L’accusa rivolta a Israele di aver commesso un genocidio a Gaza è una “accusa del sangue” dall’eco sinistra e con una «amara ironia» che la rende a suo modo paradossale, visto che lo Stato ebraico, sin dalla sua fondazione nel 1948, è «l’unico Paese al mondo a dover affrontare una guerra prolungata» di tentato annientamento da parte altrui. Lo sostengono gli oltre 6mila firmatari che hanno finora sottoscritto una lettera aperta per confutare questa tesi, che a loro dire sta avvelenando i pozzi di molte società occidentali e alimentando l’antisemitismo. Tra loro numerosi studiosi di fama come il rabbino e filosofo Yitz Greenberg, gli storici Benny Morris, Simon Sebag Montefiore e Dina Porat, quest’ultima già capo storica dello Yad Vashem, il Memoriale della Shoah di Gerusalemme, l’ex inviata speciale degli Stati Uniti per il monitoraggio e la lotta all’antisemitismo Deborah Lipstadt. A livello politico ha tra gli altri aderito l’ex premier britannico Boris Johnson. «All’interno del mondo ebraico è in corso un acceso dibattito su alcuni aspetti della conduzione di questa guerra, e ciò è segno di salute morale. Lo stesso vale per il dolore che proviamo per ogni vita innocente perduta. Tuttavia, dobbiamo unirci nel respingere la menzogna del genocidio», si legge nel documento, promosso dall’organizzazione Creative Community for Peace. Nella lettera vengono menzionate le «condizioni di combattimento senza precedenti» nella Striscia, tra cui l’uso da parte di Hamas di «centinaia di chilometri di tunnel e la sovrapposizione tra combattenti e “giornalisti” o “operatori per i diritti umani”». Per Lipstadt, nota a livello internazionale per il suo impegno contro il negazionismo della Shoah, «coloro che accusano Israele di genocidio – un crimine ben preciso, dotato di una definizione giuridica specifica – stanno mettendo in pratica il principio attribuito al propagandista nazista Josef Goebbels: “Se dici una bugia e continui a ripeterla a sufficienza, alla fine la gente finirà per crederci”». Per Lipstadt, l’accusa di genocidio era diffusa «ancor prima che Israele mettesse piede a Gaza».
(Nell’immagine: Deborah Lipstadt)