Arte

Fabrizio Plessi e quell’omaggio a Meir Shalev

Fabrizio Plessi e quell’omaggio a Meir Shalev

È mancato Fabrizio Plessi (1940-2026). Quando la televisione era ancora in bianco e nero, lui intuì la potenzialità dell’immagine proiettata attraverso il tubo catodico. Lo fece proprio in una mostra a Firenze: un’unica clip, con una cascata d’acqua, veniva proiettata su due televisori, uno dritto e l’altro rovesciato. Nell’immaginario dell’osservatore, l’acqua sembrava trasformarsi in una fiamma: due opposti per antonomasia, che sarebbero diventati una cifra ricorrente del suo lavoro.
Anche, o forse proprio, quando l’immagine del tubo catodico si è “appiattita”, diventando sempre più simile a un quadro, Fabrizio ha saputo estenderla molto oltre la “cornice”.
Nel 2016, a Montelupo Fiorentino, su invito di Marco Tonelli, ha ripreso l’obsoleta televisione catodica utilizzando uno dei materiali più arcaici impiegati dall’uomo: la terracotta. Ha così replicato l’immagine di una “classica TV”, proponendo un’installazione composta da un cumulo di televisori che, solo pochi anni prima, erano stati oggetto di culto sociale. Una meravigliosa suggestione, trasferita successivamente alla Farnesina, che più di ogni altra cosa illustra la parabola di un artista.
Avevo immaginato una sua opera site-specific nel percorso archeologico di Palazzo Medici Riccardi, proprio per la sua capacità di evocare la complementarietà dei contrasti: l’acqua — nel ritrovamento del Mugnone — e il fuoco, attraverso il sofisticato sistema di riscaldamento del palazzo del potere.
Non siamo riusciti a portare a termine il suo progetto per Palazzo Medici Riccardi, convinti che Plessi, pur essendo sempre così riconoscibile, sapesse essere imprevedibile. Per questo l’ho sfidato, invitandolo a partecipare alla seconda edizione di ExLibris, una collezione di libri di scrittori israeliani tradotti in italiano, che abbiamo abbinato ad artisti italiani di prima linea, invitandoli a confrontarsi, a modo proprio, con il testo scritto.
A Plessi è toccato un libro di Meir Shalev, Fontanella, edito da Frassinelli. Ha aderito con entusiasmo e ha immerso il volume nelle acque della laguna, dove abitava, lasciandolo lì per un mese. Dopo un lungo periodo di essiccazione, ci ha restituito il volume perfettamente leggibile: soltanto la sua firma è rimasta sbiadita dall’operazione.
Quella sorprendente opera è stata presentata per la prima volta a Soncino, nell’ambito della Giornata Europea della Cultura Ebraica, lo scorso anno.

David Palterer 

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