Medio Oriente

Due soldati Idf uccisi da ordigno in Libano, a Roma i negoziati riprendono

Due soldati Idf uccisi da ordigno in Libano, a Roma i negoziati riprendono

Il maggiore Harel Birenstock, 34 anni, di Nokdim, e il medico Tamir Vaknin, 33 anni, di Eilat, erano dispiegati a Majdal Zoun, villaggio del settore occidentale della zona di sicurezza nel sud del Libano. Qui da mesi l’esercito israeliano opera per bonificare l’area dalle infrastrutture di Hezbollah. Poco dopo mezzogiorno di mercoledì un ordigno è detonato, investendo il loro reparto. I due riservisti sono stati uccisi dall’esplosione, altri quattro soldati sono rimasti feriti in modo grave. È uno degli episodi più letali da settimane per le forze di difesa israeliane impegnate in Libano.
Birenstock e Vaknin servivano nella brigata paracadutisti. Birenstock, comandante di compagnia e ingegnere presso l’azienda di sicurezza Elbit, lascia una moglie e quattro figli; negli ultimi anni aveva messo la sua vita «in attesa», raccontano gli amici a Ynet, per prestare servizio nella riserva. «La cosa più importante per lui era la difesa del Paese», ha ricordato l’amico d’infanzia Michael Tomer. Anche Vaknin, ha ricordato il sindaco di Eilat Eli Lankri, dal 7 ottobre 2023 non aveva più smesso di prestare servizio: valutava un incarico negli Stati Uniti per l’azienda in cui lavorava nel settore cyber, ma la guerra gli aveva fermato la carriera.
Le Idf stanno indagando sulla dinamica dell’esplosione. Da verificare anzitutto quando sia stato piazzato l’ordigno, sottolinea il Times of Israel: Se prima o dopo il cessate il fuoco, e, in caso, se sia stato fatto detonare da terroristi di Hezbollah. In ogni caso Israele attribuisce la responsabilità al gruppo filo-iraniano, accusando l’esercito libanese di non aver impedito il rientro dei residenti al villaggio, in violazione degli accordi.
Dopo aver diramato un avviso di evacuazione, l’aviazione israeliana ha colpito obiettivi di Hezbollah nel sud del Libano, tra cui magazzini di armi e appartamenti operativi. Le Idf hanno definito l’azione «una reazione a una palese violazione» del cessate il fuoco. Il ministero della Salute libanese ha riferito di un morto e dodici feriti a Tebnine.
Sul piano diplomatico, l’episodio è ricaduto sul tavolo di Roma. Proprio mentre a Majdal Zoun esplodeva l’ordigno, nella capitale italiana era in corso il settimo round di colloqui diretti tra Israele e Libano sotto l’egida statunitense, dedicato all’attuazione dell’accordo quadro di giugno e all’istituzione di sei gruppi di lavoro. I negoziati si sono interrotti e le ricostruzioni divergono: l’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti ,Yechiel Leiter, avrebbe chiesto ai mediatori americani di sospendere il tavolo, accusando la delegazione libanese di aver ripetutamente fatto trapelare informazioni false alla stampa; un funzionario del Dipartimento di Stato ha invece attribuito la fine anticipata agli «eventi sul terreno», ridimensionando l’accaduto e sottolineando che le discussioni erano state «estremamente produttive». Entrambe le parti hanno confermato che i colloqui sarebbero ripresi giovedì, come previsto.

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