Doveva ripartire domenica, resterà altre due settimane. La delegazione israeliana arrivata in Venezuela dopo il devastante terremoto prolungherà la sua missione su richiesta della presidente ad interim Delcy Rodríguez, che nei giorni scorsi ha incontrato i suoi membri e ringraziato Israele per l’assistenza fornita nell’emergenza. Il via libera è arrivato dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, dopo un colloquio tra Rodríguez e il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar. La decisione ha un importante peso politico: Israele e Venezuela non hanno relazioni diplomatiche dal 2009, quando Caracas le interruppe in seguito all’Operazione Piombo Fuso a Gaza. Allora a guidare il Paese sudamericano era Hugo Chávez, ma la linea ostile verso Israele è proseguita anche negli anni di Nicolás Maduro, di cui Rodríguez è stata a lungo la numero due. Per questo, le immagini di questi giorni della presidente venezuelana accanto ai rappresentanti israeliani, inclusi ufficiali del Comando del Fronte interno in uniforme delle Idf, sono state definite dai media israeliani «particolarmente rare».
La missione israeliana, composta da rappresentanti del ministero degli Esteri e da specialisti dell’esercito, resterà in Venezuela per aiutare l’avvio del piano nazionale di ricostruzione elaborato con le autorità locali. Il programma riguarda le aree più colpite dal doppio sisma, tra Caracas e lo Stato costiero di La Guaira, e prevede la valutazione di circa 1.300 edifici da recuperare o demolire, l’abbattimento delle strutture pericolanti, la rimozione delle macerie e la preparazione delle zone liberate per nuove costruzioni.
A guidare la delegazione militare israeliana è il generale di brigata Elad Edri, a capo del Comando del Fronte interno. La missione conta 28 persone, tra cui otto ingegneri specializzati nella valutazione dei danni strutturali, oltre a rappresentanti diplomatici. «Abbiamo ricevuto un compito diverso da quello affidato in passato ad altre delegazioni», ha spiegato Edri ai giornalisti.
Rodríguez aveva già riconosciuto pubblicamente il contributo israeliano, sottolineando il ruolo della comunità ebraica venezuelana nel rendere possibile il contatto. «Abbiamo ricevuto un gruppo professionale e molto qualificato da Israele», ha dichiarato, ringraziando il rabbino capo del Venezuela, Yitzhak Cohen, per il coordinamento con il governo israeliano.
Il terremoto, avvenuto circa due settimane fa, è considerato il più grave in Venezuela da oltre un secolo. Due scosse ravvicinate, di magnitudo 7.2 e 7.5, hanno colpito il Paese a distanza di pochi secondi, provocando crolli soprattutto a La Guaira e nella capitale Caracas. Secondo l’ultimo bilancio diffuso dal ministero dell’Informazione venezuelano, le vittime sono 3.685.
Venezuela
Presidente Rodríguez incontra delegazione israeliana di soccorso ai terremotati
I due Paesi non hanno relazioni diplomatiche dal 2009