Dai giornali di oggi

Bokertov 18 agosto 2026

Come è andato l’incontro tra il premier israeliano Benjamin Netanyahu e i rappresentanti del Board of Peace? Per il Corriere della Sera, Jared Kushner, Nikolay Mladenov e Tony Blair «non sono riusciti a smuovere il primo ministro israeliano, che da qui alle elezioni previste per la fine di ottobre ha intenzione di lasciar ristagnare la situazione nella Striscia», anche se i tre «possono almeno tornare alla Casa Bianca senza portarsi dietro il rifiuto assoluto del progetto per la ricostruzione della Striscia, il no radicale che il premier aveva espresso una settimana fa». Durante il vertice, informa Repubblica, Netanyahu «ha chiesto al genero di Trump perché ha incontrato i rappresentanti di Hamas in Egitto» il giorno precedente. Kushner gli avrebbe risposto che l’ultima volta che li aveva visti «era seguita la liberazione degli ostaggi» e lo ha invitato per questo «a compiere piccoli passi per verificare se la promessa di iniziare il disarmo è credibile». È stata concordata l’istituzione di due gruppi di lavoro, riporta il Giornale. Uno sul disarmo e la smilitarizzazione di Gaza, che entrambe le parti «ritengono debba essere completato rapidamente prima di qualsiasi ricostruzione», e un secondo «sui servizi igienico-sanitari, sull’acqua potabile e su altre questioni di salute pubblica». E l’Iran? Se Kushner si occupa della Striscia e annuncia a Fox News che si aspetta di «vedere generici “progressi” entro un mese, Trump guarda all’Iran e allo Stretto di Hormuz, dove la scadenza del pre-accordo di 60 giorni è passata tra indifferenza e rinnovate minacce» (La Stampa). Al momento il regime tiene di fatto chiuso lo Stretto, mentre gli Usa «bloccano i porti iraniani nel tentativo di fare pressione sulla Repubblica Islamica».
«C’è un unico punto su cui tutto lo spettro politico israeliano concorda, che sia la maggioranza di Benjamin Netanyahu con Itamar Ben-Gvir che suggerisce di uccidere quaranta palestinesi a notte, o che sia l’opposizione composita, molto agguerrita e che non necessita delle richieste disumane dell’attuale ministro della Sicurezza nazionale», scrive il Foglio. «Tutti sono inamovibili sul fatto che il ritiro di Tsahal non avverrà fino a quando Hamas non avrà ceduto le sue armi, nessun progetto potrà partire fino a quando ci sarà un miliziano con un kalashnikov in mano».

Numerosi articoli si concentrano sulla situazione a Qusra, in Cisgiordania. «Le case sono ancora lì e appartengono ancora alle famiglie palestinesi che le abitano. Nessun provvedimento ne ha cambiato la proprietà, nessuna legge ha cancellato i diritti dei loro proprietari, nessuna nuova linea è comparsa sulle mappe», scrive Repubblica. «Da nove giorni quelle case continuano ad appartenere a chi le abita, ma abitarle non è più un diritto che possono esercitare liberamente». A Qusra è intanto arrivato il proprietario di una delle abitazioni assediate dagli ultranazionalisti, Loui Ridi, residente in Ohio. «L’assedio non è finito», si legge sul Corriere. «I coloni restano e le famiglie hanno paura. L’esercito israeliano mantiene uomini nell’area e sostiene di averli dispiegati per contenere i fanatici e garantire la sicurezza dei residenti. Ma, più di una settimana dopo, le famiglie delle tre abitazioni prese di mira continuano a vivere isolate».

In Israele si sono svolte ieri le primarie del Likud, il partito del primo ministro. «Alla chiusura delle urne nelle sedi del partito in tutto il Paese aveva votato il 53 per cento: non sono state consentite estensioni nonostante le code, soprattutto a Gerusalemme», racconta il Corriere. «Potrebbe essere stata un’altra mossa di Netanyahu per bloccare gli ultraortodossi più radicali che si sarebbero presentati in massa ai seggi per “cambiare il Likud da dentro”».

«La guerra ha fatto esplodere un odio profondo verso Israele e gli israeliani e, insieme, ha rinnovato quell’odio antico e tenace, capace nei secoli di cambiare linguaggio e pretesti senza mai scomparire davvero: l’antisemitismo, l’odio contro gli ebrei, sovrapposto all’odio anti-israeliano in un unico mostro bicefalo», dichiara ai giornali del gruppo Qn il console onorario d’Israele in Toscana, Marco Carrai, commentando alcuni recenti episodi. Carrai poi accusa: «L’odio non si alimenta mai, la politica spesso lo fa».

“Il nuovo idolo dei socialisti fa festa con il muftì pro-sharia”, titola Libero. Nell’articolo si parla del vincitore delle primarie dem del Michigan, Abdul El-Sayed, e della sua decisione di partecipare a inizio settembre a una convention di un’organizzazione islamica insieme a gente che, si legge, «ha negato l’Olocausto, ha perseguitato cristiani e ha cospirato nell’attentato al World Trade Center del 1993». Tra i personaggi più controversi viene segnalato il clerico pachistano Tariq Masood: in passato, riporta Libero, ha definito lo sterminio degli ebrei «coranicamente corretto».

«Stai a vedere che a dare l’ordine per l’invasione di Ceuta è stato Israele», ironizza Libero in un articolo dedicato alle teorie complottiste di alcuni opinionisti americani, dal «MAGA di ferro» Tucker Carlson, ex Fox News e oggi podcaster che «campa di polemiche», ad Hasan Piker, «un altro che trasmette in diretta tutto il giorno, ma stavolta di sinistra radicale».

Oltre 11 anni di colonia penale per aver criticato la guerra in Ucraina. È la pena inflitta in Russia a Lev Shlosberg, vicepresidente del partito liberale Yabloko. Shlosberg è stato portato via in catene «davanti all’anziano padre novantenne, un ebreo askenazita che ha avuto gran parte della famiglia sterminata durante la Seconda Guerra Mondiale» (Corriere).

Sul caso della chat con contenuti razzisti e antisemiti, Libero segnala la presa di posizione del coordinatore Futuro Nazionale, Massimiliano Simoni: «Quel gruppo non può in alcun modo essere attribuito alla dirigenza nazionale del movimento».

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