
Pierpaolo Pinhas Punturello, rabbino
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"Andando verso San Nicandro per partecipare
a uno Shabbaton organizzato dal Dec e dal nucleo locale di ebrei e
persone in cammino di ghiur penso al percorso inverso, quello da San
Nicandro a Roma. Un percorso che nel 1938 vide alcune famiglie di
sannicandresi recarsi a Roma per chiedere il ghiur, presso il bet din,
dichiarandosi ebrei in un momento storico in cui essere ebrei
significava esclusione, leggi razziste e più tardi arresti e morte. La
testardaggine identitaria a volte ci rende folli, incomprensibili alla
maggioranza, raramente razionali. Andando verso San Nicandro mi rendo
conto che nulla si può rispondere alla domanda: "Perché ha scelto di
diventare ebreo?" Non si risponde nulla ed il senso di una risposta,
almeno per San Nicandro è racchiuso nelle cento persone che
parteciperanno allo Shabbaton e nel sefer Torah che domenica farà il
suo ingresso sulle colline del Gargano".
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Gadi
Luzzatto
Voghera,
storico
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Mi capita di presentare un bel libro sulla
Shoah in Lituania (Igor Argamante, Gerico 1941, Bollati Boringhieri
2010). Sono a Vilnius, alla fiera del libro, e il pubblico attento
segue il mio ragionamento sulla “storia della memoria” con interesse ma
senza passione. A poco a poco mi accorgo di parlare di una memoria che
non dice molto a chi mi ascolta, e anzi in certi casi è conflittuale
con la memoria locale. Vilnius è ora una bella città abitata da una
popolazione lituana: seconde e terze generazioni di contadini inurbati
forzatamente dai sovietici dopo che la città era stata desertificata.
Gli ebrei (100 mila, metà della popolazione) massacrati nella foresta
di Panerai, i polacchi e i tedeschi deportati in Polonia e in Germania.
La città di Wilno o Vilna (a seconda della lingua parlata) non c’è più,
e rievocarne la memoria può apparire poco più che un esercizio di stile
per gli attuali abitanti, che peraltro si dimostrano sinceramente
interessati. L’Europa orientale è piena di queste storie, di questo
accavallarsi di memoria e massacro. E oltre alle dinamiche economiche e
politiche che finalmente hanno mosso i governanti europei a occuparsi
in maniera più stringente della vicenda Ucraina, a me sembra urgente
attivare un ragionamento culturale profondo su quel che è “Europa” e su
quale tipo di memoria questa Europa vuole fondarsi. Auschwitz, il luogo
della religione civile scelto solo pochi anni fa come altare della
memoria collettiva europea, diventa in questa prospettiva un luogo
problematico.
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Un ciclo di incontri sull'etica medica |
Un ciclo di incontri sull’etica medica
patrocinato dal Dipartimento Educazione e Cultura UCEI, avrà luogo nei
locali del Tempio dei Giovani sull’Isola Tiberina con cadenza
settimanale. Appuntamento ogni lunedì alle 20. Tra i rabbanim coinvolti
Roberto Colombo, Roberto Della Rocca, Riccardo Di Segni, Cesare Efrati,
Gianfranco Di Segni, Benedetto Carucci, Ariel Di Porto, Amedeo
Spagnoletto, Gavriel Levi, Umberto Piperno.
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Il Rav replica a Scalfari |
“Il rabbino e il non credente”. Sotto questa
dicitura Repubblica offre un lungo intervento del rabbino capo di Roma
Riccardo Di Segni, che commenta il dialogo sviluppato sulle colonne
dello stesso quotidiano dal suo fondatore Eugenio Scalfari e Jorge
Bergoglio, in particolare rispetto al rapporto fra cristianesimo ed
ebraismo.
Su quest’ultimo infatti il giornalista si era più volte prodotto in
giudizi che denotavano scarsa conoscenza e banalizzazioni, connotando
“il D. mosaico” in accezione negativa in contrapposizione al D.
cristiano dell’amore e della misericordia.
