, ha affisso la mezuzah sullo stipite della porta; accanto a lui Matan Bar-Noy, l’inviato dell’Organizzazione Sionista a Londra che per due anni ha guidato la battaglia legale per la restituzione degli uffici.

Il custode di Weizmann
Quelle stanze per David Ben-Gurion, trasferitosi negli anni Trenta a Londra come presidente esecutivo dell’Agenzia Ebraica, furono quasi un secondo domicilio. Insieme al collega Berl Katznelson formava, scrive la storica israeliana Anita Shapira, «una sorta di guardia dell’Yishuv» incaricata di assicurarsi che Weizmann non si lasciasse sfuggire concessioni premature nei negoziati con Londra: come quella volta, riporta sempre Shapira, in cui in un incontro con il primo ministro iracheno Nuri al-Sa’id si lasciò sfuggire l’idea che i sionisti sarebbero stati disposti a sospendere l’immigrazione ebraica pur di facilitare i negoziati con gli arabi, scatenando un putiferio nel campo sionista. Le tensioni tra i due in ufficio non erano rare: Ben-Gurion poteva esplodere in accessi di rabbia che sfioravano l’irrazionalità, racconta la storica, mentre Weizmann teneva per sé gran parte dei contatti riservati con funzionari britannici e leader arabi.

Un piccolo mondo
Sempre in quelle stanze Ben-Gurion trovò anche un’inattesa amicizia intellettuale: quella con Doris May, giovane segretaria dell’ufficio, con cui condivideva la passione per la letteratura greca classica e che si occupava di fargli recapitare libri dalla libreria Blackwell’s fino a Tel Aviv, racconta sempre Shapira. Nello stesso ufficio lavoravano anche Blanche “Baffy” Dugdale, nipote di Lord Balfour, non ebrea ma sionista appassionata, e lo storico Lewis Namier, tra le poche persone dello staff che, secondo Shapira, osavano avere opinioni proprie di fronte a un leader come Weizmann.
Dal 77 di Great Russell Street passò dunque una parte significativa della storia politica del sionismo britannico: un ufficio dove si intrecciavano telegrammi diplomatici, ordini di libri e incomprensioni personali, e da cui uscirono le tre organizzazioni — l’Organizzazione Sionista Mondiale, l’Agenzia Ebraica e il Keren Hayesod — che nel 1948 sarebbero diventate le istituzioni nazionali dello Stato.

(Nell’immagine, riunione di esponenti delle organizzazioni sioniste, Londra 1928, Archivio Centrale Sionista dell’Organizzazione Sionista Mondiale)



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