DAI GIORNALI DI OGGI

Bokertov 31 luglio 2026

Bokertov 31 luglio 2026

Gli Stati Uniti hanno annunciato nella notte un accordo con Hamas per il disarmo e il trasferimento del controllo di Gaza a un governo tecnico palestinese, il Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza, racconta il Corriere della Sera. Trump lo ha definito su Truth «un accordo storico per il completo disarmo di Hamas»: il gruppo terroristico palestinese dovrebbe deporre le armi in cambio di un graduale ritiro israeliano, sostituito da una forza di stabilizzazione internazionale, con i fucili Kalashnikov completamente rimossi dalla Striscia. Un ruolo decisivo nel negoziato lo ha avuto Mohammed Dahlan, ex capo della sicurezza dell’Autorità palestinese a Gaza, da anni in esilio negli Emirati, che avrebbe fatto pressione su Hamas in coordinamento con Jared Kushner, scrive il Giornale. Le contraddizioni emergono subito, sottolineano Corriere e Giornale: Ghazi Hamad di Hamas ha precisato che il gruppo «non farà alcun passo riguardo al disarmo prima che Israele si ritiri dalla Striscia», mentre ogni via libera di Gerusalemme al ritiro è condizionato al totale disarmo. «Stiamo cercando di fare qualcosa di impossibile», ammette un funzionario americano al Corriere. Ci vorranno tra i 200 e i 250 giorni per applicare la roadmap, mentre l’Iran avrebbe cercato senza successo di convincere Hamas a non procedere. Con le elezioni israeliane di ottobre alle porte, commenta il Sole 24 Ore, sembra difficile che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sia pronto a fare concessioni. Sul Giornale Fiamma Nirenstein è scettica: «Ci vogliono garanzie d’acciaio», avverte, segnalando che la forza di stabilizzazione internazionale è ancora «un’avanguardia minuscola» e che l’Indonesia, che doveva fornire 8mila uomini, ha già frenato.

L’Arabia Saudita ha convocato una videoconferenza con 43 Paesi per sondare la disponibilità a una missione navale a protezione dello stretto di Bab el-Mandeb, con 14 già a bordo tra cui Turchia, Egitto e Pakistan. L’Italia, riporta Repubblica, ha partecipato come osservatore con il generale Giovanni Maria Iannucci e si dice pronta, in caso di un’approvazione del Parlamento. Il Corriere della Sera rivela che da marzo Roma ha già schierato una «Task Force-Arabia» di 400 militari e 4 Eurofighter in Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein. La posta in gioco è alta: dal Canale di Suez passa il 40% dell’import-export italiano, mentre gli Houthi hanno già ridotto di un quinto il traffico attraverso Bab el-Mandeb. L’attacco con droni al porto egiziano di Damietta ha suonato un ulteriore campanello d’allarme: «L’Iran sta tirando troppo la corda», commenta al Corriere un funzionario italiano.

Nello scontro con l’Iran, il presidente Usa Donald Trump appare «furioso e frustrato»: secondo Nbc News ha perso le staffe durante una riunione sulla sicurezza nazionale, alzando la voce e imprecando «contro le opzioni militari e i mancati progressi verso un’intesa». Ne scrive La Stampa. Un sondaggio mostra che una larga maggioranza degli americani non considera più sostenibile la guerra, con consenso in calo anche nell’elettorato repubblicano. Nonostante questo, aggiunge Repubblica, la linea di Washington non cambia: «Trattare sì, ma solo dopo aver fatto parlare per primi i caccia d’attacco». Nella notte le forze americane hanno colpito depositi di munizioni, installazioni navali sull’isola di Qeshm e siti vicini al programma nucleare, mentre l’Iran ha colpito infrastrutture americane nel Golfo. Per l’analista israeliano Neve Gordon, intervistato da La Stampa, si tratta di «reciproche dimostrazioni di forza»: Trump deve trovare rapidamente una soluzione perché «la guerra ha fatto crescere il prezzo del gas innescando l’allarme di una crisi economica» che rischia di danneggiarlo alle elezioni di metà mandato. Per Gordon, Netanyahu difficilmente si muoverà da solo contro l’Iran e «potrebbe rinunciare a candidarsi: i sondaggi non gli sono favorevoli», mentre i due leader «hanno partecipato al vertice perseguendo obiettivi opposti: il leader del Likud intende alimentare lo scontro con Teheran, il presidente americano no».

