Calcio

È Argentina contro Spagna, ma si parla di Israele

È Argentina contro Spagna, ma si parla di Israele

La nazionale di Israele non partecipa al Mondiale di calcio dal 1970, l’anno in cui il Brasile sconfisse l’Italia nella celeberrima finale dello stadio Azteca. Si tratta della prima e finora unica partecipazione per lo Stato ebraico, eppure forse mai come quest’anno Israele è “presente”, se non in campo perlomeno come argomento di “dibattito” assai rumoroso tra istanze di boicottaggio, deliri complottisti, polarizzazioni destinate ulteriormente ad accentuarsi con la finale tra Argentina e Spagna per via delle diverse posizioni dei due governi sulla situazione in Medio Oriente. Da una parte una delle leadership più vicine a quella di Gerusalemme, con il presidente argentino Javier Milei che ha rivendicato di essere il politico «più sionista» in circolazione, dall’altra quella che, sotto la guida di Pedro Sanchez, ha capitanato in Europa e non solo il fronte della “guerra diplomatica” a Israele fra sanzioni e richieste di embargo.

Una ossessione destinata a durare

La sfida tra l’Argentina di Messi e la Spagna di Yamal «si inserisce nel contesto di un Mondiale in cui il conflitto israelo-palestinese è sembrato spesso inevitabile», rileva tra gli altri il magazine ebraico statunitense The Forward, sottolineando come nel corso dell’intero torneo tifosi, giocatori e federazioni nazionali abbiano spesso sfruttato la piattaforma per «criticare Israele, mettere in luce le sofferenze dei palestinesi e chiedere l’espulsione di Israele dalla Fifa». Non sono mancate anche le farse, alcune piuttosto grossolane. Come l’intervento di ignoti sul profilo Wikipedia dell’arbitro francese François Letexier, accusato dall’Egitto di un arbitraggio sbilanciato a favore dell’Argentina nell’ottavo di finale vinto, in modo rocambolesco, dagli uomini di Lionel Scaloni. Per ore su Wikipedia si è parlato di un presunto background ebraico ortodosso del suddetto e, come è facile immaginare, una volta che tale “informazione” è circolata migliaia di utenti dei social network si sono scatenati con le loro invettive. D’altronde, si sa, Messi è un “perfido sionista”. Come si evince già dalle sue immagini con la kippah in testa al Kotel, il Muro Occidentale di Gerusalemme, o dall’indirizzo dell’abitazione in cui ha trascorso la sua giovinezza nella città di Rosario, al civico 525 di calle Estado de Israel. Finirà tutto con il Mondiale? No, fa capire The Forward, perché le parole d’odio e le “polemiche” di queste settimane roventi non solo a livello climatico riflettono «la crescente ostilità verso Israele nel dibattito culturale globale, dall’Eurovision al mondo della letteratura, fino al calcio». Il Forward parla di «ossessione» anti-israeliana e ribadisce: non passerà presto.

a.s.

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