“Nessun teologo serio dei nostri giorni, a cominciare dai due papi di
oggi, prenderebbe sul serio questa antica opposizione, che fu una delle
bandiere dell’antigiudaismo cristiano per secoli – scrive il rav – Il
Dio della Bibbia ebraica (per non parlare di quello della tradizione
rabbinica) è giustizia e amore, come possono attestare numerose fonti
che non c’è spazio qui per citare. È il Dio misericordioso (Es. 34: 6)
che perdona chi non ha obbedito alla sua legge. Nulla avrebbe senso
nell’ebraismo senza il perdono. E l’esortazione ‘ama il tuo prossimo
come te stesso’ è anche evangelica ma viene dalla legge mosaica,
Levitico 19: 18”. E mentre spiega la complessità del rapporto tra
giustizia e misericordia di fronte al peccato, che non si presta a
banalizzazioni (“per esempio un conto è dire che c’è accoglienza per i
divorziati, un altro riconoscere il divorzio”), il rabbino sottolinea
pure “Che poi Gesù di Nazareth sia solo amore e non giustizia, in una
melensa rappresentazione di comodo buonismo imperante, è tutto da
dimostrare”.
Non appare convincente la risposta di Scalfari che non affronta
direttamente i vari punti. Scrive il giornalista: “Credono anche che
sia giusto, misericordioso, severo con i malvagi, amoroso con i buoni.
Chi non rispetta le leggi divine e le regole provenienti dalle
‘scritture’ commette peccato, ma se e quando si pente sarà perdonato.
Questa è l’essenza dei tre monoteismi”. Tuttavia prosegue: “Papa
Bergoglio ha addirittura detto nel nostro dialogo sopra richiamato che
‘Dio non è cattolico perché è universale’. Questa presa di coscienza è
certamente encomiabile ma la religione ebraica non contempla il Dio
trinitario e tantomeno quella islamica”, specificando inoltre che “da
non credente tutto ciò non mi riguarda, ma mi riguardano invece i
valori che le religioni contengono, mi riguarda la funzione sociale
delle religioni, la loro influenza sui comportamenti e sui sentimenti
delle persone. Perciò vedo in modo molto positivo l’azione innovatrice
di papa Francesco e il riavvicinamento tra le religioni quando
rinunciano all’immagine di un Dio che sia bandiera di superiorità, di
fondamentalismo e perfino di guerra come in passato è spesso avvenuto e
come tuttora avviene nei fanatici che praticano il terrorismo in nome
di un Dio crudele. I terroristi lo hanno trasformato in un demonio che
porta stragi e rovine”. Sorge una domanda, a chi fa riferimento?
Sul Corriere un editoriale sulla disputa a proposito della macellazione
rituale, dopo che il presidente dei veterinari del Regno Unito ha
suggerito che il paese segua l’esempio della Danimarca che l’ha di
recente messa al bando.
Politica. Dovrebbe arrivare nei prossimi giorni la nomina di un
“superconsigliere” economico per Palazzo Chigi. In primo piano
rimarrebbe il nome del deputato PD italo-israeliano Yoram Gutgeld
(Secolo XIX).
Moni Ovadia intervistato dall’Unità difende la sua scelta di candidarsi
alle elezioni europee per la lista Tsipras annunciando che poi
rinuncerà al seggio. “Lo dico prima, in trasparenza. Voglio farti
capire, elettore, quanto ci tengo”.
“Amarcord – Vent’anni dopo è ancora Fiuggi il crocevia della destra
italiana”: così il Tempo presenta il libro “Trilogia della Celtica” di
Nicola Rao (Sperling & Kupfer) ripercorrendo le tappe della destra
italiana, inclusa la smentita di Gianfranco Fini della sua definizione
di fascismo come “male assoluto”.
Esteri. In una breve il Messaggero riporta un’indiscrezione secondo cui
il viaggio di Bergoglio in Israele sarebbe stato cancellato per lo
sciopero al ministero degli Esteri dello Stato ebraico. Sul Venerdì di
Repubblica un lungo approfondimento sull’Ungheria di Viktor Orban che
fa “prove di rimozione della Shoah”.
Valori. A Milano celebrata la Giornata europea dei Giusti, con grande
partecipazione della città: tra i presenti anche l’allenatore del Milan
Clarence Seedorf (Corriere). L’Unesco ha premiato la Juventus per i
suoi progetti per la lotta al razzismo attraverso lo sport (Repubblica).
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qui
venezia
Rav
Bahbout nuovo rabbino capo
Cambio
ai vertici dell’Ufficio rabbinico di Venezia. In una comunicazione
giunta ieri agli iscritti il presidente della Comunità ebraica Paolo
Gnignati ha infatti comunicato la nomina di rav Scialom Bahbout a nuovo
rabbino capo. Il rav assumerà la carica da giugno in sostituzione di
rav Ghili Benyamin il cui mandato scadrà alla metà di maggio.
