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7 marzo 2014 - 5 Adar II 5774
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav

Pierpaolo Pinhas Punturello, rabbino
"Andando verso San Nicandro per partecipare a uno Shabbaton organizzato dal Dec e dal nucleo locale di ebrei e persone in cammino di ghiur penso al percorso inverso, quello da San Nicandro a Roma. Un percorso che nel 1938 vide alcune famiglie di sannicandresi recarsi a Roma per chiedere il ghiur, presso il bet din, dichiarandosi ebrei in un momento storico in cui essere ebrei significava esclusione, leggi razziste e più tardi arresti e morte. La testardaggine identitaria a volte ci rende folli, incomprensibili alla maggioranza, raramente razionali. Andando verso San Nicandro mi rendo conto che nulla si può rispondere alla domanda: "Perché ha scelto di diventare ebreo?" Non si risponde nulla ed il senso di una risposta, almeno per San Nicandro è racchiuso nelle cento persone che parteciperanno allo Shabbaton e nel sefer Torah che domenica farà il suo ingresso sulle colline del Gargano".
 
Gadi
Luzzatto
Voghera,
storico
Mi capita di presentare un bel libro sulla Shoah in Lituania (Igor Argamante, Gerico 1941, Bollati Boringhieri 2010). Sono a Vilnius, alla fiera del libro, e il pubblico attento segue il mio ragionamento sulla “storia della memoria” con interesse ma senza passione. A poco a poco mi accorgo di parlare di una memoria che non dice molto a chi mi ascolta, e anzi in certi casi è conflittuale con la memoria locale. Vilnius è ora una bella città abitata da una popolazione lituana: seconde e terze generazioni di contadini inurbati forzatamente dai sovietici dopo che la città era stata desertificata. Gli ebrei (100 mila, metà della popolazione) massacrati nella foresta di Panerai, i polacchi e i tedeschi deportati in Polonia e in Germania. La città di Wilno o Vilna (a seconda della lingua parlata) non c’è più, e rievocarne la memoria può apparire poco più che un esercizio di stile per gli attuali abitanti, che peraltro si dimostrano sinceramente interessati. L’Europa orientale è piena di queste storie, di questo accavallarsi di memoria e massacro. E oltre alle dinamiche economiche e politiche che finalmente hanno mosso i governanti europei a occuparsi in maniera più stringente della vicenda Ucraina, a me sembra urgente attivare un ragionamento culturale profondo su quel che è “Europa” e su quale tipo di memoria questa Europa vuole fondarsi. Auschwitz, il luogo della religione civile scelto solo pochi anni fa come altare della memoria collettiva europea, diventa in questa prospettiva un luogo problematico.
 
 
Un ciclo di incontri sull'etica medica
Un ciclo di incontri sull’etica medica patrocinato dal Dipartimento Educazione e Cultura UCEI, avrà luogo nei locali del Tempio dei Giovani sull’Isola Tiberina con cadenza settimanale. Appuntamento ogni lunedì alle 20. Tra i rabbanim coinvolti Roberto Colombo, Roberto Della Rocca, Riccardo Di Segni, Cesare Efrati, Gianfranco Di Segni, Benedetto Carucci, Ariel Di Porto, Amedeo Spagnoletto, Gavriel Levi, Umberto Piperno.
 
