A dicembre il comune marchigiano di Mombaroccio, nel cui territorio iniziò lo sfondamento della Linea Gotica, ha ottenuto la medaglia d’oro al merito civile del Quirinale per l’aiuto a profughi e fuggiaschi accolti presso il convento francescano e in alcune abitazioni private. Su una di queste storie di salvezza c’è ora anche il timbro dello Yad Vashem attraverso il titolo di “Giusto tra le Nazioni” conferito alla memoria dei coniugi Igino e Annetta Ciaffoni e di padre Sante Raffaelli. Tutti e tre, è stato ricostruito nel corso di una cerimonia, si prodigarono per aiutare gli ebrei Sarano e tra loro Alfredo, segretario a quel tempo della Comunità ebraica di Milano, che aveva lasciato il Nord dopo aver occultato gli elenchi comunitari. «I Sarano verranno ospitati dalla famiglia Ciaffoni e aiutati dalla famiglia Perazzini. Grazie anche a padre Sante Raffaelli, guardiano del Santuario del Beato Sante, e ad Erich Eder, un giovane ufficiale comandante della postazione della Wehrmacht, riuscirono a salvarsi dalla Shoah», ha raccontato Remo Morpurgo, il vicepresidente della Comunità ebraica di Ancona. Erano presenti l’attuale padre guardiano, Rudy Fraticelli, l’arcivescovo di Pesaro e Urbino, Sandro Salvucci, il ministro provinciale dei frati minori, Simone Giampieri, e il sindaco Emanuele Petrucci.
“Siamo qui, siamo vivi”
A risultare decisivo ai fini del riconoscimento del Memoriale della Shoah di Gerusalemme il diario scritto da Sarano su quei giorni, una dettagliata testimonianza in tre copie «rimasta chiusa in un cassetto della sua casa di Tel Aviv per decenni, fino a quando per circostanze imprevedibili fu mostrata al giornalista pesarese Roberto Mazzoli» che ne ha curato la pubblicazione con il titolo “Siamo qui, siamo vivi”. Il diario di Sarano, ha spiegato Morpurgo, «è il racconto di un viaggio verso la salvezza e un racconto di persone: egli vive la vita e il rapporto con gli altri, non lo fugge, ha un atteggiamento positivo e di fiducia verso il prossimo, è pragmatico e sa valutare le situazioni». Riguardo ai “Giusti”, Morpurgo ha osservato come le loro vicende siano un monito sul fatto che i comportamenti e non l’origine «fanno la differenza tra le persone: i “Giusti” sono gli artefici dei veri valori su cui si può fondare una società migliore».
a.s.