Un nuovo dossier dell’Institute for the Study of Global Antisemitism and Policy (Isgap), denuncia la crescita di reti legate alla Fratellanza Musulmana all’interno delle istituzioni canadesi: politica, società civile, università e finanza.
Il rapporto, lungo circa 200 pagine e intitolato Assault on Democratic Values and Principles: How Islamist Entryism Weakens Civil Society and Higher Education in Canada, vede queste reti non come episodi isolati, ma come parte di una strategia transnazionale strutturata di radicamento ideologico, inserimento istituzionale, controllo della narrazione e protezione politica e legale. Tra le organizzazioni citate figura la Muslim Association of Canada, ente no profit con sede a Mississauga, per cui gli autori affermano di aver individuato numerosi legami apparenti con la Fratellanza.
Secondo il direttore esecutivo dell’Isgap, Charles Asher Small, il rapporto mappa il modo in cui reti ideologiche interconnesse acquisiscono legittimità, accesso alle istituzioni, fondi pubblici, influenza politica e protezione dal controllo. Small ha aggiunto che il fenomeno dell’«entrismo» islamista in Canada sarebbe ormai in una fase avanzata. Come ha scritto il direttore sulle colonne del Jerusalem Post: «I Fratelli Musulmani sono un’unica architettura che ha ripulito la propria rispettabilità attraverso le università, i media, le istituzioni culturali e le organizzazioni benefiche occidentali, con Londra come centro strategico».
Il documento evidenzia anche il ruolo politico di alcune organizzazioni: gruppi come Canadian Muslim Vote e Canadian Muslim Public Affairs Council avrebbero puntato su decine di collegi elettorali federali in bilico, con una campagna coordinata «Vote Palestine» che nelle elezioni del 2025 avrebbe raccolto l’adesione di 344 candidati appartenenti a quattro partiti diversi. Elementi e tasselli di un piano assai più ampio che affonda le radici in documenti strategici del secolo scorso, con programmi di lungo periodo ideati dai vertici della Fratellanza e che mirano a penetrare le società occidentali a più livelli e intensità.
Per Small, l’antisemitismo non è incidentale rispetto a questo progetto, ma ne costituisce il tessuto connettivo: «Nel Patto di Hamas del 1988, mai ritirato, l’organizzazione si dichiara “una delle ali dei Fratelli Musulmani in Palestina” e cita esplicitamente i Protocolli dei Savi di Sion. Yusuf al-Qaradawi, la più influente autorità religiosa del movimento, disse agli spettatori di Al Jazeera il 30 gennaio 2009 – un punto centrale dei suoi insegnamenti – che lo sterminio degli ebrei da parte di Hitler era una “punizione divina” e che “la prossima volta sarà per mano dei credenti”».
Alcuni osservatori accostano questa dinamica a fenomeni simili osservati in altri Paesi occidentali, talvolta descritti come «alleanza rosso-verde» tra settori della sinistra e movimenti islamisti. Sono però pochi i Paesi (Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e Austria) ad aver avviato investigazioni formali sulla Fratellanza e sui loro network.
Il rapporto arriva dopo un precedente studio Isgap, pubblicato a giugno 2025, che aveva già sollevato allarmi su presunti legami finanziari tra alcune organizzazioni caritatevoli canadesi e Hamas, chiedendo la designazione della Fratellanza Musulmana come organizzazione terroristica.
Enrico Casanova
analista