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Il Rav replica a Scalfari
“Il rabbino e il non credente”. Sotto questa dicitura Repubblica offre un lungo intervento del rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni, che commenta il dialogo sviluppato sulle colonne dello stesso quotidiano dal suo fondatore Eugenio Scalfari e Jorge Bergoglio, in particolare rispetto al rapporto fra cristianesimo ed ebraismo.
Su quest’ultimo infatti il giornalista si era più volte prodotto in giudizi che denotavano scarsa conoscenza e banalizzazioni, connotando “il D. mosaico” in accezione negativa in contrapposizione al D. cristiano dell’amore e della misericordia.
“Nessun teologo serio dei nostri giorni, a cominciare dai due papi di oggi, prenderebbe sul serio questa antica opposizione, che fu una delle bandiere dell’antigiudaismo cristiano per secoli – scrive il rav – Il Dio della Bibbia ebraica (per non parlare di quello della tradizione rabbinica) è giustizia e amore, come possono attestare numerose fonti che non c’è spazio qui per citare. È il Dio misericordioso (Es. 34: 6) che perdona chi non ha obbedito alla sua legge. Nulla avrebbe senso nell’ebraismo senza il perdono. E l’esortazione ‘ama il tuo prossimo come te stesso’ è anche evangelica ma viene dalla legge mosaica, Levitico 19: 18”. E mentre spiega la complessità del rapporto tra giustizia e misericordia di fronte al peccato, che non si presta a banalizzazioni (“per esempio un conto è dire che c’è accoglienza per i divorziati, un altro riconoscere il divorzio”), il rabbino sottolinea pure “Che poi Gesù di Nazareth sia solo amore e non giustizia, in una melensa rappresentazione di comodo buonismo imperante, è tutto da dimostrare”.
Non appare convincente la risposta di Scalfari che non affronta direttamente i vari punti. Scrive il giornalista: “Credono anche che sia giusto, misericordioso, severo con i malvagi, amoroso con i buoni. Chi non rispetta le leggi divine e le regole provenienti dalle ‘scritture’ commette peccato, ma se e quando si pente sarà perdonato. Questa è l’essenza dei tre monoteismi”. Tuttavia prosegue: “Papa Bergoglio ha addirittura detto nel nostro dialogo sopra richiamato che ‘Dio non è cattolico perché è universale’. Questa presa di coscienza è certamente encomiabile ma la religione ebraica non contempla il Dio trinitario e tantomeno quella islamica”, specificando inoltre che “da non credente tutto ciò non mi riguarda, ma mi riguardano invece i valori che le religioni contengono, mi riguarda la funzione sociale delle religioni, la loro influenza sui comportamenti e sui sentimenti delle persone. Perciò vedo in modo molto positivo l’azione innovatrice di papa Francesco e il riavvicinamento tra le religioni quando rinunciano all’immagine di un Dio che sia bandiera di superiorità, di fondamentalismo e perfino di guerra come in passato è spesso avvenuto e come tuttora avviene nei fanatici che praticano il terrorismo in nome di un Dio crudele. I terroristi lo hanno trasformato in un demonio che porta stragi e rovine”. Sorge una domanda, a chi fa riferimento?
Sul Corriere un editoriale sulla disputa a proposito della macellazione rituale, dopo che il presidente dei veterinari del Regno Unito ha suggerito che il paese segua l’esempio della Danimarca che l’ha di recente messa al bando.
Politica. Dovrebbe arrivare nei prossimi giorni la nomina di un “superconsigliere” economico per Palazzo Chigi. In primo piano rimarrebbe il nome del deputato PD italo-israeliano Yoram Gutgeld (Secolo XIX).
Moni Ovadia intervistato dall’Unità difende la sua scelta di candidarsi alle elezioni europee per la lista Tsipras annunciando che poi rinuncerà al seggio. “Lo dico prima, in trasparenza. Voglio farti capire, elettore, quanto ci tengo”.
“Amarcord – Vent’anni dopo è ancora Fiuggi il crocevia della destra italiana”: così il Tempo presenta il libro “Trilogia della Celtica” di Nicola Rao (Sperling & Kupfer) ripercorrendo le tappe della destra italiana, inclusa la smentita di Gianfranco Fini della sua definizione di fascismo come “male assoluto”.
Esteri. In una breve il Messaggero riporta un’indiscrezione secondo cui il viaggio di Bergoglio in Israele sarebbe stato cancellato per lo sciopero al ministero degli Esteri dello Stato ebraico. Sul Venerdì di Repubblica un lungo approfondimento sull’Ungheria di Viktor Orban che fa “prove di rimozione della Shoah”.
Valori. A Milano celebrata la Giornata europea dei Giusti, con grande partecipazione della città: tra i presenti anche l’allenatore del Milan Clarence Seedorf (Corriere). L’Unesco ha premiato la Juventus per i suoi progetti per la lotta al razzismo attraverso lo sport (Repubblica).
 
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  davar
qui venezia
Rav Bahbout nuovo rabbino capo
Cambio ai vertici dell’Ufficio rabbinico di Venezia. In una comunicazione giunta ieri agli iscritti il presidente della Comunità ebraica Paolo Gnignati ha infatti comunicato la nomina di rav Scialom Bahbout a nuovo rabbino capo. Il rav assumerà la carica da giugno in sostituzione di rav Ghili Benyamin il cui mandato scadrà alla metà di maggio.
Il rav si è detto pronto ad accettare questa nuova sfida con la convinzione che si debba rafforzare il rapporto con chi è vicino e allo stesso tempo avvicinare coloro che sono lontani. “Conosco la Comunità ebraica di Venezia da più di 50 anni e può sembrare strano che il maestro arrivi dopo l’allievo visto che due precedenti rabbini di Venezia, rav Raffaele Grassini z.l. e rav Roberto della Rocca sono stati anche miei allievi. Non sono mai stato un vero e proprio rabbino in cattedra, sono stato rabbino ai campeggi del Dac e ho insegnato fisica per 35 anni. L’esperienza di Napoli e i tre anni di permanenza a Bologna rappresentano un po’ il mio debito nei confronti del collegio rabbinico, che tra i suoi compiti ha il ruolo di formare rabbini anche per le Comunità meno numerose. Venezia, nonostante il numero degli iscritti, non si può considerare però una piccola Comunità. È una città di riferimento per il mondo ebraico europeo che accoglie ogni giorno migliaia di turisti da tutto il mondo. Da questo punto di vista credo che i miei rapporti internazionali mi permetteranno non solo di fare un lavoro nel quotidiano, ma anche di consolidare i contatti al di fuori dall’Italia". Rav Bahbout lascia la cattedra rabbinica della Comunità ebraica di Napoli e del Sud Italia.