Il rav si è detto pronto ad accettare questa nuova sfida con la
convinzione che si debba rafforzare il rapporto con chi è vicino e allo
stesso tempo avvicinare coloro che sono lontani. “Conosco la Comunità
ebraica di Venezia da più di 50 anni e può sembrare strano che il
maestro arrivi dopo l’allievo visto che due precedenti rabbini di
Venezia, rav Raffaele Grassini z.l. e rav Roberto della Rocca sono
stati anche miei allievi. Non sono mai stato un vero e proprio rabbino
in cattedra, sono stato rabbino ai campeggi del Dac e ho insegnato
fisica per 35 anni. L’esperienza di Napoli e i tre anni di permanenza a
Bologna rappresentano un po’ il mio debito nei confronti del collegio
rabbinico, che tra i suoi compiti ha il ruolo di formare rabbini anche
per le Comunità meno numerose. Venezia, nonostante il numero degli
iscritti, non si può considerare però una piccola Comunità. È una città
di riferimento per il mondo ebraico europeo che accoglie ogni giorno
migliaia di turisti da tutto il mondo. Da questo punto di vista credo
che i miei rapporti internazionali mi permetteranno non solo di fare un
lavoro nel quotidiano, ma anche di consolidare i contatti al di fuori
dall’Italia". Rav Bahbout lascia la cattedra rabbinica della Comunità
ebraica di Napoli e del Sud Italia.
Michael Calimani
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Orazio
e lo Shabbat |
La
satira I,9 di Orazio, nota come la satira del seccatore, è tra le più
frequenti nei libri di latino perché considerata facile e divertente. È
interessante anche perché mostra (pur con una battuta che oggi sarebbe
considerata assai poco politically correct) come gli ebrei nella Roma
di Augusto fossero una comunità ben conosciuta, di cui si potevano
citare sinteticamente usi e credenze dando per scontato che il lettore
sapesse di cosa si trattava. Quest’anno mentre ne parlavo con gli
allievi mi sono resa conto che il testo offre anche lo spunto per una
riflessione sullo Shabbat.
Anna Segre, insegnante
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Time
out - Pentimenti |
Nella
parasha di questa settimana viene spiegato cosa debba fare un principe
quando commette un peccato e vuole espiare la propria colpa. Il verso
inizia con la parola asher che è traducibile in italiano con il termine
“quando”. Rashi spiega che non dovremmo leggere asher, ma ashrei, che
in ebraico significa beato o fortunato. Come a dire che è fortunata la
generazione dove i leader ammettono i propri errori, dove, nonostante
il prestigio che deriva dal proprio ruolo, chi comanda non ha paura di
pentirsi pubblicamente.
Daniel Funaro
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Eccesso
di conoscenza |
Il
filosofo arabo-spagnolo Averroes (o Ibn Rushd, 1126- 1198), scriveva
nel Kitab fasl al-maqal, che “... se si volesse moltiplicare il numero
dei sapienti, si finirebbe in realtà per moltiplicare il numero degli
ignoranti!". Averroes era giunto a questa conclusione, trattando la
disputa (ripresa anche nella scolastica cristiana e nel pensiero
ebraico medievale) sull'accordo tra filosofia come razionalità, e fede
come rivelazione, affermando che nelle Scritture sia opportuno
distinguere un significato esoterico e nascosto per i pochi sapienti, e
uno apparente e manifesto per la moltitudine, e propagandare il primo
condurrebbe soltanto al fraintendimento e alla miscredenza. Anche oltre
il contesto originario, la frase di Averroes, si rivela sintomatica, se
non profetica.
Francesco Moises Bassano, studente
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Filosofia
della libertà |
Secondo
Jeanne Hersch - ebrea ginevrina chiamata nel 1966 a dirigere la
divisione di Filosofia dell’Unesco - fondamento dei diritti umani non è
semplicemente la libertà, ma la capacità di libertà. Qual è la
differenza? La prima è un dato, la seconda è un processo. La prima
viene stipulata dai trattati internazionali, la seconda dipende
dall'impegno reale e costante delle istituzioni e delle famiglie:
"dalle iscrizioni incise sulla pietra a proverbi e canzoni, fino a
trattati filosofici e giuridici (...) c’è un’esigenza fondamentale che
si percepisce ovunque (...) un comportamento che salvaguardi le sue
occasioni di fare di se stesso l’essere che è in grado di divenire"
(Jeanne Hersch, "I Diritti Umani da un punto di vista filosofico").
Ilana Bahbout
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Scritture
universali |
Qualche
giorno fa ho ricevuto questo sms: "nn vng, cmq grz".
C'è qualcosa di universale nella scrittura ebraica...
Laura Salmon, slavista
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