«Verso le 23.00 ci è arrivato un messaggio vocale: c’era un gruppo di naziskin che minacciava di entrare nell’albergo dei nostri figli». Alisa Santarlasci, fiorentina, è la madre di una ragazza di sedici anni che si trovava a Sofia, in Bulgaria, per il campeggio estivo di un movimento giovanile ebraico. È lì che, il 2 agosto, tre naziskin bulgari hanno tentato di fare irruzione nell’hotel che ospitava decine di giovani ebrei italiani.
In un video diffuso sui social si vedono tre uomini vestiti di nero, con magliette che riportano simboli a forma di teschio, avvicinarsi all’ingresso, provocare i ragazzi affacciati alle finestre, invitandoli a scendere in strada e urlare il saluto nazista «Sieg Heil». Dentro, i responsabili del movimento avevano già messo al riparo i giovani. «I madrichim (gli educatori) avevano mandato tutti i ragazzi nelle camere, gli avevano detto di chiudersi dentro e di restare lì», racconta Alisa. «I ragazzi erano al sicuro».
L’intervento della polizia sembrava aver risolto la situazione. Ma dopo un primo allontanamento gli aggressori sono tornati e hanno di nuovo bloccato gli ingressi. «Non si capisce bene perché siano tornati», commenta la madre.
La notte è stata difficile per le famiglie. «I genitori si erano agitati, c’era chi diceva di chiamare la Farnesina, l’ambasciata», sottolinea Alisa. «Non avere notizie chiare è stato forse anche peggio: uno si immagina di tutto. Non si capiva se fossero un gruppo non organizzato o se qualcosa di peggio». I ragazzi, invece, hanno reagito con calma. «Quando ho parlato con mia figlia mi ha detto: mamma, siamo in camera, siamo tranquilli, ci stiamo divertendo. Forse l’incoscienza dei 16 anni, ma meglio così». Tutti i giovani sono rientrati in Italia il giorno seguente come da programma, al termine del soggiorno.
Solidarietà ai ragazzi e alle famiglie è arrivata dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. «Sono episodi che continuano a ripetersi in un crescendo sempre più preoccupante», ha dichiarato l’Ucei. «Da parte nostra metteremo in atto tutte le possibili azioni affinché la vita ebraica, in tutte le sue manifestazioni, possa continuare a svolgersi in sicurezza e tranquillità per gli ebrei italiani ed europei».
L’intimidazione è stata condannata anche dal presidente della Comunità ebraica di Roma, Victor Fadlun. «I nostri figli non sono liberi di viaggiare in Europa senza essere esposti alla violenza e all’aggressione verbale degli antisemiti», ha affermato. La richiesta comune alle autorità bulgare è di fare piena luce sull’accaduto e di identificare e perseguire al più presto i responsabili.
C’è un elemento che stupisce Alisa. «È un posto dove il movimento organizza molti di questi campeggi. Mi chiedo come mai questi aggressori si siano svegliati proprio adesso». La tensione, aggiunge, non si è sciolta fino al rientro. «Anche l’indomani c’era la preoccupazione per il viaggio in autobus dall’albergo all’aeroporto, ma per fortuna è andato tutto bene».
La figlia di Alisa intanto si prepara al prossimo campeggio: «Sarà in Israele, e forse sarò più tranquilla lì che qui in Europa», commenta. «Noi in ogni caso non ci arrendiamo e non arretriamo».
BULGARIA
Naziskin aggrediscono giovani ebrei italiani, la testimonianza di una mamma