Michael Calimani

Israele – dopo il caos diplomazia in sciopero
Bergoglio, visita confermata
A fine maggio Papa Bergoglio andrà in Israele. Almeno stando alle parole del vicedirettore della Sala Stampa della Santa Sede, Ciro Benedettini che ha confermato la visita prevista dal 24 al 26 maggio. Sconfessate dunque le notizie che volevano il viaggio in Medio Oriente di Bergoglio (nell’immagine con il presidente di Israele Shimon Peres) cancellato a causa dello sciopero indetto dai dipendenti del ministero degli Esteri israeliano. Il primo a scrivere del presunto annullamento della visita era stato ieri il sito Times of Israel, ripreso dalle agenzie di tutto il mondo. Questa mattina, però, acqua sul fuoco l’aveva già gettata il direttore della sala stampa vaticana Federico Lombardi. “Non c’è nessuna comunicazione da parte della Santa Sede di annulli del viaggio previsto dal Santo Padre in Israele – aveva dichiarato Lombardi all’agenzia Adnkronos – Per ora il viaggio rimane quello che è stato comunicato”. Dopo poche ore sono poi arrivate le dichiarazioni di Benedettini che sembrano sgombrare il tavolo da ogni dubbio: il papa andrà in Israele.
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‘Legge mosaica’ e cantonate giornalistiche
Il Rav replica a Eugenio Scalfari
Repubblica vuole l’ultima parola

Un intervento del rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni appare sul quotidiano La Repubblica di oggi e prende le mosse dai recenti articoli del giornalista Eugenio Scalfari apparsi nelle scorse settimane contenenti inesattezze, banalizzazioni e stereotipi riguardo all'ebraismo.
Lo stesso Rav aveva già replicato a Scalfari con parole molto chiare sul giornale dell'ebraismo italiano Pagine Ebraiche: “Vecchio e banale antigiudaismo marcionista in salsa pseudolaica” scriveva il 30 dicembre, mentre il 9 gennaio confutava punto per punto “errori e distorsioni che non possono essere lasciati senza risposta”.
Poteva essere una buona occasione per rompere la monotonia di mesi di parole unilaterali con l’innovativa proposta di un dialogo a due voci. Ma Repubblica non ha saputo resistere alla tentazione della risposta contestuale, ingabbiando così l’intervento del rabbino capo della Capitale con una nuova e immediata predica del giornalista. “La risposta contestuale - ha commentato il direttore di questa redazione Guido Vitale - a meno che non sia concordata fra le parti è un atto aggressivo nei confronti dei propri ospiti”.
Scalfari, fra l’altro, non sfrutta la sua opportunità di leggere in anteprima ciò che scrive il rabbino per formulare una risposta che, effettivamente, risponda.
Sui chiarimenti del Rav che contesta giudizi e citazioni, il giornalista glissa. Ma non manca invece di esprimere nuove accuse.
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qui nonantola - giornata europea dei giusti
Villa Emma, le storie dei salvati
Sono confluiti a Nonantola per il convegno internazionale “Un luogo a questa storia” i molti collaboratori e amici della Fondazione Villa Emma, nata nel 2004 per studiare e raccontare la vicenda di solidarietà che ha portato la comunità locale ad accogliere e dare soccorso a 73 giovani ebrei provenienti da Germania, Austria e Jugoslavia. Le storie degli ebrei italiani dopo l’8 settembre 1943 sono state protagoniste di una delle prime sessioni del convegno, nella ricerca di Liliana Picciotto, storica del Centro di Documentazione contemporanea di Milano e consigliera dell?Unione delle Comunità Ebraiche italiane.
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QUI ROMA
Buone azioni nel Ruach Tovà
Si chiama Ruach Tovà ed è la giornata delle buone azioni nata in Israele nel 2007 su iniziativa di Shari Arishon. Un fenomeno sempre più globale che è diventato di casa in molti paesi, compresa l'Italia. Per rinnovare lo spirito di questo appuntamento l'ambasciata d'Israele a Roma svolgerà domenica (dalle 10 alle 13) un'attività di volontariato presso il reparto di pediatria del Policlinico Gemelli. Dipendenti e funzionari, con a capo l'ambasciatore Naor Gilon, si intratterranno in compagnia dei bambini ricoverati con giochi, attività, cibo e momenti di lettura.
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qui roma - dialogo
A confronto sull'idea di purezza
“Non è possibile capire le fonti evangeliche senza andare dentro alla complessità delle fonti rabbiniche”. Con questa premessa rav Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma, ha aperto la lezione tenuta ieri alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. Concetto ribadito in apertura dal direttore del Centro "Cardinal Bea" per gli studi giudaici Philipp Renczes per un appuntamento molto partecipato, legato al ciclo di conferenze Un Libro - L'Una e l'Altra Tradizione. Tema della lezione di rav Di Segni, la questione della purezza rituale. Un argomento complesso su cui il rav si è soffermato incrociando fonti cristiane e rabbiniche, il tutto partendo dalla questione del lavaggio rituale delle mani. Da qui sembrerebbe infatti aprirsi la contrapposizione di Gesù di Nazareth all'ebraismo.
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pilpul
Orazio e lo Shabbat
La satira I,9 di Orazio, nota come la satira del seccatore, è tra le più frequenti nei libri di latino perché considerata facile e divertente. È interessante anche perché mostra (pur con una battuta che oggi sarebbe considerata assai poco politically correct) come gli ebrei nella Roma di Augusto fossero una comunità ben conosciuta, di cui si potevano citare sinteticamente usi e credenze dando per scontato che il lettore sapesse di cosa si trattava. Quest’anno mentre ne parlavo con gli allievi mi sono resa conto che il testo offre anche lo spunto per una riflessione sullo Shabbat.

