Dai giornali di oggi

Bokertov 17 agosto 2026

È in corso la nuova missione in Medio Oriente di Jared Kushner, inviato per la pace dell’amministrazione Trump. Accompagnato da Nikolay Mladenov, alto rappresentante per Gaza del Board of Peace, e da Tony Blair, l’ex premier britannico che supervisiona la strategia dell’organismo, Kushner, racconta tra gli altri Repubblica, ha avuto un incontro in Egitto con il capo dell’ufficio politico di Hamas, Khalil al-Hayya, al quale «ha assicurato che il board controllato dagli Usa spingerà Israele ad interrompere i raid a Gaza e avviare il ritiro graduale dalla Striscia una volta che Hamas avrà iniziato a consegnare le armi». Secondo il sito Axios, riporta il Corriere della Sera, «Hamas avrebbe garantito a Kushner il suo impegno per il disarmo». Kushner è atteso dal premier israeliano Benjamin Netanyahu, il quale «giudica inaccettabile un disarmo progressivo in parallelo al ritiro israeliano e ha respinto il piano in quindici punti del Board of Peace» (La Stampa).

Scade oggi il termine di sessanta giorni indicato dal memorandum di Islamabad tra Stati Uniti e Iran. Per Repubblica, la fine della tregua «cade in un vuoto negoziale che alza le possibilità di una ripresa del conflitto». Secondo l’ex capo della Cia in Medio Oriente, Robert Baer, intervistato dalla Stampa, «oggi i pasdaran sono molto più equipaggiati per combattere questa guerra di quanto non lo fossero all’inizio». A detta di Baer, «se volete la conclusione in una riga: gli iraniani hanno vinto questo conflitto».

«Il cuore duole per ogni bambino ferito a Gaza. Duole per ogni bambino affamato in Yemen sotto la tirannide degli Houthi. Per ogni bambino in Sudan vittima di una guerra di cui ignora perché e per cosa si combatta. Duole il cuore per ogni bambino dei Paesi del Sahel, ucciso, ferito o deperito», scrive il giornalista israeliano Ben-Dror Yemini sul Tempo. «C’è un comune denominatore fra tutti questi bambini: sono vittime dell’Islam radicale, sia sunnita che sciita». L’intervento del giornalista è una “risposta” all’appello per il Nobel ai bambini di Gaza lanciato da Avvenire, il quale, accusa la firma di Yedioth Ahronot, «supporta una campagna propagandistica di menzogne che altro non fa che perpetuare il problema, rafforzando Hamas e il jihad».

«La comunità nazionalista religiosa è malata. Ci sono brave persone, ma nel suo insieme è malata. Una volta avevo molta speranza e pensavo che le brave persone potessero diventare la maggioranza. Ma l’avidità ha preso il sopravvento», dice a Domani l’attivista israeliano Hagai Agmon-Snir, fondatore del Centro interculturale di Gerusalemme, che ha lasciato Israele per trasferirsi con la moglie in Italia, sul Lago Maggiore. Agmon-Snir si definisce un «emigrato ideologico».

«Ogni violenza è sbagliata», dichiara ai giornali del gruppo QN il giornalista israeliano Yisrael Medad, sostenitore della politica degli insediamenti, a proposito dei fatti di Qusra. «Ma c’è molta più violenza perpetrata dagli arabi contro gli ebrei, ed è anche più letale. Mi stupisce che l’attenzione del mondo sia così unilaterale».

«Intifada da tastiera». Così Libero descrive le intemperanze online di alcuni tifosi dell’Atalanta in vista del match di Conference League tra la squadra bergamasca e l’Hapoel Tel Aviv. «Lo scontro sul web è violento; da una parte i propal, che sono o sembrano tanti. A fronteggiarli si trovano soprattutto tifosi che non vogliono sentir parlare di politica».

“Gaza, migranti e patriarcato: messe politiche a ferragosto”, titola il Giornale. Nell’articolo si descrivono «le omelie ferragostane di alcuni vescovi italiani che hanno scelto contenuti e linguaggi cari al bagagliaio ideologico della sinistra nostrana», anche nell’affrontare le vicende di Gaza e del conflitto in Medio Oriente.

Il Foglio riprende un articolo del Point sulla vittoria di Abdul El-Sayed nelle primarie dem del Michigan: «Un punto di incontro tra un islamismo americano rivendicato, soft e rivisitato, elettoralista e prudente, che sostiene il dogma universale ma non la pratica, e un attivismo antioccidentale, proprio nel cuore dell’occidente».

Repubblica racconta di una «chat della vergogna» con all’interno circa 300 tra dirigenti, responsabili dei comitati e simpatizzanti di Futuro Nazionale. «Il sostegno politico al generale in congedo», si legge, «si mescola a contenuti razzisti e antisemiti e fantasie apertamente eversive, con un lessico che in alcuni casi assume una dimensione militare».

La Lettura del Corriere recensisce Il tempo dei chissà (ed. Einaudi) della scrittrice e traduttrice Elena Loewenthal. «Due famiglie, Torino, le leggi razziali, un giovanissimo partigiano. Nel nuovo romanzo, Elena Loewenthal attraversa il tempo e la memoria in un succedersi di avvenimenti che si aprono nel 2024, anno CII dell’era fascista, e tornano indietro». 

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