«Escludere l’Associazione medica israeliana dal consesso delle associazioni mediche mondiali sarebbe terribile. Bisogna muoversi e mobilitare il mondo su questo». Lo ribadisce Rosanna Supino, presidente dell’Associazione Medica Ebraica, commentando la contro-petizione sottoscritta da oltre 5.000 medici di 46 Paesi contro l’iniziativa volta a isolare la sanità israeliana dagli organismi internazionali. La mobilitazione nasce in risposta all’appello, rilanciato nelle scorse settimane anche da The Lancet, con cui un migliaio di medici ha chiesto di boicottare l’Associazione Medica Israeliana e di escluderla dalla World Medical Association. Una richiesta che, secondo i promotori della contro-petizione, tradisce la missione stessa della medicina, trasformando gli organismi sanitari internazionali in luoghi di scontro politico.
Nel documento, firmato da professionisti provenienti tra gli altri da Canada, Brasile, Germania, Spagna, Francia e Italia, si afferma che «le organizzazioni mediche devono restare spazi di cooperazione scientifica e universale, non strumenti di esclusione politica». L’espulsione o il boicottaggio di un’associazione medica nazionale, si legge ancora, rappresentano «atti aggressivi, contrari alla nostra missione medica».
Per Supino, la raccolta di firme è un segnale importante, anche se il clima resta preoccupante. «Quella delle 5.000 firme già raccolte è ovviamente positiva. Speriamo che serva, anche se siamo tutti piuttosto pessimisti», osserva. Il timore, spiega, è che la pressione non arrivi soltanto dalle istituzioni professionali, ma da un clima più ampio: «Qui non è solo una questione di istituzioni in ambito medico, che già in alcuni casi si stanno comportando male: c’è anche un furor di popolo. Le manifestazioni dal basso continuano, ad esempio tra gli infermieri».
La contro-petizione denuncia il carattere unilaterale delle accuse mosse alla sanità israeliana. Secondo i firmatari, le contestazioni rivolte all’Associazione medica israeliana sarebbero, «nel peggiore dei casi, menzogne e, nel migliore, affermazioni controverse presentate come fatti», perché ignorano il ruolo di Hamas nella distruzione del sistema sanitario a Gaza e l’uso di infrastrutture civili per finalità militari-terroristiche.
La posizione dell’Associazione Medica Ebraica è in linea con questa impostazione: «Il compito di ogni sanitario è tutelare la vita umana, senza distinzioni ideologiche o geopolitiche. L’assenza di ogni riferimento alle vittime israeliane, ai feriti, agli ostaggi ancora detenuti, e la non distinzione tra civili gazawi e terroristi legati a Hamas, è inaccettabile», sottolineava l’Ame riferendosi a un altro appello, quello promosso in Italia dalla rete Sanitari per Gaza.
«La medicina deve restare un terreno di cooperazione, non di esclusione», conclude Supino.
d.r.