Alla cerimonia del Ventaglio, il capo dello Stato Sergio Mattarella ha invitato le forze politiche ad abbassare i toni delle «tensioni elettorali piuttosto intempestive» che sottraggono attenzione «ai problemi che riguardano la vita quotidiana dei concittadini», scrive il Corriere della Sera. Sul quadro internazionale, senza fare nomi, Mattarella ha sottolineato la «dubbia efficacia» di quelle che il Corriere riassume come «le strategie belliche di Putin, Trump e Netanyahu», dipingendo l’Europa come «l’esatto contrario di quei leader che vorrebbero riportare il mondo alla barbarie ripristinando la legge del più forte».

È morta all’età di 91 anni Simone Forti, coreografa italoamericana nata a Firenze nel 1935 da una famiglia ebraica e fuggita negli Stati Uniti nel 1938 per le leggi razziali. La Stampa e il Foglio le dedicano un lungo ritratto, ricordando come abbia destrutturato la grammatica della coreografia classica: dagli Animal Studies alle News Animations, in cui mimava le notizie di cronaca. «Ho cominciato quest’esplorazione per cercare di comprendere le notizie di attualità e capire le forze in gioco in una situazione complicata», aveva dichiarato.

«Addio Libé!»: Jean Quatremer, storico corrispondente da Bruxelles di Libération dal 1984, lascia il giornale dopo che una parte della redazione lo aveva convocato davanti alle risorse umane per i suoi commenti pro-Israele, accusandolo di usare «la libertà di espressione come cavallo di Troia per il razzismo», racconta il Foglio. Nella lettera di dimissioni denuncia: «Islamo-goscismo e wokismo hanno vinto. Questa nuova sinistra si rotola nell’antisemitismo: manifesta davanti alle sinagoghe, proibisce di parlare a intellettuali e artisti perché sono ebrei e quindi sionisti e quindi “genocidiari”». E aggiunge: «Come ai bei tempi dell’Urss, la polizia del pensiero fa regnare un terrore ideologico a colpi di anatemi e denunce calunniose».

L’Espresso racconta il fenomeno dei villaggi per soli bianchi negli Stati Uniti, intervistando Eric Orwell, che sta costruendo in Arkansas un insediamento riservato a persone di «discendenza europea», con al centro la teoria della «grande sostituzione»: le élite, «soprattutto ebraiche», favorirebbero l’immigrazione per rimpiazzare i bianchi. Per il sociologo Peter Simi della Chapman University «le idee ai margini della società che per anni ho studiato sono diventate politiche»: i video dell’estrema destra vengono oggi rilanciati dagli account ufficiali dell’amministrazione Trump.

Rispondendo a interrogazioni del M5S, il governo italiano ha attaccato la relatrice speciale Onu Francesca Albanese: il sottosegretario agli Esteri Edmondo Cirielli ne ha rilevato «l’assoluta inosservanza di principi quali integrità, imparzialità e buona fede», al punto da «intaccare la fiducia nell’intero sistema delle Nazioni Unite». Sulle sanzioni americane contro Albanese, Roma non ha nulla da obiettare: «Una decisione autonoma statunitense». Il ministro Antonio Tajani ha escluso il riconoscimento dello Stato palestinese: «Evitiamo posizioni meramente declaratorie e divisive che non aiutano la pace». Lo riporta il Fatto Quotidiano.

Il Foglio segnala la frattura nel Partito democratico americano su Israele: nelle primarie del Michigan e del Missouri «si parla più di Israele, di Gaza e dell’Aipac di quanto si faccia di tutto il resto: il nuovo test di purezza passa proprio di qui», ed è «destinato a creare ulteriori mal di pancia a un partito che vuole imporsi contro i trumpiani alle elezioni di metà mandato a novembre».

«La violenza dei coloni escursionisti», titola L’Espresso in un reportage sull’incidente del 24 luglio al villaggio di Tal, sudovest di Nablus. Il settimanale parla di «centinaia di coloni armati, descritti ufficialmente come escursionisti», che hanno marciato verso il villaggio finché uno scontro con i palestinesi non ha provocato due morti israeliani e quattro palestinesi. Netanyahu ha ordinato un’operazione su vasta scala con 50 arresti. Dai dati citati dal settimanale, gli attacchi dei coloni in Cisgiordania sono passati da 852 nel 2022 a 1.828 nel 2025, con 1.189 palestinesi uccisi dal 7 ottobre 2023. Il Venerdì di Repubblica racconta invece i 927 cancelli gialli costruiti da Israele nell’area C della Cisgiordania, che «isolano i villaggi palestinesi»: per l’attivista Avi Tatarsky di Ir Amin si tratta di «un’annessione sul terreno senza annessione ufficiale».

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