Nello spogliatoio di un palasport di Netanya due judogi – le divise dei judoka – erano posati uno accanto all’altro. Su uno la bandiera israeliana, sull’altro quella iraniana. Sopra, un cartello: «Judo senza confini». A indossarli, poco dopo, sarebbero stati due ex campioni del mondo che sette anni fa non poterono sfidarsi: l’israeliano Sagi Muki e l’iraniano Saeid Mollaei.
La vicenda, raccontata da ynet, comincia il 28 agosto 2019, ai Mondiali di judo di Tokyo. Quel giorno Muki diventa il primo israeliano a conquistare il titolo mondiale maschile nella disciplina. Nello stesso torneo si consuma però la vicenda destinata a cambiare la vita di Mollaei, fino a quel momento campione in carica. Il sorteggio aveva messo i due sulla stessa strada verso la finale, ma da Teheran arriva l’ordine di evitare a ogni costo l’avversario israeliano. Mollaei non si presenta e perde la semifinale. Non è una sua scelta, ma un’imposizione che non riuscirà mai ad accettare. L’Iran viene sospeso dalla Federazione internazionale Judo e non tornerà alle competizioni fino alla fine del 2023. Per Mollaei il ritiro forzato è troppo: fugge dal paese, si rifugia in Germania e nel dicembre 2019 ottiene la cittadinanza mongola, ricostruendosi una carriera sotto una nuova bandiera. Ai Giochi di Tokyo conquista l’argento e rivolge un messaggio anche a Israele: «Todah», grazie. Nel frattempo, con il collega Muki, nasce un’amicizia profonda.
La sfida tra i due amici
Sette anni dopo quel Mondiale, i due hanno chiuso il cerchio. Mollaei è tornato in Israele per affrontare l’amico in un incontro dimostrativo. Non era la sua prima visita nel Paese, ma stavolta l’atmosfera era diversa. Muki lo ha accolto all’aeroporto e invitato a cena a casa dei genitori, dove hanno ballato sulle note di canzoni persiane, racconta ynet. Un iraniano e un israeliano seduti alla stessa tavola, a ridere delle rispettive vite: «Una vittoria per entrambi, dopo tutto quello che abbiamo passato», ha commentato Muki. Nei momenti liberi, Mollaei ha passeggiato sulla spiaggia di Netanya raccogliendo conchiglie per i figli, ricordi di una visita che dice di non voler dimenticare.
Sul tatami, nessuno dei due ha voluto fingere. Mollaei è partito all’attacco; Muki, lontano dalle competizioni da due anni, non si è risparmiato. L’israeliano ha segnato per primo e poco dopo ha trovato il varco per chiudere l’incontro. I due si sono stretti la mano e abbracciati tra gli applausi, lasciando il tatami fianco a fianco, senza guardie né funzionari ostili a separarli. Dietro di loro, decine di bambini con i telefoni alzati, in attesa di un selfie.
L’incontro è diventato la scena finale di un documentario dedicato ai due judoka, diretto da Yariv Mozer e destinato anche alla distribuzione internazionale. «Ogni incontro contro i miei avversari era come una guerra mondiale», ha raccontato Muki. «Con Saeid è diverso. Insieme abbiamo mostrato al mondo che solo l’amore vince». Per entrambi la missione si è ormai spostata dal tatami alla diplomazia, con incontri e conferenze per avvicinare comunità e religioni. «Il nostro sport rappresenta libertà e pace», gli ha fatto eco Mollaei. «Sagi è come un fratello per me».
d.r.