Dai giornali di oggi

Bokertov 14 agosto 2026

«Un’accusa insolita e senza precedenti». Così La Stampa definisce l’intervento dell’ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee, che ha definito “terroristi” gli ultranazionalisti ebrei che stanno assediando una casa nel villaggio palestinese di Qusra. Per molti quotidiani, è il tema principale dal Medio Oriente. Come racconta tra gli altri il Corriere della Sera, l’esercito israeliano «ha dichiarato tutto il villaggio zona militare per poter intervenire e allontanare i fanatici violenti che ogni giorno hanno lanciato verso le case pietre e anche un’ascia».  L’evacuazione totale è stata però cancellata da Avi Bluth, il generale che dirige il Comando centrale e quindi le operazioni, mentre le tre famiglie minacciate «sono state allontanate».
«I militari sono scesi dai veicoli e hanno iniziato a pregare con gli invasori», accusa il proprietario della casa, Loui Ridi, che vive negli Usa ed è stato raggiunto dal Corriere. «Pregavano, si abbracciavano, e poi se ne sono andati, come se fosse tutto normale», incalza l’uomo. Per Il Foglio (“Qusra e due fallimenti di Bibi”), i fatti di questa settimana in Cisgiordania «mostrano il fallimento di una politica e di una relazione». La questione politica, viene spiegato, «riguarda il rapporto fra il governo e i coloni violenti, che le autorità fanno fatica a contenere dopo aver fatto di tutto per non renderli responsabili delle loro azioni», mentre la relazione «che funziona sempre meno» è quella fra il governo israeliano e l’amministrazione Usa. «Mentre la nostra attenzione è rivolta all’Iran, e questo è comprensibile, nella West Bank si sta consumando una violenta pulizia etnica», sostiene il politologo israeliano Ahron Bregman, che insegna al King’s College di Londra, in una intervista con La Stampa. I giornali del gruppo Qn parlano invece con Jonathan Rynhold, docente di Studi politici all’Università Bar-Ilan. A suo dire la violenza degli estremisti non sarà un tema decisivo alle prossime elezioni, pur inserendosi «in un malcontento più ampio verso il governo, che comprende anche le concessioni agli ultraortodossi».

Si riallaccia al tema Libero, secondo il quale «c’è un errore di prospettiva nel dibattito sulla mancata nascita di uno Stato palestinese: si indicano i coloni ebrei in Cisgiordania come la causa, o comunque una delle cause principali, di questo fallimento». Ma è una «inversione logica» perché «i coloni non sono la causa» ma «una conseguenza», riempiendo «un vuoto di sovranità». Dove non c’è un’autorità capace di controllare il territorio, si legge, «qualcun altro lo occupa». Affronta l’argomento anche il Riformista. «Dopo Oslo: Intifada e attentati. Dopo il ritiro dal Libano 2000: Hezbollah e la guerra del 2006. Dopo Gaza 2005: razzi, tunnel e il 7 ottobre. Ogni concessione territoriale ha avvicinato la minaccia, non l’ha allontanata», si legge sul quotidiano diretto da Claudio Velardi. «Chi indica Bibi come unico colpevole non vuole un cambio di primo ministro. Vuole l’insicurezza totale di quello Stato piccolo, e la sua scomparsa». «Considerare doveroso parlare di Netanyahu per ragionare sull’antisemitismo significa accettare il fatto che l’antisemitismo di ritorno sia una reazione alle guerre combattute da Israele dopo il 7 ottobre», sottolinea Claudio Cerasa sul Foglio. «L’antisemitismo nascosto dentro il cavallo di Troia dell’antisionismo si nutre anche di questo equivoco».

La regista Hilla Medalia presenta ad Avvenire il docufilm “Children no more” dedicato ai cittadini israeliani che hanno manifestato con i volti di alcuni bambini gazawi uccisi nel corso della guerra, “premiato” con una candidatura agli Oscar. «Mi ha attratto la contraddizione intrinseca: una protesta silenziosa in un tempo di frastuono», afferma. «Come regista, mi colpiscono i gesti che contrastano con il ritmo dominante poiché aiutano a vedere la realtà con lenti differenti. Più intime, in questo caso».

Sul Giornale, Fiamma Nirenstein scrive dell’intervento di Giuseppe Conte a Sant’Anna di Stazzema. Conte, accusa, «ha nominato gli ebrei solo nella forma di crudeli soldati israeliani, fautori di guerra, malefico motore di “orrore”, macchina di sterminio e genocidio di cui ha parlato sovente, usando parole irresponsabili e formule populiste, come l’accusa di aver ucciso volontariamente 20mila bambini». E a questo apparato propagandistico «è ricorso proprio nel teatro di morte creato da quell’esercito che ebbe il suo maggiore fine nella caccia agli ebrei».

Un giudice federale di Boston ha respinto la causa per antisemitismo contro l’Università di Harvard promossa dall’amministrazione Trump. Per il giudice, riportano il Corriere, non è stata dimostrata «in modo plausibile» la violazione delle leggi federali sui diritti civili degli studenti ebrei all’interno del campus.

Al Corriere il ricercatore Simon Cau illustra il lavoro della “Missione di ricerca e di restituzione dei beni culturali sottratti tra il 1933 e il 1945” agli ebrei francesi. La stima è di 5-10 milioni di volumi razziati ed è «sbagliato pensare a grandi roghi, come nelle immagini degli autodafé nazisti: rientra tutto nella Möbel-Aktion».

Il faccendiere Valter Lavitola, nel suo interrogatorio dopo il fermo, ha sostenuto di aver appreso di minacce dell’intelligence israeliana contro Sigfrido Ranucci. Per il gip, informa il Corriere, quelle di Lavitola sono da considerarsi «dichiarazioni fumose, assolutamente generiche e prive di qualsivoglia indicazione concreta suscettibile di riscontro».

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