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Bokertov 21 agosto 2026

Regno Unito, Italia, Francia e Germania hanno firmato una dichiarazione congiunta di condanna del bando pubblicato dal ministero dell’Edilizia israeliano per la costruzione di 1.234 case nell’insediamento E1. Come spiega il Corriere della Sera, la dichiarazione chiede a Israele di «ritirare immediatamente» i piani e «mette in guardia» le imprese, sostenendo che chi parteciperà ai bandi rischia «gravi violazioni del diritto internazionale». L’iniziativa è stata avviata dal neo ministro degli Esteri britannico, Ed Miliband. «È assurdo che la Gran Bretagna dia lezioni al popolo ebraico su dove vivere nella sua piccola patria storica», ha commentato il suo omologo israeliano Gideon Sa’ar. Secondo La Stampa, la premier italiana Giorgia Meloni era reticente e «non voleva entrare nella campagna elettorale di Netanyahu e prestarsi a strumentalizzazioni», ma a intaccarne la prudenza «sono state le immagini provenienti dal villaggio di Qusra».

La Stampa intervista Eli Shtivi, uno dei volti della campagna per la liberazione degli ostaggi prigionieri di Hamas, che a Gaza ha perso il figlio Idan. Shtivi si è candidato con il Likud. «Eli non dice che Netanyahu non abbia sbagliato. Dice che l’ha osservato da vicino mentre prendeva decisioni difficili e continua a fidarsi di lui. È una delle armi segrete di Bibi: per una parte di Israele la responsabilità del fallimento e la fiducia nell’uomo che governava possono convivere».

«Non ci si annoia mai a seguire le prodezze di Ben Gvir», scrive Repubblica in un pezzo sulla “campagna elettorale” del ministro ultranazionalista. «Anche per un uomo che ha abituato il suo Paese e il resto del mondo a questo tipo di uscite, le ultime settimane sono state intense: non passa giorno che Ben Gvir non alzi il tiro, provocando reazioni indignate non soltanto in patria ma anche in Paesi come la Germania e la Francia, tradizionalmente prudenti nei confronti di Israele».

«La minaccia iraniana di colpire Cipro e la Bulgaria si è concentrata sulle installazioni dalle quali operano gli Stati Uniti», sottolinea al Tempo l’ex analista del Mossad, Sima Shine, oggi ricercatrice senior dell’Institute for National Security Studies. «È tuttavia evidente che l’Iran difficilmente darà seguito a questa minaccia su vasta scala. Ancora più importante è la risposta della Nato, che rappresenterà certamente un forte deterrente per l’Iran».

“Calcio e antisemitismo, iniziamo male”, titola il Foglio con riferimento all’«antisemitismo propal travestito da critica ad Israele» andato in scena a Bergamo in occasione della partita tra Atalanta e Hapoel Tel Aviv. Il «clima da guerra» sviluppatosi attorno all’incontro è «un allarme per tutti a vigilare perché l’antisemitismo non abbia la meglio».

Il Riformista racconta la storia dell’istituto Ayalon, nelle vicinanze di Rehovot, dove «tra il 1945 e il 1948 sono state prodotte oltre due milioni di munizioni di calibro 9 mm per il famoso fucile Sten, che permise alla Haganah di contrastare gli eserciti arabi che attaccarono il neonato Stato ebraico, subito dopo la sua fondazione il 14 maggio 1948».

Repubblica segnala l’aggressione denunciata a Roma dall’assegnista di ricerca dell’Università La Sapienza, Benedetto Ligorio, che nell’ateneo tiene corsi sugli ebrei in Europa «e per questo è stato raggiunto vicino alla sua abitazione, insultato e malmenato». Sul caso stanno indagando la Digos della capitale e il commissariato di Porta Pia.

Il Giornale presenta la nuova “campagna” della Flotilla. Dopo Gaza, mai raggiunta, alcuni flotilleros sono salpati verso le coste dell’Albania in aiuto alla cosiddetta “Rivoluzione dei Fenicotteri”.

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