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Eurovision cambia le regole: Israele mai più paese ospitante?

Eurovision cambia le regole: Israele mai più paese ospitante?

L’Eurovision cambia le regole e introduce una clausola destinata a incidere sul futuro di Israele. Dalla prossima edizione l’emittente di un Paese coinvolto in un «conflitto armato», in una «situazione geopolitica sensibile» o in qualsiasi altra circostanza che comprometta in misura rilevante la sicurezza, la stabilità o l’incolumità dello Stato o della regione circostante, non potrà automaticamente organizzare il concorso, anche nel caso in cui il proprio rappresentante abbia vinto l’edizione precedente. 

Gabrielle Apfel, su The Jewish Chronicle, spiega che la decisione dell’European Broadcasting Union, l’Unione europea di radiodiffusione (Uer) che sovrintende alla manifestazione, non esclude un Paese dalla gara e non interviene sulla sua partecipazione: separa però il diritto a vincere da quello, tradizionalmente collegato alla vittoria, di ospitare l’edizione successiva. È una distinzione sorta alla luce delle vicende degli ultimi anni. Israele ha chiuso al secondo posto sia l’edizione 2025, a Basilea, con Yuval Raphael, sia quella del 2026, a Vienna, con Noam Bettan. Nel 2025 il Paese aveva ottenuto il primo posto nel televoto, circostanza che aveva contribuito alla revisione delle regole: per l’edizione successiva l’Uer ha ridotto da venti a dieci il numero massimo di voti esprimibili da ciascun numero telefonico. Nel 2026 Israele ha raccolto 220 punti nel televoto, arrivando terzo in questa componente, mentre l’emittente pubblica Kan è stata formalmente ammonita dopo aver diffuso video nei quali Bettan invitava gli spettatori a utilizzare tutti i dieci voti disponibili per Israele. In vista del concorso del 2026, Spagna, Irlanda, Islanda, Slovenia e Paesi Bassi avevano annunciato il boicottaggio della kermesse protestando contro la partecipazione d’Israele e motivando la scelta con le operazioni militari israeliane a Gaza. 

La questione aveva prodotto una frattura anche fra le emittenti: nel 2025 Germania e Italia avevano comunicato all’Uer l’intenzione di ritirarsi nel caso in cui Israele fosse stato escluso, mentre il presidente francese Emmanuel Macron si era dichiarato contrario ai boicottaggi. Il risultato è stato un compromesso che ora viene ulteriormente codificato: Israele può continuare a concorrere, ma un’eventuale vittoria non gli garantirebbe la possibilità di organizzare il festival sul proprio territorio. Proprio questa formulazione consente all’Uer di presentare la modifica come una misura organizzativa e di sicurezza, piuttosto che come un giudizio politico su uno Stato ma il contesto rende difficile ignorarne la genesi. La controversia sulla partecipazione israeliana ha già messo alla prova la pretesa dell’Eurovision di essere una competizione musicale separata dalle crisi internazionali dopo che il caso russo-ucraino aveva mostrato quanto fosse fragile quella separazione. 

La misura varrà dal 2027, quando l’Eurovision sarà ospitato a Burgas, dopo la vittoria bulgara del 2026. Il precedente più vicino resta quello dell’Ucraina: nel 2023 il concorso si tenne a Liverpool, nel Regno Unito, benché l’edizione fosse stata vinta dall’Ucraina, proprio perché le condizioni di sicurezza non consentivano di organizzarlo nel Paese vincitore. La novità consiste nel trasformare quella soluzione eccezionale in una possibilità esplicitamente prevista dal regolamento. L’effetto più rilevante, per Israele – che ha ospitato l’Eurovision nel 1979, nel 1999 e nel 2019 – è meno spettacolare di un’esclusione ma probabilmente più duraturo. Una soluzione amministrativa a un problema che amministrativo non è mai stato.

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