Anna Segre, insegnante
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Time out - Pentimenti
Nella parasha di questa settimana viene spiegato cosa debba fare un principe quando commette un peccato e vuole espiare la propria colpa. Il verso inizia con la parola asher che è traducibile in italiano con il termine “quando”. Rashi spiega che non dovremmo leggere asher, ma ashrei, che in ebraico significa beato o fortunato. Come a dire che è fortunata la generazione dove i leader ammettono i propri errori, dove, nonostante il prestigio che deriva dal proprio ruolo, chi comanda non ha paura di pentirsi pubblicamente.

Daniel Funaro

Eccesso di conoscenza
Il filosofo arabo-spagnolo Averroes (o Ibn Rushd, 1126- 1198), scriveva nel Kitab fasl al-maqal, che “... se si volesse moltiplicare il numero dei sapienti, si finirebbe in realtà per moltiplicare il numero degli ignoranti!". Averroes era giunto a questa conclusione, trattando la disputa (ripresa anche nella scolastica cristiana e nel pensiero ebraico medievale) sull'accordo tra filosofia come razionalità, e fede come rivelazione, affermando che nelle Scritture sia opportuno distinguere un significato esoterico e nascosto per i pochi sapienti, e uno apparente e manifesto per la moltitudine, e propagandare il primo condurrebbe soltanto al fraintendimento e alla miscredenza. Anche oltre il contesto originario, la frase di Averroes, si rivela sintomatica, se non profetica.

Francesco Moises Bassano, studente
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Filosofia della libertà
Secondo Jeanne Hersch - ebrea ginevrina chiamata nel 1966 a dirigere la divisione di Filosofia dell’Unesco - fondamento dei diritti umani non è semplicemente la libertà, ma la capacità di libertà. Qual è la differenza? La prima è un dato, la seconda è un processo. La prima viene stipulata dai trattati internazionali, la seconda dipende dall'impegno reale e costante delle istituzioni e delle famiglie: "dalle iscrizioni incise sulla pietra a proverbi e canzoni, fino a trattati filosofici e giuridici (...) c’è un’esigenza fondamentale che si percepisce ovunque (...) un comportamento che salvaguardi le sue occasioni di fare di se stesso l’essere che è in grado di divenire" (Jeanne Hersch, "I Diritti Umani da un punto di vista filosofico").

Ilana Bahbout

Scritture universali
Qualche giorno fa ho ricevuto questo sms: "nn vng, cmq grz".
C'è qualcosa di universale nella scrittura ebraica..
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Laura Salmon, slavista




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