Firenze mia, che dimentichi i cristiani La Pira e Carrai

Tutti gli anni, nel mese di agosto, Firenze celebra la liberazione dal giogo nazifascista. Nel silenzio assoluto del primo mattino, la Martinella, la campana della torre di Palazzo Vecchio, batte i colpi per ricordare e annunciare la ritrovata libertà. Negli ultimi anni la sindaca è salita fino alla campana, quasi per accompagnare e benedire il suono.
Questo suono pulito, secco, ha sempre fatto tremare gli animi. Troppo grande la tragedia avvenuta, troppo grande la speranza di libertà. Nel silenzio successivo per le vie di Firenze ancora oggi si rincorrono le voci di libertà e di pace riconquistate: Calamandrei, Salvemini, i fratelli Rosselli.
Mai più, ora siamo liberi. Quel profumo di diritti di libertà inebriava tutti.
Invece, passano gli anni, e l’impensabile si è ancora una volta materializzato.
Mentre la sindaca partecipa al rito della Martinella, simbolo della gioia per la libertà ritrovata, a poche centinaia di metri, abbiamo una grande sinagoga, una scuola ebraica e uffici in versione bunker, per opporsi a coloro che ne vogliono la distruzione: magari con le persone dentro.
L’aria non è più quella di Calamandrei: mentre un un imam parla dentro la basilica cristiana di San Miniato al Monte ad un pubblico di cattolici, in altri luoghi, per il bene della pace, taluno cerca di non far nominare Marco Carrai alla presidenza della fondazione dell’ospedale pediatrico Meyer. Già, perché Carrai è console onorario dello Stato di Israele. Poco importa se il console non è una figura politica ma amministrativa. Basta avere un collegamento qualsiasi con Israele che sei finito. A Firenze. Poco importa se Carrai si è adoperato per salvare bambini a Gaza. Evidentemente questo non ha influito sulle decisioni del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e sulle sue libere scelte. Dove è lo stato di diritto, garantista dei diritti di libertà, se uno per prima cosa deve dichiarare che non ha niente a che fare con lo Stato di Israele. Par di sentire ancora i rintocchi della Martinella verso la libertà, mentre giù sotto appena fuori del palazzo del potere si sente ancora una volta parlare di ebrei, anzi, meglio, di giudei, e musica simile. Non si fischietta più al mattino, in bicicletta a primavera; la destra e la sinistra, quelle vere, dure e pure, l’antisemitismo non lo hanno mai abbandonato e oggi ben forti lo esibiscono senza timori, in un quadro internazionale mutato: quello che in questi anni appariva come un movimento carsico, sotto controllo, oggi è uscito allo scoperto e sta viaggiando come uno tsunami, segno che il magma sta estendendosi senza più freni in ogni direzione. L’ antisemitismo c’è, senza se e senza ma, ed è un sentimento potente.
A fronte di questo le massime autorità cittadine sembrano inermi, o per impossibilità di rendersi efficacemente utili, o per la difficoltà stessa del compito affidato.
E non dobbiamo mai dimenticare che i soggetti politici sono sempre legati alla loro carriera e ai voti. Ogni movimento sbagliato può far perdere consensi nel bacino del proprio elettorato.
Ed è qui che si inseriscono una serie di considerazioni sullo stato della città.
Manifestazioni continue, cortei, ribaltamenti della storia, silenzi volontari o meno su circostanze di fatto, partecipazione della politica ai movimenti spontanei, ambiguità di posizioni, spesso omissioni, ignoranza della storia stessa. Slogan urlati o manifesti invitano allo scontro. Ma tant’è: il superamento dei confini, dei limiti, è ormai sport nazionale: sindaci che dettano la politica estera, che incidono sulla medesima, alti notabili che si schierano, senza troppe velature dalla parte “giusta”, e così via.
La mia Firenze, autoproclamatasi città della pace, con incontri, convegni, ritiri spirituali nei boschi del Casentino, ha perso ogni insegnamento del suo grande sindaco Giorgio La Pira, mio professore, che da perfetto cattolico era un maestro di diritto, con un concetto laico dello Stato, a fronte della situazione odierna, in cui tutti si ritengono portatori di verità assolute.
La Pira ha reso dignità, considerazione, stima al popolo ebraico, ha cercato di aiutarlo con ogni mezzo. Lui era un vero francescano della politica. Altri tempi.
Chi avrebbe mai immaginato fino a poco tempo fa che così tanto in fretta sarebbe stato dimenticato il 7 ottobre, inizio della tragedia, con migliaia di trucidati con ogni tipo di violenza disumana. Chi avrebbe potuto immaginare che tagliare la testa ad un uomo e metterla in frigorifero da parte dei terroristi palestinesi, e chissà con quali fini poi, sarebbe stato un fatto secondario e non la più violenta condotta di un appartenente al genere umano. Nessuno più ne parla, strage dimenticata. E qui il Carrai, cristiano, ha voluto assumere su di sé, con grande dignità, le stesse sofferenze del popolo ebraico: ha condiviso stili di vita, ha sofferto lui, la sua famiglia, ha combattuto le stesse battaglie di civiltà di chi non ha piegato la schiena e tutto ciò malgrado insulti, minacce, paure, anche per ciò che si ha di più caro, i figli. Un grande.
È vero: la libertà va sempre conquistata e il suono della Martinella lo ricorda a tutti. Le prepotenze, i soprusi sono l’opposto della libertà. Ma, se Dio vuole, c’è ancora nella mia Firenze qualcuno che con il suo esempio indica la strada della dignità dell’uomo, mentre altri, molti altri, come avvenuto in un non lontano passato, giravano, e girano, ancora una volta, la testa dall’altra parte.

Renzo Ventura

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