Roma torna a ospitare il tavolo tra Israele e Libano. Il settimo round di colloqui diretti tra Gerusalemme e Beirut, sotto l’egida di Washington, si è aperto questa mattina nella capitale italiana. Come già nei round precedenti, le delegazioni delle due parti lavorano all’attuazione dell’accordo quadro firmato lo scorso giugno: un’intesa che prevede il ritiro graduale delle Idf dai territori libanesi ancora occupati, in cambio del dispiegamento dell’esercito di Beirut in quelle aree e del disarmo dei terroristi di Hezbollah.
La parte israeliana, spiega il Jerusalem Post, punta a istituire sei gruppi di lavoro, ciascuno dedicato a un dossier: i confini marittimi, quelli terrestri, la valutazione delle “zone pilota” dove l’esercito libanese ha già sostituito le Idf, il disarmo di Hezbollah, il blocco del flusso di denaro iraniano verso il Libano e il rilancio della ricostruzione nel sud del Paese.
Poco prima dell’avvio dei colloqui, il segretario generale di Hezbollah, Naim Qassem, ha ribadito le sue minacce nei confronti di Beirut, definendo il negoziato una «vergogna» per il Libano. Nel mirino anche il presidente Joseph Aoun, accusato di non comportarsi da arbitro né da figura unificante, ma di essere «di parte e divisivo». Anche il round precedente si era tenuto a Roma, chiudendosi con un’intesa di massima sulla necessità di smantellare l’organizzazione filo-iraniana.
MEDIO ORIENTE
Israele-Libano, a Roma il settimo round di colloqui