Numerosi giornali scrivono della doppia aggressione antisemita di Roma ai danni del 22enne francese Isaac Dahan. «Il grido “Free Palestine”, gli spruzzi di spray al peperoncino negli occhi, i calci inferti alle spalle. Solo perché Isaac passeggiava per le strade del centro con una kippah sulla testa», informa tra gli altri Repubblica. «Indosso sempre la kippah e una cosa del genere non mi era mai successa», spiega il giovane in una intervista. «Sono giovane e non ho avuto paura, ma se al posto mio ci fosse stato un anziano? Se il prossimo aggressore al posto dello spray al peperoncino avesse in mano un coltello?». Per il Messaggero, il duplice episodio di cui è stato vittima «solleva preoccupazioni sull’aumento dei casi di antisemitismo» in Italia e in Europa.
C’è intanto preoccupazione tra le autorità israeliane per la scomparsa di due donne, madre e figlia, di cui si sono perse le tracce a Vienna. «Il ministero degli Esteri ne ha segnalato la scomparsa e ha lanciato un appello alla popolazione affinché contribuisca a rintracciarle», scrive Libero. «Un appello analogo è stato diffuso dall’ambasciata israeliana».
Il Medio Oriente resta al centro dell’attenzione. «Mentre su Hormuz si continua a trattare, è un altro Stretto a contare le vittime», racconta il Corriere della Sera. A Bab al-Mandab, «gli Houthi hanno colpito con missili balistici una nave mercantile yemenita, la Tihamah, provocando la morte di sei membri dell’equipaggio, i primi di questo ultimo round». Su Gaza ci sarebbe invece «una svolta silenziosa, ma rilevante», come la definisce La Stampa. Il Board of Peace avrebbe cancellato dal testo dell’accordo le clausole che «imponevano esplicitamente il disarmo di Hamas» e nella versione finale questa si impegnerebbe a «dismettere e mettere in deposito le armi pesanti, sotto la supervisione di un gruppo di tecnocrati palestinesi» sostenuto dagli Usa.
Riguardo al Medio Oriente c’è anche chi solleva il tema della qualità dell’informazione. «Desidero esprimere stima e solidarietà ai giornalisti Brunori, Monteleone e Boccia e a tutti coloro che nei media si oppongono alla narrativa dominante di Hamas», scrive il presidente della Comunità ebraica romana Victor Fadlun su Libero. «Proprio come negli anni delle ignobili leggi razziste, solo con il tempo la verità potrà essere ristabilita e si capirà quale radicale discrimine morale sia stato il 7 Ottobre, non solo per Israele ma per tutto l’Occidente».
Il Foglio intervista Belu Simion Fainaru, l’artista che rappresenta Israele alla Biennale di Venezia. «Malgrado tutte le difficoltà che ho incontrato in questi mesi e il boicottaggio da parte di molti artisti e gallerie europee, sono sempre più convinto che sia valsa la pena partecipare», dichiara l’artista. Fainaru cita al riguardo l’accoglienza ricevuta «da parte di artisti e curatori iraniani, libanesi e cubani, i cui paesi non hanno alcun rapporto diplomatico con Israele». Il Riformista dedica un articolo (“Non chiamateli fanatici”) al mondo haredi, sostenendo come sconti vari cliché. Tra cui quello di sfregiare «il “modello Israele” dei padri fondatori, fatto di kibbutz, laicità e convivenza». «La solidarietà e la vicinanza per la sofferenza del popolo palestinese sono fuori discussione, ma il rischio di un doppio standard c’è», dice il filosofo Davide Assael ad Avvenire, motivando così la decisione di non aderire all’appello per conferire il Premio Nobel ai bambini di Gaza. Si chiede Assael: «Perché non si fa nulla sui piccoli del Sudan, dello Yemen, del Congo, sul dramma della fame in scenari ancor più tragici?».
«Quando avevo 4 o 5 anni, mio padre aiutò un suo amico ebreo a salvarsi da un attacco di cuore. Esiste una legge nell’ebraismo che dice: se salvi la vita a un ebreo, egli è tenuto ad aprire le porte della propria famiglia al “giusto” che lo ha salvato», racconta l’attore Stefano Massini al Corriere. «L’ebreo amico faceva anche l’attore e la moglie, maestra, insegnava in una scuola ebraica dove si facevano lezioni di inglese e io, ogni tanto, le andavo a seguire».
Riguardo al fermo di Valter Lavitola, tema di apertura oggi di molti quotidiani, il Giornale sottolinea come l’indagine sull’attentato contro Sigfrido Ranucci sveli «una grande operazione di depistaggio». Tra le ipotesi suggerite dal faccendiere, viene spiegato, una evocava il coinvolgimento dei «servizi segreti israeliani».