Nella piazza antistante l’Allianz Arena, il terreno di gioco del Bayern Monaco, c’è una targa. Vi si legge: “Kurt Landauer – Präsident des Bayern München”. Il club più titolato di Germania vanta la bellezza di 35 scudetti, quasi una routine ormai, ma non è sempre stato così. E se gli eventi hanno preso una certa direzione, una parte importante di merito ce l’ha colui che il Bayern l’ha plasmato, innovandone la gestione, puntando su qualità e metodo e guidandolo al primo titolo nella stagione 1931-1932: l’ebreo Kurt Landauer, appunto. Quello che per molti tifosi bavaresi è “il presidente” per antonomasia, anche se di quell’alloro poté godere ben poca gloria, dovendo farsi da parte già l’anno dopo per via dell’avvento al potere del nazismo.
Landauer è un nome noto ed è noto l’aneddoto relativo a una partita amichevole del “suo” Bayern in territorio elvetico, nel 1940, quando alcuni giocatori rivolsero al loro ex presidente, fuggito da poco dalla Germania dopo aver subito l’arresto e una detenzione di oltre trenta giorni a Dachau, presente quella sera sugli spalti dello stadio di Ginevra, un caloroso e “proibito” saluto. Nella dirigenza di quel primo “grande” Bayern c’erano però anche altri ebrei, molti dei quali assassinati nella Shoah. Ne ricordano i nomi alcune targhe svelate negli scorsi giorni a Monaco di Baviera con la partecipazione di rappresentanti del club, dell’amministrazione comunale e delle istituzioni ebraiche. Nell’occasione è stato ricostruito come circa il 10 per cento dei soci del Bayern avesse all’epoca un’identità ebraica, una quota rilevante. «La storia dei soci ebrei assassinati dai nazisti non è solo parte della storia di Monaco, ma anche della storia del Bayern», ha dichiarato Benny Folkmann, uno dei dirigenti del club. Per Folkmann, si tratta di una storia da conoscere in tutti i suoi «laceranti conflitti», perché mentre quegli uomini e quelle donne facevano grande il Bayern, in quella stessa città, la città del “putsch della birreria” ordito nel 1923 da Adolf Hitler, fioriva un’ideologia politica che in un futuro non lontano «li avrebbe privati dei diritti, emarginati e infine uccisi». Landauer riuscì invece a sopravvivere e, dopo averlo guidato tra il 1913 al 1914, e poi di nuovo dal 1919 al 1933, tornò alla presidenza del Bayern nel 1947. Restò in sella altri quattro anni, accumulando un’esperienza totale di quasi vent’anni. È ancora oggi il presidente più longevo dei “Roten”.
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Bayern Monaco ricorda soci assassinati nella Shoah