Israele

Primarie Likud: Cohen, Ohana, Levin e Regev in testa alle preferenze

Primarie Likud: Cohen, Ohana, Levin e Regev in testa alle preferenze

Il 53,5% dei 140 mila iscritti ha partecipato lunedì in Israele alle primarie del Likud, il partito del primo ministro Benjamin Netanyahu, un dato in calo rispetto al 58% delle primarie precedenti. Il candidato più votato in vista delle elezioni di fine ottobre è l’attuale ministro dell’Energia, Eli Cohen. Lo seguono in graduatoria il presidente del Parlamento Amir Ohana, il ministro della Giustizia, Yariv Levin, quella dei Trasporti, Miri Regev, e il capogruppo della coalizione Ofir Katz. Nelle posizioni di vertice, le più sicure oggi che i sondaggi assegnano al Likud circa 22 seggi, ossia dieci di meno della legislatura appena conclusa, ci sono anche i titolari di Istruzione e Cultura, rispettivamente Yoav Kisch (6) e Miki Zohar (7). Mentre all’ottavo posto si è piazzato l’ex parlamentare Almog Cohen, unitosi di recente al Likud dopo anni di militanza con il partito ultranazionalista Otzma Yehudit. Al nono posto c’è l’attuale ministro della Diaspora, Amichai Chikli, mentre più indietro troviamo il ministro della Comunicazione, Shlomo Karhi, arrivato tredicesimo, e il titolare dell’Economia, Nir Barkat, sedicesimo. Otto designazioni sono appannaggio di Netanyahu, che sarà il numero uno nell’urna. Due le donne in posizioni considerate sicure: oltre a Regev al dodicesimo posto troviamo la parlamentare Tally Gotliv.
Il Likud è uno dei pochi partiti israeliani a svolgere le primarie, un meccanismo contro il quale si era inizialmente opposto lo stesso Netanyahu, salvo poi accordarsi per un tot di candidature bloccate di sua scelta. Dopo il voto, le schede sono state trasferite nella notte presso il centro operativo del partito presso lo stadio Bloomfield di Tel Aviv, dove sono state tutte controllate e ricontate manualmente. Per Ynet, nel Likud c’è chi ritiene che Netanyahu e i suoi alleati preferissero un’affluenza ancora più bassa «poiché i blocchi di voto organizzati e gli accordi politici acquistano maggiore peso quando votano meno esponenti non legati a correnti specifiche». Ynet racconta anche che la ministra Regev ha condotto in particolare «un’intensa campagna per mantenere il suo status di donna più in alto» in lista, cercando di convincere gli aderenti al Likud a votarla al grande seggio allestito all’International Convention Center di Gerusalemme.

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