Firenze

Comunità festeggia ingresso di due rotoli della Torah

Comunità festeggia ingresso di due rotoli della Torah

“Vitalità” e “futuro” sono state forse le parole più pronunciate durante la cerimonia di accoglienza di due rotoli della Torah (Hachnasat Sefer Torah) nella sinagoga di Firenze, martedì sera. Uno, antico, del Seicento, restaurato con la collaborazione della Conferenza dei Rabbini Europei. L’altro, nuovo, realizzato in Israele grazie alla donazione di due famiglie e completato nella stesura delle ultime lettere, a ridosso della cerimonia, con la partecipazione degli ospiti della casa di riposo e di numerosi iscritti.
«C’è stato un tempo in cui, per celebrare una festa o un matrimonio, era uso donare dei rotoli della Torah», ha affermato il rabbino capo della città, Gadi Piperno, intervenendo per primo con un richiamo alla storicità di questo “ingresso”. Da almeno 150 anni, infatti, un Sefer Torah nuovo non entrava in Comunità. Merito delle famiglie Camerini e Halwani, che hanno voluto suggellare con quest’atto la loro recente unione. Mentre per quanto riguarda il ripristino del Sefer antico hanno contribuito il lascito del cantore Jacopo Treves z.l. («Una colonna di questa Comunità») e una donazione di Robert ed Eveline Mintz.

Una giornata di festa
«Viviamo una giornata di festa», ha detto Piperno. «Una giornata in cui la vitalità del presente si lega alle nostre tradizioni»,
«L’augurio è che i Sefer Torah possano aumentare, a Firenze e in ogni altra Comunità», ha dichiarato il rabbino capo di Milano e presidente dell’Assemblea dei Rabbini d’Italia, Alfonso Arbib. «Scrivere un Sefer Torah è una delle 613 mitzvot (precetti) a cui ciascuno è chiamato come singolo». Svolgendo alcune riflessioni attorno alla frase «Scrivere questo canto» contenuta nella parashah di Vayelech, Arbib ha dato conto di alcune interpretazioni di Maestri su cosa si intenda per “canto”. Per alcuni è proprio la Torah, «non solo per quel che è scritto, ma anche per il sentimento e l’emozione» che la lettura deve suscitare in chi legge e ascolta. Si è unito alle celebrazioni Dario Disegni, presidente della Comunità ebraica di Torino e della Fondazione Beni Culturali Ebraici in Italia: «Sono commosso ed emozionato. Mi lega un particolare affetto a Firenze, la città di mio nonno Dario, che qui è nato e si è formato nella carriera rabbinica». Disegni si è soffermato sulla valorizzazione del patrimonio culturale ebraico, anche come «sprone per le attività», annunciando per il futuro alcuni fondi governativi destinati anche a Firenze.
«Questa sinagoga è il luogo in cui abbiamo imparato ad amare l’ebraismo e il popolo ebraico», ha raccontato il fiorentino David Camerini, uno dei donatori del Sefer nuovo. «Oggi sentiamo vicine a noi tutte le generazioni che ci hanno preceduto». Un concetto ribadito da Yigal Halwani, originario di Milano e compartecipe della donazione, che ha ricordato «chi non c’è più» ma è presente nei ricordi e negli insegnamenti. Ha concluso la cerimonia il presidente degli ebrei fiorentini, Enrico Fink, parlando di «momento di gioia in cui abbiamo tutti danzato», ma anche di «un simbolo potente» per via dei tanti mondi evocati e intrecciati: giovani generazioni, persone del passato che hanno lasciato un segno, fiorentini, milanesi, israeliani.

a.s.

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